Archivio per Opinioni

Ha ragione lui

Le uniche parole di buonsenso – nella sostanza, non nella forma – sono arrivate da quel signore rozzo, matto, furbo, ipocrita e scaltro che si chiama Umberto Bossi. L’ha detta lui la verità su questo tormentone estivo: Berlusconi tentenna e per la prima volta sembra non capire. Non capisce che il paese che l’ha votato e sostenuto non è il paese degli editoriali in prima pagina sul Corriere o delle anime belle di Capalbio ed Ansedonia. E’ un paese molto più spiccio e molto più serio. Che non vuole bizantinismi e che l’ha mandato lì per governare. Se non può farlo, torni a casa. E si faccia dare un altro mandato. Giudicheranno i cittadini se non ha governato per demeriti suoi o per democristianissimi motivi altrui.

via Freedomland » Ha ragione Bossi.

Grandinate

Il bestiario di Giampaolo Pansa sui “servi”. Il vizietto antico del “servo del padrone”. Non la pensi come me? Sei un servo.

Ormai i “servi di” grandinano tutti i giorni sulle teste dei refrattari

p.s.: Dedicato ai vari commentatori censurati (eh sì sono una violenta e antidemocratica fascista) che così mi appellano graziosamente e ripetutamente (più in uso schiavi e mafiosi senza virgolette, non trascurato vermi). Quando non si esercitano anonimamente e con variegati nick – come è loro consuetudine – sulle mie abitudini sessuali.

Il tutto accompagnato da poliedriche variazioni sul tema, con email che vanno dal pippo@pippo.it al sietedeipoveretti@tutti.it.

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Battesimi

A proposito del battesimo fulmineo e simultaneo dei nuovi squadristi da parte di Corriere e Stampa. Ultimi nati di quest’agosto del 2010.

update: avevo trascurato “i ricordi più che sinistri” del Riformista.

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Balle

Le elezioni la norma e il Quirinale. Scrive Michele Ainis su La Stampa:

Balle: nel 2006 Prodi vinse con questa stessa legge elettorale, e quando due anni dopo inciampò in un voto di sfiducia nessuno s’appellò alla sovranità violata. Nessuno si strappò le vesti per il mandato esplorativo che Napolitano conferì a Marini. Dopo di che il Presidente sciolse il Parlamento, ma solo perché non aveva incontrato una maggioranza di ricambio.

Capisco che i costituzionalisti professori universitari hanno ben altro da fare, eppure bastava andarsi a rileggere le prime pagine di tutti i quotidiani italiani a partire dal 25 Gennaio del 2008 e ininterrottamente fino allo scioglimento della Camere, per rendersi conto che si stava scrivendo una balla colossale, grande come una casa.

Dalla Stampa (Silvio gongola: Subito alle urne) a l‘Unità (Berlusconi ripete subito alle urne. Veltroni: bisogna evitare il voto anticipato), dal Corriere al Messaggero (qui c’era anche il prossimo-futuro co-fondatore ad esprimersi: Berlusconi e Fini: al voto. Veltroni: Va evitato), da Repubblica (Berlusconi esulta: ora subito al voto e Veltroni bisogna evitare le elezioni ad ogni costo), dal Secolo d’Italia (An e Fi: alle urne) al Sole24ore (la Cdl chiede subito il voto) – e mi sono limitata in modo politicamente correttissimo ai grandi giornali liberi e democratici – per rinfrescarsi la memoria e scrivere correttamente chi allora come oggi, cerca in tutti i modi di evitarle le elezioni. E se il “nessuno” dell’esimio professore si riferisce al solo centrosinistra, è certo che non provarono neanche a strapparsi le vesti, allora come oggi cercarono in tutti i modi solo di evitarlo lo scioglimento della camere.

