Garantismi

Garantismo a intermittenza

Gli ex manager di Fastweb e Telecom Italia Sparkle devono rimanere agli arresti – in carcere o domiciliari. La sentenza di ieri della Cassazione, a quasi quattro mesi dall’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare a loro carico, conferma i provvedimenti restrittivi per i 52 indagati a vario titolo nella frode fiscale e nel riciclaggio dell’inchiesta Fastweb-Telecom Italia Sparkle. Dopo 124 giorni e dopo i ricorsi al Tribunale del riesame, ieri i giudici della Cassazione hanno confermato i provvedimenti. La Cassazione emette sentenze di legittimità e non di merito, dunque non è il luogo per esaminare la congruità dei fatti e gli addebiti contestati agli indagati. Né tantomeno questa è la sede per fare i processi ai processi. Però, a margine, viene da riflettere sul dibattito a intermittenza intorno alla giustizia in Italia.

Dove sono finiti i garantisti? Possibile che per tutti e 52 gli indagati sussistano ancora il pericolo di fuga o d’inquinamento delle prove o la pericolosità sociale? Nessuno può attendere il giudizio a piede libero? Garantisti, se ci siete battete un colpo.

Questo scrive Il Sole 24 ORE, dimenticando forse di ricordare, a proposito di garantismi ad intermittenza, che alcuni degli imputati sono ancora ristretti in carcere, senza che nessuno ne parli. E qui battiamo un colpo. Non dimenticando la lettera di Antonio Zito, padre dell’ingegner Bruno Zito – inviata al Corriere della Sera e pubblicata il 25 giugno – che dal 23 febbraio scorso è detenuto nel carcere di Rebibbia a Roma, in regime di custodia cautelare. “Mio figlio in carcere da quattro mesi”:

Caro direttore,

siamo i familiari dell’ingegner Bruno Zito, coinvolto nel caso Fastweb, che dal 23 febbraio scorso è detenuto nel carcere di Rebibbia a Roma, in regime di custodia cautelare. Non entriamo nel merito della vicenda sulla quale si pronunceranno a tempo debito i magistrati giudicanti. [...] “Vorremmo sottoporre invece alla sua attenzione, e a quella dei lettori, come cittadini di questo Paese, un problema che crediamo non sia di poco rilievo. E giusto che una persona, che peraltro non ha mai avuto a che fare in precedenza con la giustizia, sia privata della libertà personale e resti così a lungo in carcere quando non ricorre nessuno dei presupposti che giustificano, a termini di legge, la sua carcerazione preventiva?”

“Vogliamo sottolineare – continua la lettera – che nemmeno i magistrati fanno riferimento, nell’ordinanza di custodia cautelare, al pericolo di fuga. Sarebbe assurdo infatti pensare che il nostro familiare, che non è fuggito nei tre anni trascorsi tra la notifica dell’avviso di garanzia e l’arresto, possa farlo oggi, abbandonando la moglie e soprattutto i figli”.

“I magistrati richiamano, invece, il rischio che Bruno Zito, da libero o agli arresti domiciliari, possa inquinare le prove o reiterare il reato (di natura fiscale, per la precisione). Ma come potrebbe farlo, non svolgendo più alcuna funzione in Fastweb in quanto immediatamente sospeso dal servizio e successivamente licenziato dalla società? E anche qui, se lo avesse voluto, non l’avrebbe fatto nei tre anni passati?”

La lettera sottolinea come “sin dal primo interrogatorio”, Zito “contro i consigli del suo avvocato e diversamente da quasi tutti gli altri imputati, ha risposto a tutte le domande poste dagli inquirenti”, per cui viene il “legittimo” sospetto che “si voglia usare la detenzione per fiaccare, in vista di chissà quali altri scopi, lo spirito e il fisico di una persona che tra l’altro, fino a pochi giorni fa, è stato tenuto in isolamento senza avere la possibilità di scambiare una sola parola con i suoi compagni di pena e senza vedere mai la luce del sole?”

Per concludere con un:

“Non vogliamo suscitare alcun sentimento di compassione nei loro confronti, ma solo esporre dei fatti sui quali crediamo sia giusto fare qualche riflessione”.

Inchiesta riciclaggio, la Cassazione: legittimi gli arresti di Scaglia e Mokbel.

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