Decreto Romani. Calabrò (Agcom): “Aspetti che vanno riconsiderati perché non coerenti con la Direttiva Ue“.
“Nel decreto ci sono aspetti da riconsiderare perché non coerenti con la direttiva comunitaria”. E’ quanto ha dichiarato il presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò al termine dell’audizione in commissione Lavori pubblici del Senato sul Decreto Romani (Atto del Governo n.169 sottoposto a parere parlamentare) che recepisce la Direttiva Ue sui servizi media audiovisivi.
In generale, il presidente dell’Agcom ha rilevato come nella trasposizione nel nostro ordinamento della Direttiva occorra “molta attenzione” perché, trattandosi di una “materia molto tecnica e dettagliata su cui l’Autorità dialoga quotidianamente con Bruxelles, sappiamo che – ha osservato – basta modificare un’espressione per rendere problematica l’applicazione”. Dopo aver riconosciuto che il governo ha comunque agito nel rispetto del perimetro assegnatogli dalla norma, Calabrò ha anche aggiunto che la delega riconosciuta all’esecutivo è “molto, molto ampia, con molto pochi criteri direttivi e molto poco dettagliati”.
L’Agcom rivendica innanzitutto “il ruolo e la sua funzione regolatrice” mentre il decreto “frammenta o addirittura sottrae a essa competenze”. Per quanto riguarda il web, Calabrò ha rimarcato che si tratta di “un problema enorme” e ricordato che la Ue, dopo un dibattito prolungatosi per mesi, ha poi trovato “una soluzione di compromesso che stabilisce come interventi repressivi sono possibili purché proporzionali e sempre ex post. Non è cioè consentito un filtro preventivo”. Anche il tentativo del decreto in questione di introdurre un’autorizzazione preventiva “rischierebbe di trasformare quest’ultima in un filtro burocratico”, molto più opportuno dunque, secondo il garante delle comunicazioni “restare sulla linea di intervento europeo”. Infine per quanto riguarda le produzioni indipendenti, ha concluso Calabrò, queste “vanno salvaguardate perché sopprimerle significherebbe stroncare queste produzione” tipicamente italiana. Quanto alle quote riservate negli investimenti dei broadcaster alla fiction italiana, Calabrò ha auspicato il mantenimento dell’attuale regime: “non sembrano trovare giustificazione – ha detto – né la riduzione della quota di investimenti” da parte della Rai (dal 15 al 10%) “né la sostanziale penalizzazione del cinema italiano, per il quale non è più prevista una sottoquota di garanzia”.
Andrea Scrosati, vicepresidente Corporate e Market Communication di Sky, è intervenuto sui tetti alla pubblicità per la pay tv contenuti nel Decreto Romani. “Non si comprende la necessità – ha commentato – di un intervento legislativo sul classico processo di domanda e offerta che va lasciato al mercato. L’effetto sugli introiti c’è, è sottrattivo, mette un limite alla crescita e non solo a Sky Italia ma a tutti gli altri operatori. Mette un limite alla crescita anche di altri operatori – ha ribadito Scrosati in audizione al Senato – anche tutti quelli che hanno scommesso sull’Italia e puntano sui ricavi pubblicitari per crescere e svilupparsi e magari investire nella produzione locale”. “Noi siamo convinti che investire in Italia sia stato giusto e siamo soddisfatti dei cittadini e dei consumatori italiani che hanno scelto Sky – ha concluso Scrosati – News Corp ha intenzione di rimanere in Italia per molto, molto tempo”.
Ieri al Senato, durante la conferenza stampa del Pd sui temi della libertà della Rete e sul disegno di legge n. 1710 “Disposizioni per garantire la neutralità delle reti di comunicazione, la diffusione delle nuove tecnologie telematiche e lo sviluppo del software aperto”, è stato presentato un appello. Vincenzo Vita ha invitato il governo a cancellare dal testo del decreto Romani le norme che ha definito censorie, spiegando: “Viene evocato un incisivo intervento dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni per estendere la normativa sul copyright anche ai fruitori dei servizi, indipendentemente dalla piattaforma di trasmissione usata, viene esteso l’obbligo di rettifica anche ai telegiornali trasmessi sul web e fruiti a richiesta. Infine, concede al ministero competente il potere di autorizzare la fornitura di immagini attraverso internet. Questa tendenza è autoritaria e per di più impraticabile, serve una vera e propria Carta dei diritti e dei doveri per la cittadinanza digitale”. Il testo dell’appello lanciato, con un invito a sottoscriverlo, è “Giù le mani dalla rete”:
“Il decreto Romani (Decreto Legislativo n. 169) prevede misure restrittive per la rete che segnerebbero la fine della libertà di espressione sul web. Misure stringenti che vietano a tutti i blogger, alle web tv e ai siti web di pubblicare filmati con immagini in movimento che raccontano, di fatto, la vita degli italiani, i fatti di cronaca, inchieste sonore e non. Una misura che noi non accettiamo e per la quale, in caso di approvazione del decreto, ci impegnamo a contestare con la nostra obiezione di coscienza civile.”.
Qui ne parlano l’Unità e Libertiamo. Qui e qui, in precedenza, ne parlava Stefano Quintarelli (quanta confusione sotto il sole …), linkando l’approfondimento di Guido Scorza. P.I. fa il punto sul fronte dei no. Qui la risposta di Romani, mentre oggi in Senato continuano le audizioni. Intanto il portavoce del Commissario Reding smentisce di aver mai esaminato il decreto. Dato che la procedura d’infrazione sarebbe aperta proprio per la mancata notifica. L’eventuale intervento della Commissione quindi non entrerà nel merito del decreto Romani sulla Tv e sui servizi internet, ma consisterà in una semplice ‘messa in mora‘ per la mancata notifica del recepimento della direttiva stessa entro la scadenza prevista del 19 dicembre 2009. Il decreto legislativo, infatti, dovrebbe dare attuazione in Italia alla Direttiva UE 2007/65/CE, meglio nota come Audiovisual Media Services Directive (AVMSD).
update: Perchè il Decreto Romani non fa male alla Rete. Roberto Cassinelli entra nel merito del Decreto Romani e contesta le tesi di quanti ritengono il testo un bavaglio alla libertà di espressione sulla Rete. Il viceministro con delega alle Comunicazioni Paolo Romani. intanto, promette: “”Sul Web faremo chiarezza“.
“Nelle discussioni di martedì e venerdì porteremo alcuni cambiamenti. Le probabili modifiche riguarderanno il cinema ma faremo chiarezza anche per quanto riguarda il web”