Qui invece una lunga analisi di Ilvo Diamanti, a commento dell’ennesimo sondaggio fantasy (non si sa ancora come saranno le coalizioni, se nascerà questo ipotetico terzo polo e dove Fini eventulamente andrà, insomma non si sa quasi nulla). Questa volta però gli studiosi si sono presi la briga di testare la possibile area di scontenti del federalismo, trasformandola in area potenziale di voti per Fini (magari con Lombardo e Miccichè). Quel 19% (14,9 negativi + 4.1% molto negativi) che a fronte di un 64,4% che lui stesso certifica di giudizi complessivamente positivi. Altro capolavoro che riesce a fare il professore e quello di analizzare inspiegabilmente il trend teorico, non con le politiche come sarebbe ovvio fare, ma con altro tipo di elezioni che niente hanno a che fare con le politiche, come le europee e le regionali. Chissà perché. Qui il pezzo di Repubblica: “Perché il Cavaliere deve temere le urne“. Da condividere però totalmente (a parte i sondaggi fantasy) nella parte in cui approfondisce alcuni dei punti e trova le 5 buone ragioni per cui dovrebbero essere proprio Berlusconi e il centrodestra a temere le urne.

Tuttavia, non comprendiamo i motivi per cui Berlusconi e il Pdl debbano augurarsi nuove elezioni, al più presto. Anzi, nell’attuale situazione, vediamo 5 buone ragioni per cui Berlusconi, secondo noi, dovrebbe semmai temere il voto. E lavorare, almeno, per allontanarne la data.

Finalmente qualcuno lo dice. Berlusconi e il centrodestra, finora, a parte la solfa dell’incontrastato dominio da 15 anni a questa parte che ci viene servita in tutte le salse, in realtà non ha mai rivinto un’elezione dopo aver governato. 1996 vinse il centrosinistra. 2006 idem. Oggi l’opposizione non potrebbe avere una situzione più favorevole. Pdl diviso, governo immobile, il cofondatore pronto a creare un nuovo partito. Eppure la coalizione all’opposizione fa tutto come, si diceva qui, “tranne la sola cosa a cui in qualunque sistema parlamentare si penserebbe subito, e cioè il ritorno alle urne. Ma in quale paese del mondo non avremmo oggi un’opposizione al settimo cielo?

Solo che l’approfondita riflessione lui la limita come è abitudine al solo “nemico pubblico numero uno (vorrrebbe convincerlo per il suo bene del pericolo che corre?) e al suo pericolosissimo alleato. Peccato che non si domandi o non abbia voglia, contestualmente, di dedicare alcun acuto ragionamento e qualche spassionato consiglio, dopo il positivo sondaggio, all’attuale opposizione, e non ci spieghi perché, secondo lui, in queste favorevolissime condizioni è proprio la coalizione (qui ben supportata) che avrebbe tutto da guadagnare da un rapido ritorno alle urne, che sembra temerle di più e – che in tutti i modi – sembra intenzionatissima ad evitarle.

update: Da leggere Piero Ostellino sul Corriere della Sera. Il nostro sistema istituzionale? Parodia delle vecchie monarchie. Sempre per il troppo impegnato prof. Ainis e i suoi “nessuno”. Così un Fassino pre-crisi governo Prodi il 6 maggio 2006 esponendo i quattro punti di un «manifesto presidenziale» che proponevano la candidatura al Quirinale come «presidente che svolga un ruolo di garanzia» di Massimo D’Alema e che intendevano «anticipare il modo con cui si propone di interpretare il proprio ruolo», enunciò il primo punto:

«L’assicurazione che se il governo Prodi dovesse entrare in crisi si tornerà a votare, in base al principio tipico delle democrazie dell’alternanza per cui la legittimità di una maggioranza e di un governo viene dal voto dei cittadini».

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Profumi?

Profumi da Prima Repubblica. Per Paolo Franchi e per il Foglio. E se il primo rimarca che “proprio come capitava con i vertici di una volta, e in particolare con quelli preannunciati come decisivi e, perché no, storici, in realtà non è successo nulla di risolutivo, o almeno nulla che meriti di essere consegnato alla storia” e sottolinea il tanfo che proviene anche dalle risposte dei finiani (che qui rincarano e promettono un’ulteriore riflessione collettiva: “ci rifletteremo ancora, tutti quanti. D’altra parte è successo anche con la legge sulle intercettazioni”):

Nessun problema, ci mancherebbe, sul voto di fiducia, e quindi nessun pericolo, per carità, di elezioni anticipate. Il programma di governo per i prossimi tre anni, così come lo ha presentato Berlusconi, è condivisibile, parola di Italo Bocchino, «al 95 per cento». Benissimo. Ma qui torna subito a farsi sentire il profumo di quella Prima Repubblica che pure a Bocchino non piaceva neanche un po’.

dalle parti dell’elefantino, si evidenziano invece i “consigli utili” che Beppe Pisanu avrebbe dato al Cav, rendendolo edotto su certe “pratiche democristiane” e rimproverandolo “per la sua avventatezza”. E quest’agosto 2010 appare sempre più surreale.

