Archivio per Tecnologia

La trasparenza tra ideali e realtà

Lectio:  Lawrence Lessig: “Il web e la trasparenza tra ideali e realtà.”

Saluto e introduzione di Gianfranco Fini. Ne discutono:

  • Franco Bernabè
  • Umberto Croppi
  • Fiorello Cortiana
  • Juan Carlos De Martin
  • Paolo Gentiloni
  • Stefano Quintarelli
  • Paolo Romani

Modera e conduce: Riccardo Luna.

L’evento è realizzato e sviluppato grazie a: Telecom Italia, Fondazione Romaeuropa, Wired, Assessorato Politiche Culturali e Comunicazione Comune di Roma. In collaborazione con: Università La Sapienza (Cattid) e Provincia di Roma. E con il supporto di: Creative Commons e Centro Nexa.

La conferenza sarà trasmessa in diretta streaming su capitaledigitale.webcasting.it oggi a partire dalle ore 15.00.

update: Dalla WebTV della Camera il video del convegno con la «lectio» di Lessig.

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Chissà chi lo sa

Banda larga, stanziamento 400 mln a prossimo Cipe

Questa volta a parlare di prossimo Cipe è Renzo Turatto, capo del dipartimento per digitalizzazione e dell’innovazione della Presidenza del Consiglio.

“Per la realizzazione della banda larga servono 800 milioni euro che sono previsti dalla legge, ma non sono ancora stati trasferiti al ministero competente”, ha detto Turatto ai giornalisti a margine di un convegno a Milano sull’innovazione e lo sviluppo. “Nel prossimo Cipe dovvrebbero passare stanziamenti per i primi 400 milioni per la banda larga… l’argomento è in agenda per il prossimo Cipe… è una delle priorità del Cipe”.

Dagli 800 annunciati anche recentemente da Romani a margine di un altro convegno, diventano però 400. Sarà la volta buona?

Parlando dello sforzo del governo per favorire l’innovazione Turatto ha detto che l’esecutivo punta a interventi di infrastrutturazione, di regolamentazione, oltre che misure di sostegno per le imprese e i soggetti che innovano. Turatto ha aggiunto che sostenere l’innovazione significa per il governo lavorare in primo luogo a un rinnovamento della Pubblica amministrazione.

Il convegno ha visto la discussione vertere intorno a un report sull’innovazione elaborato dall’Ocse, presentato stamane da Pier Carlo Padoan, capo economista dell’organizzazione con sede a Parigi, e Andrew Wyckoff, direttore del dipartimento Ocse per la tecnologia e l’industria.

“La riforma della pubblica amministrazione è cruciale in Italia e risultati possono arrivare anche a fronte di costi limitati” ha detto Padoan, proponendo ai rappresentanti delle istituzioni di sottoporre la politica dell’innovazione del governo italiano a una review dell’Ocse.

Parlando di innovazione, Renato Ugo, presidente dell‘agenzia per la diffusione dell’innovazione tecnologica ha detto che il ministro Renato Brunetta sta lavorando a una semplificazione della burocrazia relativamente a bandi e concorsi.

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Non è così scontato

L’americano conosce invece bene la Section 230 del Communication Decency Act che stabilisce che: “No provider or user of an interactive computer service shall be treated as the publisher or speaker of any information provided by another information content provider”. In sostanza, se il materiale che pubblico è fornito da terzi, in nessun caso sono responsabile editoriale o si può dire che lo sto pubblicando io. Questo nemmeno se faccio un editing leggero del materiale (viene ancora considerato materiale di terzi).

Vuol dire che se io sul mio sito lascio pubblicare a terzi materiale che contiene calunnie non sono responsabile delle stesse, anche se ne sono consapevole. In Italia non funziona così. In Europa nemmeno. In USA si.

Abbiamo gli stessi principi di Internet? Forse no, non sempre. Non è così scontato. Attendo comunque di leggere il testo della sentenza.

USA-Italia: abbiamo gli stessi “principi” di Internet in testa?. Altro di interessante da leggere su Google, anche se non si parla direttamente della sentenza. Mentre qui sempre evitando l’approccio ideologico si commentava un’altra sentenza. La Cassazione fa una sentenza in bittorrent.

