A quanto pare i prof tecnici (del governo) sono incappati in un piccolo errore di percorso. Hanno minaccciato le Camere di intervenire per decreto subito dopo il 31 dicembre 2011, in assenza di un risultato della commissione che se ne sarebbe dovuta interessare. Recita il comma (al solito incomprensibile per i comuni mortali) incriminato:
7. Ove alla data del 31 dicembre 2011 la Commissione governativa per il livellamento retributivo Italia – Europa prevista dall’articolo 1, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 e istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 luglio 2011 non abbia provveduto alla ricognizione e alla individuazione della media dei trattamenti economici di cui all’articolo 1 del predetto decreto-legge n. 98 del 2011, riferiti all’anno precedente ed aggiornati all’anno in corso sulla base delle previsioni dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo contenute nel Documento di economia e finanza, il Governo provvederà con apposito provvedimento d’urgenza.
Almeno secondo quanto dichiarato dalla massima autorità in materia, il Presidente della Camera in persona: “Norma scritta male, materia è di competenza delle Camere”.
«Nel decreto del governo la norma era scritta male, nel senso che non è possibile – evidenzia Fini – intervenire per decreto nell’ambito di questioni che sono di competenza esclusiva delle Camere. Ma di questo il governo è perfettamente consapevole e la norma sarà corretta».
E non se ne sono accorti neanche al Quirinale. Né il Presidente della Repubblica né il suo attentissimo staff giuridico. Nessun appunto, nessuna moral suasion informale. Niente di niente.
Ah, come mi mancano tutti quei professori e grandi editorialisti che per mesi ci hanno spiegato in lungo e largo come la forma fosse sostanza, e quanto, in una paese democratico, fossero importanti le regole e il loro rispetto. Ah, quanto sento la mancanza di chi ci spiegava come il solo pensare da parte di qualcuno di poter in qualche modo bypassare il Parlamento fosse la dimostrazione più evidente del degrado irreversibile in cui ci eravamo inabissati.
Ah, come mi mancano!

Il fatto poi che nessuno riporti (in prima) le dichiarazioni del Presidente della Camera e che presenti la cosa in questo modo sulle prima pagine di tutti i grandi giornali nazionali, sarà dovuto, per caso, alla ovvia perdita d’importanza della questione della comunicazione, su cui tanto ci siamo concentrati in questi ultimi vent’anni?
p.s.: Chiedo scusa, ma anche il Sole, che ho linkato ieri sera, nel frattempo ha cambiato il titolo. Non è più “Norma scritta male, materia è di competenza delle Camere”, ma “Parlamentari in rivolta sui tagli agli stipendi da gennaio” .
update: I presidenti delle Camere dopo le polemiche per il cavillo salva-indennità: «Presto una decisione». Fini e Schifani in una nota congiunta assicurano: «Adegueremo l’indennità agli standard europei». «Falsità sugli organi di stampa». Il Parlamento provvederà al taglio delle indennità (guarda di quanto), ma il Governo non ha potere di intervento. «Il Parlamento taglierà gli stipendi».
Errore? Ma quando mai, era solo un “cavillo” salva stipendi.



