Archivio per Economia

Chiarezza chirurgica

Le reazioni negative alle decisioni prese dalla Fiat sono tantissime e maggioritarie, come dice lo stesso Oscar Giannino, la sua è una delle poche controcorrente.

La Fiat a Melfi ha ragione, chi l’accusa no.

Come purtroppo c’era da attendersi, la FIOM-Cgil si è attestata su una linea durissima a Melfi. I tre attivisti sindacali che erano stati licenziati dall’azienda per danni indebiti alla produzione durante lo sciopero dello scorso 7 luglio, sono stai reintegrati dal giudice del lavoro e ieri l’avvocato del sindacato li ha riaccompagnati in azienda, pretendendo che venissero riassegnati alle funzioni produttive. Ma l’azienda aveva chiarito in precedenza che, pendente il ricorso e partita anche l’azione penale per danni nei loro confronti, la riassegnazione sarebbe stata rifiutata. La giornata si è chiusa con l’annuncio di un’azione penale anche da parte dei lavoratori e del sindacato contro la Fiat, oltre che con un nuovo passo verso il giudice del lavoro, a cui si chiederà in dettaglio di circostanziare tutto ciò a cui l’azienda sarà obbligata dal giudice. Nei commenti, prevale la condanna alla Fiat. Anche sul Corriere della sera. Io dico che sbaglia, chi la pensa così. E lo penso ragionando, non per cercare dannose prove di forza. Prevale la condanmna alla Fiat non solo da parte di chi, come la sinistra antagonista e naturalmente la Cgil, si oppone apertamente alla svolta di produttività iniziata con l’accordo interconfederale sul salario decentrato firmato da Confindustria nel febbraio 2009, inverato poi con l’accordo su Pomigliano, approvato a maggioranza dai lavoratori, e che ora l’azienda intende estendere al più presto in ciascun stabilimento nazionale. Anche da parte di molti che pure sono comprensivi verso le richieste Fiat, è stato espressa una aperta delusione perché l’azienda starebbe cadendo in una sorta di trappola. Tirando troppo la corda, farebbe il gioco preferito da chi si oppone per principio. Mettendo in difficoltà chi invece intende assecondare la svolta, ma senza per questi passare come indifferente o addirittura nemico dei diritti dei lavoratori.

Penso che questo atteggiamento sia anche comprensibile, in un Paese che da sempre è abituato a pensare che le innovazioni si fanno solo molto, ma molto gradualmente. E anzi, più sono importanti e delicate, più devono essere graduali. Figuriamoci quando poi si tratta della prima azienda manifatturiera italiana, di un contratto simbolo per definizione, come quello dei metalmeccanici, e del sacrosanto diritto di sciopero. Penso però che questo atteggiamento sia semplicemente sbagliato. Se la Fiat ha ragione, allora ha ragione fino in fondo. Se ha ragione fino in fondo, bisogna mettere in conto che ora è venuto il momento di dirlo senza infingimenti, perché il momento delle scelte è ora. Dire per esempio che con ogni probabilità è assolutamente vero, che i tre scioperanti il 7 luglio scorso hanno bloccato carrelli automatici che servivano a rifornire sulla linea chi non scioperava, e che ciò costituisce un comportamento illegittimo, dannoso alla libertà altrui e al patrimonio dell’azienda, ma la Fiat doveva comunque far finta di niente – come si è letto ieri sul Corriere della sera – a mio giudizio rischia di accrescere solo la confusione.

Si ha come l’impressione che in Italia ancora pochi abbiano capito la portata vera di questa sfida. Sommando il fatturato 2010 atteso di Fiat auto – 27,7 miliardi di euro – e di Chrysler – 20,1 miliardi di dollari, il gruppo torinese si colloca oggi stesso nel mondo subito dopo i 61 miliardi di euro di Volskwagen, i 64,6 miliardi di dollari di General Motors, i 59 miliardi di dollari di Ford. Fiat si piazza d’autorità al quarto posto nel mondo, alla pari con i 46 miliardi di euro di Mercedes, staccando di parecchie misure BMW e Peugeot sotto i 30 miliardi, e Renault che starà sotto i 20.

