Le elezioni la norma e il Quirinale. Scrive Michele Ainis su La Stampa:
Balle: nel 2006 Prodi vinse con questa stessa legge elettorale, e quando due anni dopo inciampò in un voto di sfiducia nessuno s’appellò alla sovranità violata. Nessuno si strappò le vesti per il mandato esplorativo che Napolitano conferì a Marini. Dopo di che il Presidente sciolse il Parlamento, ma solo perché non aveva incontrato una maggioranza di ricambio.
Capisco che i costituzionalisti professori universitari hanno ben altro da fare, eppure bastava andarsi a rileggere le prime pagine di tutti i quotidiani italiani a partire dal 25 Gennaio del 2008 e ininterrottamente fino allo scioglimento della Camere, per rendersi conto che si stava scrivendo una balla colossale, grande come una casa.
Dalla Stampa (Silvio gongola: Subito alle urne) a l‘Unità (Berlusconi ripete subito alle urne. Veltroni: bisogna evitare il voto anticipato), dal Corriere al Messaggero (qui c’era anche il prossimo-futuro co-fondatore ad esprimersi: Berlusconi e Fini: al voto. Veltroni: Va evitato), da Repubblica (Berlusconi esulta: ora subito al voto e Veltroni bisogna evitare le elezioni ad ogni costo), dal Secolo d’Italia (An e Fi: alle urne) al Sole24ore (la Cdl chiede subito il voto) – e mi sono limitata in modo politicamente correttissimo ai grandi giornali liberi e democratici – per rinfrescarsi la memoria e scrivere correttamente chi allora come oggi, cerca in tutti i modi di evitarle le elezioni. E se il “nessuno” dell’esimio professore si riferisce al solo centrosinistra, è certo che non provarono neanche a strapparsi le vesti, allora come oggi cercarono in tutti i modi solo di evitarlo lo scioglimento della camere.
Qui invece una lunga analisi di Ilvo Diamanti, a commento dell’ennesimo sondaggio fantasy (non si sa ancora come saranno le coalizioni, se nascerà questo ipotetico terzo polo e dove Fini eventulamente andrà, insomma non si sa quasi nulla). Questa volta però gli studiosi si sono presi la briga di testare la possibile area di scontenti del federalismo, trasformandola in area potenziale di voti per Fini (magari con Lombardo e Miccichè). Quel 19% (14,9 negativi + 4.1% molto negativi) che a fronte di un 64,4% che lui stesso certifica di giudizi complessivamente positivi. Altro capolavoro che riesce a fare il professore e quello di analizzare inspiegabilmente il trend teorico, non con le politiche come sarebbe ovvio fare, ma con altro tipo di elezioni che niente hanno a che fare con le politiche, come le europee e le regionali. Chissà perché. Qui il pezzo di Repubblica: “Perché il Cavaliere deve temere le urne“. Da condividere però totalmente (a parte i sondaggi fantasy) nella parte in cui approfondisce alcuni dei punti e trova le 5 buone ragioni per cui dovrebbero essere proprio Berlusconi e il centrodestra a temere le urne.
Tuttavia, non comprendiamo i motivi per cui Berlusconi e il Pdl debbano augurarsi nuove elezioni, al più presto. Anzi, nell’attuale situazione, vediamo 5 buone ragioni per cui Berlusconi, secondo noi, dovrebbe semmai temere il voto. E lavorare, almeno, per allontanarne la data.
Finalmente qualcuno lo dice. Berlusconi e il centrodestra, finora, a parte la solfa dell’incontrastato dominio da 15 anni a questa parte che ci viene servita in tutte le salse, in realtà non ha mai rivinto un’elezione dopo aver governato. 1996 vinse il centrosinistra. 2006 idem. Oggi l’opposizione non potrebbe avere una situzione più favorevole. Pdl diviso, governo immobile, il cofondatore pronto a creare un nuovo partito. Eppure la coalizione all’opposizione fa tutto come, si diceva qui, “tranne la sola cosa a cui in qualunque sistema parlamentare si penserebbe subito, e cioè il ritorno alle urne. Ma in quale paese del mondo non avremmo oggi un’opposizione al settimo cielo?
Solo che l’approfondita riflessione lui la limita come è abitudine al solo “nemico pubblico numero uno (vorrrebbe convincerlo per il suo bene del pericolo che corre?) e al suo pericolosissimo alleato. Peccato che non si domandi o non abbia voglia, contestualmente, di dedicare alcun acuto ragionamento e qualche spassionato consiglio, dopo il positivo sondaggio, all’attuale opposizione, e non ci spieghi perché, secondo lui, in queste favorevolissime condizioni è proprio la coalizione (qui ben supportata) che avrebbe tutto da guadagnare da un rapido ritorno alle urne, che sembra temerle di più e – che in tutti i modi – sembra intenzionatissima ad evitarle.
update: Da leggere Piero Ostellino sul Corriere della Sera. Il nostro sistema istituzionale? Parodia delle vecchie monarchie. Sempre per il troppo impegnato prof. Ainis e i suoi “nessuno”. Così un Fassino pre-crisi governo Prodi il 6 maggio 2006 esponendo i quattro punti di un «manifesto presidenziale» che proponevano la candidatura al Quirinale come «presidente che svolga un ruolo di garanzia» di Massimo D’Alema e che intendevano «anticipare il modo con cui si propone di interpretare il proprio ruolo», enunciò il primo punto:
«L’assicurazione che se il governo Prodi dovesse entrare in crisi si tornerà a votare, in base al principio tipico delle democrazie dell’alternanza per cui la legittimità di una maggioranza e di un governo viene dal voto dei cittadini».