Archivio per Scuola & Giovani

Il circolo vizioso

Irene Tinagli su La Stampa su diminuizione delle iscrizioni universitarie e rigidità sociali:

I dati appena rilasciati dal ministero mostrano un quadro molto netto: diminuiscono le iscrizioni all’Università. Quasi settemila matricole in meno rispetto all’anno scorso. Potrebbe sembrare un piccolo assestamento in un anno di crisi, ma non è così. Non è una flessione temporanea: questo dato si inserisce in un trend negativo che si protrae ormai da diversi anni.

[...] Negli anni in cui tutti parlano dell’importanza del capitale umano, di saperi sempre più sofisticati, anni in cui la maggior parte dei Paesi occidentali ha quasi raddoppiato la quota di popolazione in possesso di una laurea, da noi si torna indietro. Le conseguenze sulla nostra competitività economica sono e saranno devastanti, ma forse adesso conviene fermarsi a riflettere sulle cause. Perché da questa riflessione si riescono a capire meglio i contorni e la portata del fenomeno. Questa situazione è conseguenza di un meccanismo sociale che si è inceppato: tanti giovani non studiano più perché pensano che non serva, che l’Università non funzioni più come ascensore sociale.

Il meccanismo si è inceppato in parte per colpa di un sistema universitario incapace di trasmettere competenze al passo con i tempi e con le esigenze del sistema produttivo di oggi. Ma anche per colpa di un panorama delle opportunità che è sempre più chiuso e cristallizzato. continua qui

via Il circolo vizioso tra caste e amicizie

Sull’argomento ci ritorna Andrea Rossi L’università ritorna un lusso per pochi, nel pezzo si ascolta il parere del  professor Checchi che da tempo si occupa delle disuguaglianze sociali nell’accesso all’istruzione – «il rischio è che il divario si allarghi ulteriormente, anche se sarei cauto nel dire che i figli delle classi medio-basse stanno fuggendo dagli atenei».

Intanto è stato presentato all’Università degli Studi di Milano Bicocca lo studio dell’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione) sull’apprendimento nella scuola primaria da cui emerge una netta differenza già alle elementari tra tra Nord e Sud. I bambini degli istituti scolastici meridionali hanno una media di risposte corrette nei test d’italiano e matematica inferiore rispetto a quella dei coetanei degli istituti delle regioni settentrionali.

Apprendimento, divario tra Nord e Sud sin dalle elementari.

L’argomento non è di quelli attraenti per il “grande pubblico”, pochi sembrano essersene accorti: Ecco come la Gelmini ha cambiato la scuola, qui è un professore che commenta il riordino delle superiori.

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European Business school rankings 2009

La Sda Bocconi di Milano ha perso tre posizioni nella classifica stilata dal Financial Times delle migliori «Business School» d’Europa. Nella top 70 entra però la prima volta il Politecnico di Milano, al 56esimo posto. La classifica resta dominata dalle «business school» britanniche (22) e francesi (18). In testa al ranking c’è la HEC School of Management di Parigi (per il quarto anno consecutivo) prima della London Business School e la INSEAD, terza col suo campus europeo situato in Francia; al quarto posto la svizzera Imd.

via Bocconi e Politecnico di Milano nella classifica del Financial Times – Corriere della Sera.

European Business school rankings 2009.

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Possiamo

Dopo la lettera al figlio scritta dal direttore della Luiss Pier Luigi Celli, Figlio mio, lascia questo Paese (qui la replica del figlio),  il capo dello Stato Giorgio Napolitano esorta i giovani a non lasciare l’Italia:

«Possiamo far crescere il nostro Paese all’altezza delle conquiste delle società contemporanee più avanzate».

Il messaggio di speranza il capo dello Stato lo ha lanciato in occasione della prima edizione del Salone della Giustizia, aperto a Rimini dall’intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Le parole di Napolitano sono state riportate all’assemblea del presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli.

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Merita fiducia

Il Vicepresidente Confindustria per l’Education (non è che entusiasma questa dicitura) sull’inizio dell’iter parlamentare del disegno di legge sull’Università. Un’occasione storica per i nostri atenei.