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Domande di fondo

Tranquilli, niente servizi segreti deviati, dossieraggi o killeraggi. E’ il politicamente correttissimo neo direttore dell’Espresso a porle.

perché sulle domande di fondo una risposta definitiva ancora non c’è: perché Fini s’è interessato a quella casa che apparteneva al patrimonio di An? Perché è stata venduta a un prezzo stracciato? Chi si nasconde dietro la società estera che l’ha acquistata? Il cognato, o questi si è limitato a fare da tramite? Perché poi l’appartamento è stato affittato proprio a lui? E che necessità aveva Tulliani di una residenza a Monaco?

via Oltre il cognato

Sono le domande di fondo, quelle che oggi, per qualcuno sembrano misteriosamente scomparse e annegate tra litigi familiari presunti spiattellati in tutte le salse, cucine troppo grandi (almeno secondo le misure prese dagli economisti del gruppo) e servizi segreti deviati in azione, e che continuano a star lì senza uno straccio di risposta. Confidiamo in qualche sviluppo positivo dopo l’ultimo incontro per “fissare la linea“. Intanto dall’entourage del Presidente della Camera, tra l’altro durante la visita ad una camera ardente, sono riusciti anche a far parlare – lasciando trapelare su tutti i giornali le “storiche frasi” – nientemeno chi da 40 non ha mai parlato, mancu a cannunati!

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Non importa

Dedicato a chi da queste coordinate, a settembre è pronto a costruire “il profilo di una forza politica modernissima, ma intrisa di Memoria Storica. Culturalmente consapevole ma popolare…”

Di Sinistra. A destra

Irrimediabilmente di sinistra, per provenienza e per vocazione. Hanno scelto di stare a destra, per convenienza e perché dall’altra parte nessuno se li sarebbe mai filati. Fighetti ma non abbastanza per essere ospitati nei salotti dell’intellighenzia che conta. Organici e funzionali a quelli che credono di essere i poteri forti, ma mica così tanto da poter ambire al ruolo di gran cerimonieri del Terzo Polo. Nascono maggioritari, moriranno democristiani. Dicevano “a noi”, da ragazzini. Finiranno per fare il controcanto a Casini. Erano per una destra alla Sarkozy. Adesso che Sarkozy caccia i Rom, saranno per una destra zingara. Hanno la pretesa di essere la cultura di destra e la stessa spocchia della superiorità culturale di certa sinistra. Solo che la vorrebbero esercitare qui, in mezzo ai berluscones che non possono sopportare e ai forzaitalioti che non capiscono un tubo e vedono solo figa e auto sportive.

Non abbiamo ancora capito cosa pensino delle tasse. Il loro leader non le vuole abbassare. Almeno la pensava così quando si potevano abbassare. Ma adesso, certamente, avrà cambiato idea visto che il modello di partito a cui aspirano sono i Tea Party americani. Che, appunto, non sono un partito.

Noi ci siamo sempre considerati di destra e i loro riferimenti politici hanno sempre sostenuto cose di sinistra. Per gli stessi riferimenti politici quel gran socialista di Benito Mussolini è stato il più grande statista europeo. Noi siamo scemi e buzzurri, abbiamo sempre pensato che la migliore fosse Maggie Thatcher. Però siamo senza cultura e decerebrati berlusconiani da jingle e siamo terribilmente d’accordo con Alessandro Campi quando parlava di Fini, Berlusconi e di leadership. Adesso è Alessandro Campi a non essere più d’accordo con sè stesso.

