(Adnkronos) – «Un imbarbarimento della vita pubblica». Massimo D’Alema, a Radiodue, ha giudicato così l’episodio della foto in aula alla Camera del biglietto che Enrico Letta ha inviato a Mario Monti. «La privacy è principio importante, fa parte dei diritti fondamentali – ha detto D’Alema -. Almeno le intercettazioni sono autorizzate dai magistrati, le fotografie no».
Altro miracolo. E’ bastata – dopo 2 anni di fotografie di qualsiasi tipo provenienti dall’aula della Camera – la pubblicazione di una foto del bigliettino mandato dal vicepresidente del Pd Enrico Letta al premier Monti per scatenare le immediate e pronte reazioni. Non solo D’Alema è intervenuto pubblicamente per lamentare improvvisamente la privacy violata e l’imbarbarimento della vita pubblica, a ruota è anche arrivata la decisione dell’ufficio di presidenza di Montecitorio. Da ora in poi quanti vorranno immortalare i lavori d’aula sono stati invitati (pare accogliendo una richiesta degli stessi fotografi) a creare una loro associazione, analoga a quella della stampa parlamentare. Insomma i fotografi per riprendere i parlamentari in aula dovranno far parte di una nuova associazione. Nasce così la figura del “fotografo parlamentare”. E dovranno anche adottare e rispettare un codice di autoregolamentazione, concordato con la Camera, per seguire regole di comportamento finalizzate alla tutela della privacy dei soggetti ripresi, garantendo la riservatezza delle comunicazioni tra parlamentari e membri del governo. Si legge nel testo che dovrà essere sottoscritto:
“Il sottoscritto si impegna a non utilizzare strumenti di ripresa fotografica o visiva, per cogliere gli atti o i comportamenti dei deputati e dei membri del governo presenti nell’aula della Camera che, non risultando essenziali per l’informazione sullo svolgimento dei lavori parlamentari, si risolvano in un trattamento di dati personali non consentito. Il sottoscritto si impegna, in ogni caso, a non diffondere e a non conservare immagini di tali atti o comportamenti eventualmente colte”.