La riforma nel suo complesso merita fiducia ed esige compattezza

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Contribuisci anche tu

Contribuisci anche tu alla riforma della secondaria superiore: invia il tuo commento alla cabina di regia.

Sul sito dell’Indire sono disponibili tre ambienti, dedicati rispettivamente ai nuovi Tecnici, Professionali e Licei, in cui i docenti possono lasciare i propri commenti, contribuendo così alla costruzione del complesso cambiamento che attende la scuola secondaria superiore dall’a.s. 2010/11.

via Orizzonte Scuola.

Sempre su Orizzonte Scuola la Sintesi dei provvedimenti del salvaprecari, dalle code alle sanatorie e il testo del provvedimento approvato.

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Sintesi giornalistiche

Ancora sulla corretta informazione e le sintesi giornalistiche.

Si spaziava da: Finanziaria, spariti fondi per ricercatori universitari, per passare al Sì del Senato alla Finanziaria. No ai fondi per i giovani ricercatori. Si arrivava a Repubblica che raccontava la denuncia dei ricercatori “80 milioni spariti dalla Finanziaria e a chi invece scriveva che erano saltati i fondi per i giovani ricercatori. E poi ancora l’Unità sulla sparizione: Fondo per giovani ricercatori sparito dalla Finanziaria dove si parla anche di un “ministro dell’Istruzione, che aveva annunciato il fondo in pompa magna, che tace” e la Cgil che riportava il pezzo del Manifesto: Precari, doccia fredda per 4 mila ricercatori.

Poi è arrivata la smentita.

“E’ clamorosamente falsa e crea stupore la notizia che siano saltati i soldi previsti per l’assunzione di giovani ricercatori”. E’ quanto precisa il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica. “L’emendamento presentato al Senato – sottolinea il Miur – si limitava a definire uno spostamento dell’erogazione di circa 60 milioni di euro dal 2009 al 2010. Questo per consentire al Ministero di ripartirli con le nuove modalità. Il Senato non ha approvato questo slittamento. Ma i finanziamenti non sono stati certo persi. Il Ministero entro due settimane emanerà un decreto ministeriale che trasferirà l’intera cifra alle università per consentire l’assunzione dei giovani ricercatori. Non esiste nessun taglio ai ricercatori. Quanto riportato dai media – conclude la nota del Miur – corrisponde a una sintesi giornalistica totalmente destituita di qualsiasi fondamento”.

via il VELINO Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale | Leggi l’articolo.

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Passi significativi

Luigi Zingales parla di università italiana: Meno poteri ai professori. La riforma universitaria della Gelmini è un passo avanti. Ma la lobby in parlamento la bloccherà.

L’università italiana versa in condizioni gravissime, tali da richiedere terapie radicali. La coraggiosa proposta di riforma del ministro Gelmini va in questo senso. È una riforma a 360 gradi che introduce due elementi fondamentali e rivoluzionari: la meritocrazia e la fine del potere assoluto dei professori. [...] La riforma del ministro Gelmini non è così radicale come quella da me auspicata, ma fa passi significativi in questa direzione. Per la prima volta si introduce il principio della meritocrazia. [...] Affinché questi incentivi abbiano effetto, però, è necessario cambiare i meccanismi decisionali all’interno delle strutture. Oggi il potere è completamente nelle mani dei professori, che gestiscono tutto a loro uso e consumo. Questo impedisce riforme in senso meritocratico. Se la maggioranza dei professori è mediocre, come possiamo aspettarci che abbracci consensualmente la competizione e la meritocrazia?

Apprezza la proposta di legge, ma continua ad avere per il futuro una visione alquanto pessimista.