E’ una competizione durissima, se pensiamo a quanto i tedeschi siano al momento più avanti di tutti, in Cina. Se vogliamo difendere l’auto italiana, non c’è alternativa. Su questo John Elkann e Sergio Marchionne hanno ragione. Bisogna che sindacato e politica si mettano in condizione di capire che o si abbraccia ora e subito la via della nuova produttività e delle nuove relazioni industriali, oppure semplicemente il treno è perduto. I magistrati del lavoro a quel punto potranno anche reintegrare tutti i lavoratori che scambiano il legittimo diritto di sciopero con l’illegittimo procurato danno, ma non sarà questa via a difendere l’auto italiana nella competizione mondiale. Né si è visto mai uno stabilimento che resta aperto a dare lavoro oggi e domani perché lo ordina un magistrato, se quello stabilimento non ha più margini di utile e competitività.

E’ verissimo che, nei passaggi più delicati e decisivi, gli attori di grandi scelte devono attentamente misurare toni e decisioni. La realizzazione di quella grande svolta nazionale che riguarda non solo Fiat, ma l’intera industria italiana per realizzare quel salto in avanti reso possibile dall’accordo del 2009 e dalla detassazione del salario di produttività, chiede a tutti una grande responsabilità. Lo chiede alle aziende e al sindacato, come alla politica. Ma richiede anche una chiarezza oserei dire quasi chirurgica. In Italia nessuno ha chiesto di accettare, per difendere l’occupazione, i 14 dollari l’ora per i giovani che pure il sindacato americano ha accettato. Né tanto meno è stato chiesto di lavorare una settimana in più l’anno a parità di salario, come ottennero Volskwagen e Siemens e molte imprese tedesche alcuni anni fa, la svolta che le fa oggi così forti. A maggior ragione, è pura miopia autolesionista accusare di fascismo aziendale chi si è messo in condizione di contare di più nel mondo lavorando di più, ma anche pagando di più i lavoratori che lo accettano.

via CHICAGO BLOG » La Fiat a Melfi ha ragione, chi l’accusa no.

Qui il Foglio: Cosa c’è dietro il muso duro di Marchionne a Melfi e sul Sole Tre operai non sono gli operai.

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Crescita e Fas

Il vicepresidente di Confindustria sulla crescita: Bombassei: “La svolta c’è, corriamo più del previsto” e il governatore della Campania, intervistato dal Sole, sui Fas: “Sto con il governo, sui Fas basta frammentazione“. Mentre il governatore di Sicilia Lombardo, uno di quelli che sui Fas non sta decisamente con il governo, annuncia azioni legali contro il governo anche per la vicenda Tirrenia:«Dal governo un atto di ostilità vergognoso». Sicilia in campo per Tirrenia.

Sul fallimento della privatizzazione di Tirrenia, qui ne parla approfonditamente Andrea Giuricin, Tirrenia: l’Alitalia dei mari:

È morta Tirrenia? Fará la fine di Alitalia? Perché in Italia non sappiamo privatizzare?

Queste sono solo alcune delle domande che ci si potrebbe porre a pochi giorni dal fallimento della privatizzazione di Tirrenia.

L’Alitalia dei mari, che ha accumulato perdite per 20 anni pur ricevendo circa due miliardi di sussidi pubblici nello stesso periodo, rischia ora di fare la fine della compagnia aerea. Come giustamente ricordava Oscar Giannino, non è assolutamente un caso che sia andata a finire cosi: una vera buffonata.

In principio dovevano essere 16 le possibili società interessate alla compagnia pubblica controllata da Fintecna. Poco a  poco si è arrivati ad una scrematura fino ad avere solo un pretendente, oltretutto a maggioranza pubblica (la Regione Sicilia).

Nonostante un contributo pubblico di 120 milioni di euro l’anno per 10 anni, neanche la Regione Sicilia è riuscita a trovare i fondi per non lasciare affondare Tirrenia e forse questo è l’unico aspetto positivo di tutta la privatizzazione.

Se avesse vinto la cordata del “Mediterraneo”, l’unica certezza sarebbe stata quella che i contribuenti italiani avrebbero speso ancora piú soldi per mantenere in vita una società che non ha senso.

Non ha senso perché il trasporto navale dovrebbe essere pienamente liberalizzato e se si volesse lasciare un servizio universale, questo potrebbe essere garantito tramite un’asta pubblica per l’assegnazione delle rotte. Inoltre queste rotte, nel momento della decisione dell’ammontare del sussidio pubblico, dovrebbero tenere in considerazione gli altri mezzi di trasporto più efficienti. In alcuni casi, l’aereo potrebbe essere un ottimo sostituto del viaggio via nave.