Qui invece ulteriori timori e preoccupazioni sulla possibile fine dell’internet democratico, dopo che il Malware Protection Center di Microsoft ha ammesso di aver messo a tacere, nei giorni scorsi, Waledac, una delle botnet più pericolose della rete. Sul blog ufficiale di Microsoft, il consulente Tim Cranton ha spiegato infatti che la società di Redmond è riuscita a porre fine alle attività della botnet Waledac. Scrive Alfonso Mariuccia su P.I. Microsoft, offensiva contro la botnet:

Redmond aveva in realtà già provato a sbattere la mannaia delle disconnessioni sulla botnet durante lo scorso aprile, quando l’azienda aveva aggiunto le firme virali dei trojan-bot di Waledac al suo Malicious Software Removal Tool. Allora la misura non era stata sufficiente a far fuori il network malevolo, e ora le security company sono in attesa di verificare gli effetti concreti dell’Operazione b49 sull’operatività di una delle più grandi minacce reali alla sicurezza informatica attualmente in circolazione.

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Safer Internet Day 2010: Think B4 U post!

Oggi si celebra in più di 60 paesi in tutto il mondo, la VII edizione del Safer Internet Day, la giornata di sensibilizzazione dei minori ad un utilizzo sicuro e responsabile di Internet e dei nuovi media, istituita dalla Commissione europea nel 2004. Quest’anno la giornata pone l’attenzione sulla gestione dei dati e delle immagini personali online attraverso lo slogan “Posta con la Testa” (“Think b4 U post!”).

via Adiconsum  – SAFER INTERNET DAY.

La campagna nell’ambito del Safer Internet Programme: Empowering and Protecting Children Online, nasce per sensibilizzare gli utenti ad una maggiore attenzione su quello che si pubblica ogni giorno sulla Rete, in particolare sui social network. Qui una valutazione presentata oggi sull’attuazione del programma.

The Safer Social Networking Principles for the EU have been signed in 2009 by 20 main social networking sites active in Europe.

Avanti Savoia!

Decreto Romani… avanti il prossimo (stiamo perdendo colpi).

Dopo i pareri votati da Camera e Senato sul Decreto Romani, dopo le proposte di modifica ventilate e che, con tutta probabilità, saranno recepite nel testo finale Decreto, dopo la presa di posizione del relatore del testo in Commmissione Lavori pubblici e Comunicazioni in Senato, Alessio Butti (Pdl), lo scenario comincia a farsi chiaro: è evidente l’esistenza di un gruppo di cospiratori che rema contro il regime (perchè in Italia c’è un regime, questo ormai lo sanno tutti).

E’ un gruppo di cospiratori molto abile, che agisce nell’ombra. Il regime sforna decine di provvedimenti liberticidi contro la Rete e loro “Zac” li neutralizzano e non se ne fa mai nulla.

Il nostro regime dovrebbe prendere esempio da quello francese, che la legge sulle disconnessioni l’ha approvata davvero, oppure da quello canadese che i siti che facevano ironia sulle politiche ambientali del governo li ha oscurati davvero, o ancora da quello australiano che la legge che vieta (con qualche buco) l’anonimato in rete l’ha approvata davvero.

E noi… noi speriamo che ce la caviamo.

Avanti Savoia!

Compresi loro, evidentemente.

Mentre qui problemi reali. Due interrogazioni parlamentari per provare a chiarire qualche dubbio. “Le tematiche sono la PEC e la conservazione sostitutiva ed entrambe originano dall’ormai celebre (per chi si occupa di queste cose) articolo 16, D.L. 185/2008, convertito in legge 2/2009“. Vedremo quali saranno le risposte, si chiede Scialdone.

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E’ un’opportunità

Le discussioni e le reazioni, come al solito, sono state immediate e variegate. Luca De Biase commenta:

Un’opportunità. Non di più. L’annuncio di ieri, infatti, è stato soprattutto un invito agli editori: progettate nuovi prodotti, meravigliosi, e vendeteli su questa piattaforma che, probabilmente, avrà un gran numero di entusiasti consumatori. E gli editori che scommetteranno sulla diffusione dell’Pad potranno cominciare a ripensare il loro rapporto con gli strumenti di fruizione e distribuzione digitale: non più preoccupata passività, ma attiva creatività.

via Crossroads: iPad è un’opportunità per gli editori.

Anche per Layla Pavone (Presidente Iab Italia) l’iPad rappresenta la nuova sfida per gli editori. Stefano sottolinea l’uso di DRM e TPM proprietarie (chiamando DRM “Digital Restrictions Management”) nel nuovo aggeggino della Apple. Qui la protesta della Free Software Foundation. Protestors: iPad is nothing more than a golden calf of DRM. Mentre qui si sottolinea che The iPad iBooks App uses free, open-source ePub format.

