Di che stiamo parlando?

Altri commenti “fangosi” all’intervento montiano.

[...] Monti, dopo aver sgridato con garbo Silvio Berlusconi e GiulioTremonti, tradisce il suo rammarico per il rifiuto del centrodestra di collaborare con altre forze politiche allo scopo di affrontare la crisi in atto. L’illustre bocconiano, in altre parole, avrebbe preferito – anche se non lo dice espressamente – che il premier si fosse rassegnato a cedere lo scettro ad altri, magari a lui stesso, e che tutti i partiti in nome del «patriottismo economico» avessero sostenuto un governo tecnico o di salute nazionale. Tanto più – precisa Monti – che il Cavaliere è stato comunque costretto ad accettare i diktat di un «governo tecnico sovrannazionale» con «sedi sparse tra Bruxelles, Francoforte, Berlino, Londra e NewYork».

Nel ragionamento c’è qualcosa che non fila per il verso giusto. Quand’anche Berlusconi avesse fatto un passo indietro e agevolato il varo di un esecutivo appoggiato da quella che volgarmente viene chiamata «ammucchiata», le decisioni prese dalla «struttura tecnica sovrannazionale» con «sedi sparse» tra Europa e Stati Uniti sarebbero state in ogni caso adottate dall’Italia. Obbligatoriamente. Dato che la crisi è internazionale, ogni scelta nazionale deve essere concordata con altri Paesi e omogenea alla linea comune. D’altronde, Tremonti non ha mai agito di testa sua riguardo al debito pubblico, ma si è sempre consultato con I’Ue. Lo ha fatto anche prima di presentare la manovra triennale, poi corretta sulla base dell’emergenza.

Quindi, esimio professor Monti, di che stiamo discutendo?

Mentre qui la perfetta sintonia tra l’editoriale di Monti e La Repubblica (in compagnia di Pd, Idv e Cgil). Il quotidiano di Ezio Mauro nell’editoriale di oggi scrive di un Palazzo Chigi Franco-tedesco, ma comunque ha già pronto il piano “B” di Ilvo Diamanti, perché è ormai chiaro che L’arte di arrangiarsi non ci salverà.

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