Sempre sul Sole spazio alle stime preliminari diffuse ieri dall’Istat: Crescita più forte: il Pil è all’1.1%.

La ripresa economica si va consolidando anche in Italia e per il secondo trimestre consecutivo il Pil fa registrare un incremento dello 0,4 per cento rispetto al trimestre precedente. Non solo: secondo la stima preliminare diffusa ieri dall’Istat (per avere i dati definitivi occorrerà attendere il 10 settembre) l’aumento del prodotto interno lordo tra aprile e giugno 2010 rispetto allo stesso periodo del 2009 è stato pari all’1,1 per cento: per l’attività produttiva in Italia si tratta dell’incremento tendenziale più forte dal terzo trimestre del 2007 ed è una crescita dovuta essenzialmente al contributo positivo dell’industria e dei servizi (il valore aggiunto dell’agricoltura è invece diminuito tra aprile e giugno).

A questo punto, ha spiegato ancora l’Istituto nazionale di statistica, la crescita acquisita per l’anno in corso, vale a dire l’incremento di prodotto che si avrà comunque, anche se nei prossimi sei mesi ia crescita fosse nulla, è pari allo 0,8 per cento.

Quanto è robusta la ripresa? Il passo della crescita economica italiana è certamente più veloce di quello spagnolo (la Spagna, secondo la sua Banca centrale, ha fatto registrare un +0,2% trimestrale) e più lento di quello inglese (l’incremento trimestrale del Pil in Gran Bretagna è stato pari all’1.1%) nonchè di quello americano: il prodotto è aumentato nel trimestre dello 0,6% negli Usa, riporta l’Istat. Quanto agli altri partner europei, le attese degli economisti sono per un incremento trimestrale pari all’1% in Germania e a un +0,3% in Francia; in coerenza con queste stime, l’incremento del prodotto lordo in Eurolandia nei mesi primaverili del 2010 dovrebbe essere stato pari a +0,6 e questo giustifica i commenti ottimistici sulla congiuntura espressi nell’ultima riunione prima delle ferie dal presidente della Bce, Jean Claude Trichet; anche se lo stesso presidente dell’Eurotower si è affrettato a sottolineare che «è presto per cantar vittoria» perchè nella seconda parte dell’anno potrebbe verificarsi un’attenuazione della ripresa.

Flemma produttiva la definisce il Foglio. Gli stessi dati analizzati dal Corriere: Prove di ripresa per il Pil, sale come prima della crisi e qui commentati da Dario Di Vico: Serve uno scatto.

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E’ infondata

L’antievasione dei fatti

Il Cav. e Tremonti recuperano più soldi al fisco senza criminalizzazioni

L’Agenzia delle entrate ha comunicato che nel primo semestre del 2010, grazie ai controlli fiscali, sono stati recuperati circa 5 miliardi di euro, il 9 per cento in più rispetto al 2009. Questi risultati derivano dalla intensificazione dei controlli, aumentati del 57 per cento, in un clima di maggior consenso sociale al rispetto delle regole fiscali. L’obiettivo di recuperare 8 miliardi nel 2010 con la lotta all’evasione, alla luce di questi dati, appare a portata di mano. E ciò anche grazie alle nuove norme sulla tracciabilità dei pagamenti per l’Iva. Gli 8 miliardi di imposte così recuperate, pari allo 0,5 per cento del pil, sono soltanto una parte del fenomeno.

La parte maggiore dei risultati deriva dall’incremento delle condotte conformi alla legge, per l’accresciuto timore di essere scoperti e il mutamento di mentalità. I dati sui recuperi fiscali e sulle misure di contrasto all’evasione di questo governo sfatano l’accusa di lassismo fiscale, tradizionalmente rivolta all’esecutivo dalle opposizioni. Il cliché per cui Romano Prodi e Vincenzo Visco sarebbero stati nemici degli evasori, mentre il Cav. e Giulio Tremonti sarebbero loro amici è infondata. C’è invece una differenza di stile e di metodo. Quello attuale non consiste nel dire che le imposte sono belle e che tutti gli evasori sono criminali, né nell’adottare misure vessatorie, ma nell’agire senza eccessi e clamori retorici, incentivando i ravvedimenti per fare emergere, con il tempo, una nuova coscienza fiscale.