Lui linka i dubbi di Tedeschini Lalli a proposito dell’impatto dell’iPad sui quotidiani e le 11 ragioni a favore di iPad. Secondo il prof. Fuggetta, “they are missing the point”:

Ma il vero punto è che iPad NON è un notebook. È inutile confrontarlo con le prestazione di un notebook. Ma è anche meglio per quello che deve fare di un netbook. Il vero punto è che definisce un profilo di uso diverso e il vero competitor è Kindle. Io già oggi ho in borsa il MacBook e Kindle. Sono oggetti diversi per usi diversi. Ma se confronto prezzo, prestazioni, esperienza d’uso e flessibilità, il Kindle non mi pare abbia speranze. Per di più Apple ha scelto EPUB come formato.

È su questo che si gioca la battaglia, non sul fatto che l’iPad sia o meno equivalente ad un notebook.

E poi linka un’opinione simile alla sua What We Learned About Apple Yesterday (e in questo caso credo simile anche alla mia) e su tutti quelli che hanno incentrato i loro commenti sulle cose che mancherebbero. Per Marco Formento: La Cosa iPad. Apple presenta il suo non-pc con cui promette di sconvolgere tutti i giochi.

Lui è uno dei pochi che l’ha usato per una decina di minuti: La terza via dell’informatica: la mia prova dell’iPad.

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La latest creation: iPad

“We want to kick of 2010 by introducing a magical and revolutionary product today… but first I have a few updates.”

We think we’ve got something that is better. And we call it the iPad.”

And, there’s even an iBook store that has Penguin, Harper Collins, Simon & Schuster, Macmillan, Hachette book group.

So, iBookstore, App Store and iTunes store. 125 million accounts with credit cards that can purchase from the store.

The iPad is the most advanced piece of tech that I’ve ever worked on at Apple.

Do we have what it takes to establish a third category of products?

We think we got the goods.

Steve says the iPad is “our most advanced technology in a magical & revolutionary device at an unbelievable price.”

“We’ve always tried to be at the intersection of technology and liberal arts – we want to make the best tech, but have them be intuitive. It’s the combination of these two things that have let us make the iPad.”

via engadget e gizmodo

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Aspetti che vanno riconsiderati

Decreto Romani. Calabrò (Agcom): “Aspetti che vanno riconsiderati perché non coerenti con la Direttiva Ue“.

“Nel decreto ci sono aspetti da riconsiderare perché non coerenti con la direttiva comunitaria”. E’ quanto ha dichiarato il presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò al termine dell’audizione in commissione Lavori pubblici del Senato sul Decreto Romani (Atto del Governo n.169  sottoposto a parere parlamentare) che recepisce la Direttiva Ue sui servizi media audiovisivi.

In generale, il presidente dell’Agcom ha rilevato come nella trasposizione nel nostro ordinamento della Direttiva occorra “molta attenzione” perché, trattandosi di una “materia molto tecnica e dettagliata su cui l’Autorità dialoga quotidianamente con Bruxelles, sappiamo che – ha osservato – basta modificare un’espressione per rendere problematica l’applicazione”. Dopo aver riconosciuto che il governo ha comunque agito nel rispetto del perimetro assegnatogli dalla norma, Calabrò ha anche aggiunto che la delega riconosciuta all’esecutivo è “molto, molto ampia, con molto pochi criteri direttivi e molto poco dettagliati”.

L’Agcom rivendica innanzitutto “il ruolo e la sua funzione regolatrice” mentre il decreto “frammenta o addirittura sottrae a essa competenze”. Per quanto riguarda il web, Calabrò ha rimarcato che si tratta di “un problema enorme” e ricordato che la Ue, dopo un dibattito prolungatosi per mesi, ha poi trovato “una soluzione di compromesso che stabilisce come interventi repressivi sono possibili purché proporzionali e sempre ex post. Non è cioè consentito un filtro preventivo”. Anche il tentativo del decreto in questione di introdurre un’autorizzazione preventiva “rischierebbe di trasformare quest’ultima in un filtro burocratico”, molto più opportuno dunque, secondo il garante delle comunicazioni “restare sulla linea di intervento europeo”. Infine per quanto riguarda le produzioni indipendenti, ha concluso Calabrò, queste “vanno salvaguardate perché sopprimerle significherebbe stroncare queste produzione” tipicamente italiana. Quanto alle quote riservate negli investimenti dei broadcaster alla fiction italiana, Calabrò ha auspicato il mantenimento dell’attuale regime: “non sembrano trovare giustificazione – ha detto – né la riduzione della quota di investimenti” da parte della Rai (dal 15 al 10%) “né la sostanziale penalizzazione del cinema italiano, per il quale non è più prevista una sottoquota di garanzia”.

