Dice Italo Bocchino rispondendo a Klaus Davi nel corso del programma KlausCondicio:
La Lega ha problemi di credibilità internazionale che sono tipici di tutti i partiti politici limitati in una parte di territorio ed identitari. Ovviamente chi è limitato territorialmente ed è culturalmente un partito identitario fa leva inevitabilmente sull’egoismo, cioè vuole di più per la zone che rappresenta e meno per le altre. Questo ovviamente non favorisce un buon giudizio in una realtà come quella europea dove si stanno facendo i conti con un processo di integrazione addirittura dei paesi dell’Est che si sono uniti a noi nell’Unione.
Davvero pochissima memoria storica, caro Italo a proposito di presunti “problemi di credibilità internazionale” e di “partiti che non favorirebbe un buon giudizio in una realtà come quella europea”. Eppure mi sembra di ricordare, che fosse proprio lui il capo gabinetto di Pinuccio Tatarella quando nel 1994*, tra la soddisfazione quirinalesca di Oscar Luigi Scalfaro, il vicepresidente del Consiglio belga, Elio Di Rupo, socialista, 43 anni, figlio di italiani immigrati, prese la parola e pronunciò la plateale scomunica annunciata contro il primo governo italiano di centrodestra, dichiarando poi che “mai avrebbe stretto la mano a Tatarella“.
Difficile dimenticare il gesto sprezzante del vicepremier del Belgio che si rifiutò di stringere la mano ad un ministro della nostra Repubblica e il trattamento riservatogli da una realtà come quella europea. Nessuno di noi lo ha dimenticato, tranne Bocchino evidentemente. Che non trova di meglio che “rimproverare” la Lega per i seri “problemi di credibilità” che avrebbe in europa. Certo che sentire proprio lui “mettere in riga” il partito alleato, che ha appena ottenuto democraticamente ampi consensi nel paese, redarguendolo sulla sua presunta impresentabilità “internazionale” fa un certo effetto, per non dire altro. Cinismo politico allo stato puro.
Qui l’intervista telefonica, tutta da ascoltare, non solo per questa perla, dell’On. Italo Bocchino (PdL).
Qui un’intervista a Bricolo, capogruppo della Lega al Senato: “Loro fanno battute noi pensiamo ai fatti” e qui il coordinatore del Pdl Sandro Bondi: Gianfranco si smarchi pure, ma senza ossessioni.
* Si era proprio lui, Italo Bocchino, la memoria non mi inganna. Ne ho avuto la conferma dopo una brevissima ricerca sull’archivio online del Corriere che nel ’94 scriveva ne I Signori vice potenti: “la seconda Repubblica porta con sè la sua nomenklatura e i suoi uomini (e donne) di complemento. Sono nella maggior parte dei casi volti sconosciuti. [...] Giuseppe Tatarella, uomo forte al governo di Alleanza nazionale, si è presentato alle Poste con il fido Italo Bocchino, un giornalista del Secolo d’Italia”.