Oggi si accorgono che Berlusconi è cattivo e che il berlusconismo è fatto di dossieraggi e killeraggi politici. Nemmeno stessimo parlando dello scandalo escort della scorsa estate dove i nostri, con il solito doppiopesismo tipico della sinistra mondiale, si sono ben guardati dallo sporcarsi le mani per richiamare tutti alla buona politica. Non importa. Ovviamente è colpa nostra che non abbiamo capito e certamente una spiegazione ci dev’essere. Solo che siamo troppo impegnati a canticchiare “Meno male che Silvio c’è” e a guardare il culo di quelle che passano per comprendere la profondità di pensiero. A Berlusconi non perdoneranno mai il fatto di aver sdoganato certa destra e averle dato cittadinanza politica. Loro facevano parte di quella destra e a Berlusconi devono politicamente tutto. Cosa che non riescono a mandar giù. Allora provano a dipingere tutta la destra italiana come un’accozzaglia caricaturale di signorotti rozzi senza arte nè parte e in perenne adorazione al leader. E’ la stessa idea che hanno i comunisti in cachemire e non capisci mai se a questa nuova destra manchi di più il comunismo o il cachemire. Loro che volevano far diventare vincente la destra italiana avrebbero tanto bisogno di perdere un po’, altrimenti nessuno avrà mai bisogno dei loro consigli per vincere. Per questo vorrebbero Fini leader, mica per altro.

via Freedomland » Di Sinistra. A destra.

E a qualche altro amico (o ex-amico come si ritengono e si definiscono loro) ricordo che il tempo è sempre galantuomo. Sempre.

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Sequestro da 800 milioni

Sigilli al tesoro di Aiello. Sequestro da 800 milioni

I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno notificato all’ex manager della sanità privata Michele Aiello un provvedimento di confisca dei beni del valore di 800 milioni di euro. L’imprenditore sconta una condanna a 15 anni e sei mesi per associazione mafiosa, corruzione continuata e truffa aggravata. La misura patrimoniale, già resa nota la scorsa settimana e oggi comunicata ad Aiello, è stata disposta dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Aiello, coinvolto nella stessa inchiesta che ha portato alla condanna per favoreggiamento aggravato dell’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, è ritenuto strettamente legato al boss Bernardo Provenzano. Secondo gli inquirenti, avrebbe potuto contare in tutto l’arco della sua attività imprenditoriale, nata nel settore edile e poi ampliatasi in quello della sanità, su una sostanziale situazione di monopolio assicurata dall’appoggio dei vertici di Cosa nostra, che avrebbe anche investito ingenti somme di denaro nelle sue aziende. Il provvedimento, nato dagli accertamenti patrimoniali del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, riguarda:

  • il polo oncologico di eccellenza ”Villa Santa Teresa”, a Bagheria (Pa);
  • otto imprese edili: la Costruzioni s.r.l., la Edilcontrol s.r.l., la A.t.i. (Alte Tecnologie Ingegneristiche) group s.r.l., la S.el.da s.r.l., l’E.m.a.r s.r.l., la Edil costruzioni s.r.l., la Tuttedil s.r.l. e la Edil maf s.n.c. di Aiello Francesca & c..
  • Confiscate inoltre sei imprese del settore sanitario – la Radiosystems protection s.r.l.; la Villa Santa Teresa – diagnostica per immagini e radioterapia s.r.l.; l’Italsystems s.r.l.; il Centro di medicina nucleare S. Gaetano s.r.l.; l’A.t.m. (alte tecnologie medicali) s.r.l e Villa Santa Teresa group s.p.a.-; la società che gestisce la squadra di calcio di Bagheria (Pa); la ”Servizi & Sistemi s.r.l.”, operante nel settore informatico;
  • due stabilimenti industriali di circa 6.000 metri quadrati; un impianto di calcestruzzi;
  • quattro edifici adibiti ad uffici;
  • 14 appartamenti a Bagheria e tre ville ad Aspra, Santa Flavia e Ficarazzi (Pa).
  • E ancora il provvedimento riguarda 22 magazzini; 22 terreni edificabili, 24 auto; 22 veicoli industriali; 2 imbarcazioni da diporto; 145 rapporti bancari per 250 milioni di euro in contanti e due polizze vita.

I giudici hanno anche disposto, a carico del manager, l’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per due anni e sei mesi. I beni, sino ad oggi in amministrazione giudiziaria, sono stati messi a disposizione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che ne stabilirà la destinazione. Sono circa 400 i lavoratori che operano nelle imprese sanitarie, edili e amministrative di Aiello.

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Solo per dare una lontana idea di cosa significhi l’imprenditoria mafiosa in Sicilia. Per quanto riguarda il governo siciliano e il possibile e strombazzato Lombardo quater, il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, intervistato da una tv locale, si era augurato una rottura definitiva tra Gianfranco Miccichè e il premier:

“Miccichè per far parte del nuovo governo regionale dovrà rompere con il Pdl, quindi con Berlusconi, ma non credo che possa farlo”.