Andrea Scrosati, vicepresidente Corporate e Market Communication di Sky, è intervenuto sui tetti alla pubblicità per la pay tv contenuti nel Decreto Romani. “Non si comprende la necessità – ha commentato – di un intervento legislativo sul classico processo di domanda e offerta che va lasciato al mercato. L’effetto sugli introiti c’è, è sottrattivo, mette un limite alla crescita e non solo a Sky Italia ma a tutti gli altri operatori. Mette un limite alla crescita anche di altri operatori – ha ribadito Scrosati in audizione al Senato – anche tutti quelli che hanno scommesso sull’Italia e puntano sui ricavi pubblicitari per crescere e svilupparsi e magari investire nella produzione locale”. “Noi siamo convinti che investire in Italia sia stato giusto e siamo soddisfatti dei cittadini e dei consumatori italiani che hanno scelto Sky – ha concluso Scrosati – News Corp ha intenzione di rimanere in Italia per molto, molto tempo”.

Ieri al Senato, durante la conferenza stampa del Pd sui temi della libertà della Rete e sul disegno di legge n. 1710 “Disposizioni per garantire la neutralità delle reti di comunicazione, la diffusione delle nuove tecnologie telematiche e lo sviluppo del software aperto”, è stato presentato un appello. Vincenzo Vita ha invitato il governo a cancellare dal testo del decreto Romani le norme che ha definito censorie, spiegando: “Viene evocato un incisivo intervento dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni per estendere la normativa sul copyright anche ai fruitori dei servizi, indipendentemente dalla piattaforma di trasmissione usata, viene esteso l’obbligo di rettifica anche ai telegiornali trasmessi sul web e fruiti a richiesta. Infine, concede al ministero competente il potere di autorizzare la fornitura di immagini attraverso internet. Questa tendenza è autoritaria e per di più impraticabile, serve una vera e propria Carta dei diritti e dei doveri per la cittadinanza digitale”. Il testo dell’appello lanciato, con un invito a sottoscriverlo, è “Giù le mani dalla rete”:

“Il decreto Romani (Decreto Legislativo n. 169) prevede misure restrittive per la rete che segnerebbero la fine della libertà di espressione sul web. Misure stringenti che vietano a tutti i blogger, alle web tv e ai siti web di pubblicare filmati con immagini in movimento che raccontano, di fatto, la vita degli italiani, i fatti di cronaca, inchieste sonore e non. Una misura che noi non accettiamo e per la quale, in caso di approvazione del decreto, ci impegnamo a contestare con la nostra obiezione di coscienza civile.”.

Qui ne parlano l’Unità e Libertiamo. Qui e qui, in precedenza, ne parlava Stefano Quintarelli (quanta confusione sotto il sole …), linkando l’approfondimento di Guido Scorza. P.I. fa il punto sul fronte dei no. Qui la risposta di Romani, mentre oggi in Senato continuano le audizioni. Intanto il portavoce del Commissario Reding smentisce di aver mai esaminato il decreto. Dato che la procedura d’infrazione sarebbe aperta proprio per la mancata notifica. L’eventuale intervento della Commissione quindi non entrerà nel merito del decreto Romani sulla Tv e sui servizi internet, ma consisterà in una semplice ‘messa in mora‘ per la mancata notifica del recepimento della direttiva stessa entro la scadenza prevista del 19 dicembre 2009. Il decreto legislativo, infatti, dovrebbe dare attuazione in Italia alla Direttiva UE 2007/65/CE, meglio nota come Audiovisual Media Services Directive (AVMSD).

update: Perchè il Decreto Romani non fa male alla Rete. Roberto Cassinelli entra nel merito del Decreto Romani e contesta le tesi di quanti ritengono il testo un bavaglio alla libertà di espressione sulla Rete. Il viceministro con delega alle Comunicazioni Paolo Romani. intanto, promette: “”Sul Web faremo chiarezza“.

“Nelle discussioni di martedì e venerdì porteremo alcuni cambiamenti. Le probabili modifiche riguarderanno il cinema ma faremo chiarezza anche per quanto riguarda il web”

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Tutti i numeri del 2009

Internet 2009 in numbers | Royal Pingdom.

126 million – The number of blogs on the Internet (as tracked by BlogPulse).

418,029,796 – Internet users in Europe 738,257,230 – Internet users in Asia.

Ne parlano lui e lui.

E’ la Corea del Sud, invece, che ha buone possibilità di tagliare per prima il traguardo: nel 2013 si prevede un indice di penetrazione della banda larga del 93%. La diffusione della fibra ottica in Italia si ferma allo 0,5%. Oggi non siamo fra i primi 20 Paesi al mondo e secondo Gartner non lo saremo nemmeno nel 2013.

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