Mi aspetto un’opposizione feroce. In Parlamento la lobby dei professori è seconda solo a quella degli avvocati. Farà di tutto per snaturare gli elementi innovativi di questa riforma che vede come un pericolo alla propria esistenza. E per conquistarsi il favore dell’opinione pubblica i professori sventoleranno la bandiera della libertà accademica contro l’asservimento dell’università al mercato. Ma ricordatevi che stanno solo difendendo la propria rendita di posizione, né più né meno dei camalli del porto di Genova. L’unica differenza sta nel fatto che hanno più contatti e più potere in Parlamento, e quindi rischiano di prevalere, condannando l’università italiana a un coma irreversibile.

Qui un’intervista al Ministro. “Più risorse ai poli avanzati“.

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Senza scorciatoie, senza camarille

Alberto Orioli sul sole24ore.

Talento e futuro sono i due punti che uniscono la rotta della giovinezza. Il primo garantisce ciò che siamo, misura il valore delle nostre conoscenze o delle nostre abilità; il secondo è l’ansia di trasformare l’energia del presente in una prospettiva di vita, nel sogno realizzato.

L’Italia non è un paese per giovani. Non certifica i talenti, non valorizza il merito e non investe sulle nuove generazioni. Spesso le narcotizza con un curriculum formativo scadente e poco esportabile e le obbliga a un’overdose di flessibilità, correttivo ineluttabile di un modello di lavoro troppo oneroso per un welfare diventato, via via, un lusso europeo. A chi è giovane tocca una impossibile fase di iniziazione al lavoro (quasi uno su quattro è ora disoccupato del tutto) e un assai incerto futuro previdenziale: non era questo il destino dei loro padri quando avevano la loro età. E questo vale oggi sia per un lavoratore dipendente sia per un professionista.

Insomma, se – per dirla alla Bob Dylan – «essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro», la barca-Italia fa di tutto per mettere alla prova la determinazione e la voglia di lottare dei suoi ragazzi. I giovani chiedono, se non proprio stabilità, almeno tutele migliori per gestire le fasi di passaggio da un posto all’altro in questa vita normalmente trapuntata di occasioni di impiego che, alla fine, fanno un complicato rosario lavorativo. Vanno in questa direzione le proposte Confindustria che verranno presentate il 17 novembre a Vicenza: abolizione del valore legale del titolo di studio, migliore diffusione dei prestiti d’onore, rilancio della formazione tecnica, spesso trascurato segreto di molte delle produzioni made in Italy. Ridare dignità all’università è forse l’unico modo per restituire il senso del futuro alle generazioni di oggi. È questo anche lo scopo della riforma Gelmini varata ieri dal consiglio dei ministri: i fondi andranno solo agli atenei virtuosi, saranno aboliti i corsi fittizi, la valutazione dei docenti sarà a cura degli allievi, aumenteranno le borse di studio per gli studenti più meritevoli. Si farà più ricerca e ciò significa qualità. Il tutto diventa poi equità sociale: un paese con buone università sceglie al meglio la propria classe dirigente. Senza scorciatoie, senza camarille.

via La parabola dei talenti perduti dai giovani – Il Sole 24 ORE.

Qui lo Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente la struttura e il funzionamento dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), sottoposto a parere parlamentare e all’esame delle Commissioni Cultura e Bilancio della Camera. Qua quello precedentemente presentato dal Ministro Vannino Chiti. E qua il testo del D.D.L. 28/10/2009, In materia di organizzazione e qualità del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio, cosiddetta Riforma Gelmini.

Luca Ricolfi, Nella direzione giusta: un’epoca è finita e tutto sommato è un bene

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Organicità e debolezze

Salvatore Settis sulla legge sull’università in discussione al Consiglio dei Ministri. Quelli che sono, secondo lui, gli aspetti positivi e quelli negativi.

è una mappa di buone (talora ottime) intenzioni, disseminata però di siluri che potrebbero affondarla prima dell’approdo. [...] Da molto tempo non si vedeva un disegno di legge di questa portata, che include governance, controllo dei bilanci, stato giuridico dei docenti e altro ancora. Ma proprio questa organicità ed ampiezza può rivelarsi una debolezza [...]

E conclude con una serie di interrogativi. Allo sforzo normativo corrisponderà una lucida visione del futuro?

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