E il sottosegretario, nonostante il desiderio di “trascorrere le vacanze senza doversi inventare problemi che non esistono”, ha ritenuto opportuno replicare a distanza all’invito dell’alleato siciliano e ha dichiarato ai microfoni di Tgs cosa pensa della possibile formazione di un nuovo governo regionale:

Credo che una squadra di governo vada cambiata se alla base ci sono motivazioni di carattere politico. Da questo punto di vista non vedo novità a breve termine, per cui non capisco questa ipotesi, sbandierata più che altro dai giornali. Lombardo non mi ha mai parlato di un nuovo governo, né di nuovi assessori“.

Sulla auspicata rottura definitiva, Miccichè ha aggiunto:

“Io lascio Berlusconi e Lombardo chi lascia? Il Pd chi lascia? Mi sembra di giocare a Monopoli o a Risiko. Quella di Lombardo è una domanda alquanto curiosa, strana – ha detto il sottosegretario – Mi sembra un gioco piuttosto perverso della politica e dei palazzi su chi si deve avvicinare o allontanare di più, non considerando che ci sono problemi molto più ampi in Italia, e in Sicilia in particolare. In Sicilia – ha poi spiegato Miccichè - sembra che tutto sia condizionato da quello che decide il Pd, che un po’ si esalta per i litigi tra Berlusconi e Fini e si sente pronto ad andare alle elezioni, salvo poi fare un passo indietro. Si informano con Crespi sui sondaggi e capiscono di non essere nelle condizioni di vincere. A me il Pd non interessa, io non sono nel governo con il Pd né ci sarò mai e questo è un fatto assodato”.

Sì perché Lombardo intanto governa la Sicilia per virtù dello spirito santo. E con il suo vascello fantasma, composto da assessori finiani, di area e tecnici, mentre in aula è l’opposizione del Pd che vota il Dpef e la finanziaria. I tecnici ultimamente poi crescono a dismisura. Abbiamo addirittura scoperto che anche l’assessore al Turismo Nino Strano – qui la sua biografia, e qui intervistato spiegava chiaramente grazie a chi non erano riusciti a mandarlo in pensione: “Non fosse stato per Gianfranco Fini, ci sarebbero riusciti” - ora viene fatto rientrare tra gli assessori tecnici e quindi ritenuto tra gli intoccabili. Insomma, rinviato tutto a settembre, mentre continua il gioco al massacro, tattico e perverso, sulla pelle dei siciliani. Ora la sfida a monopoli prende il nome di “Governo di responsabilità istituzionale“.

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Sempre per esempio

Qui sul Riformista, quindi si suppone rientrante a pieno titolo tra la libera informazione, sia perché i giornali, tutti i giornali pure quelli che si ritengono scomodi, anzi soprattutto quelli che si ritengono scomodi, sono liberi e non tollerano né bavagli né leggi-bavaglio, se non ricordiamo male, e dato che come diceva solo qualche tempo fa, non io, ma proprio lo stesso Presidente della Camera:

«Non può essere garantita la privacy a discapito della libertà di informazione. Voglio vivere in un Paese in cui ogni giornale scrive quello che vuole ogni giorno».

Oggi che la privacy di qualcuno sembra essere diventata (autorizzata, consentita e riferita: “E lei ha giurato e stragiurato“) il cuore della questione politica, con litigi e improbabili telefonate indignate, “virgolettate” e sbandierate ai quattro venti, come difesa estrema anche dal Corrierone, su uno dei quotidiani liberal per eccellenza, qualcuno si domanda con una certa perfidia, adeguatamente liberal e quindi assolutamente legittima, “Che direbbe, sempre per esempio, la politologa Sofia Ventura“?

Chissà se il Presidente, mi domando io – datosi alla lettura intensa altrettanto colta e liberal in questi ultimi anni – posto che tutto quanto lasciato opportunamente trapelare sia la verità (si potrebbe anche pensarla diversamente in quel paese libero che tutti agogniamo e in cui tutti vorrebbero vivere, sarebbe pure consentito no?), abbia mai letto lei e il suo «epigramma epicureo»:

«Hai avuto tempi meravigliosi, per un certo tempo: ed è il meglio che tu possa dire della vita».

E’ questo il carpe diem delle nonne?

«Nessuno s’aspetti d’essere felice per tutta la vita. E’ un desiderio infantile: non dura».

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