Record di incassi dalla lotta all’evasione fiscale: 4,9 miliardi in sette mesi.

Evasione, recuperati 5 miliardi in 7 mesi. Per il secondo anno cifre record sui risultati della lotta contro le frodi fiscali.

Befera fa un bel regalo a Tremonti.

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Il danno è fin troppo facile da calcolare

La decisione di Fintecna sulla privatizzazione di Tirrenia e della controllata siciliana Siremar, era attesa per ieri. Ma il rilancio dell’unico concorrente, Mediterranea Holding, da 10 a 25 milioni (più il debito di 520 milioni) ha provocato un nuovo slittamento. La cordata guidata dalla Regione Sicilia (37%) ha anche rafforzato la compagine: sarà consigliere delegato Alexandros Tomasos (TT Lines) mentre Cristina Busi Ferruzzi entra nel consiglio di gestione. Resta presidente Salvatore Lauro.

Da Palermo arriva oggi il commento, assolutamente condivisibile, del presidente di Confindustria Palermo, Alessandro Albanese, che non usa mezzi termini.

Palermo, 27 lug. – Adnkronos.

“L’ingresso della Regione nella cordata per acquistare la Tirrenia è un insulto alle imprese siciliane”.

L’affare con la Mediterranea Holding “un insolente attacco al circuito economico dell’Isola e un eclatante controsenso rispetto ai principi sbandierati dal presidente della Regione. Lombardo parla tanto di tutela dell’autonomia e sviluppo della Sicilia, poi però chiude accordi con imprenditori oltre lo Stretto a danno della Sicilia”.

Il danno – secondo il presidente degli industriali – è fin troppo facile da calcolare. L’acquisto della Tirrenia comporta un accollo immediato di 670 milioni di debiti, e dopo i primi otto anni la stima è di svariati miliardi. Il patrimonio consiste invece in una flotta valutata 800 milioni, anche se la stima non risponde assolutamente al valore di mercato. L’operazione forse può servire solo per assumere altre tremila persone, come se avessimo bisogno di altro personale nei ranghi dell’Amministrazione regionale”.

“Se proprio Lombardo ha a cuore le sorti della Sicilia e del suo sviluppo in senso federalista – conclude Albanese – perché non si chiede quanto verrà a costare quest’operazione complessivamente? Oppure il presidente della Regione vuol lasciare in eredità ai siciliani una nuova voragine nelle casse pubbliche?”.

Tirrenia, mediterranea raddoppia l’offerta.

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I dati tanto attesi

Lo stress, almeno per questo weekend, sembra terminato. I dati tanto attesi dei test sulla resistenza e sulla solidità patrimoniale delle banche europee sono arrivati. I numeri, ad una prima valutazione, parlano abbastanza chiaro: su 91 istituti di credito cui è stato fatto l’esame “sotto sforzo”, sono sette quelli bocciati. Tra questi, la tedesca Hypo Real Estate, la greca AteBank. A cui poi si aggiungono le cinque casse di risparmio spagnole Diada, Cajasur, Espiga, Unnim e Banca Civica.

L’Italia promossa
C’è subito da dire che le cinque banche italiane oggetto della valutazione hanno passato il tagliando. UniCredit, Intesa Sanpaolo, Ubi banca, Banco popolare e Mps non hanno bisogno di rafforzare il patrimonio perché sono in grado di fronteggiare un peggioramento dell’economia, nello scenario negativo prospettato dal Cebs, il Committee of european banking supervisors, che in collaborazione con la Bce, le singole autorità di vigilanza nazionale e le banche stesse, ha condotto i “crush test”. Un dato che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti giudica «molto buono e positivo, non solo perché indica la solidità del sistema bancario italiano, ma anche perché indica la solidità dell’Italia». continua qui

via Le cinque banche italiane promosse dagli stress test. In Europa sette bocciate su 91 – Il Sole 24 ORE.

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Impresa sprint

L’IMPRESA SPRINT AIUTERA’ IL SUD

Con la segnalazione certificata sarà possibile aprire subito i battenti di Antonio Nicita Giovanni Parente

L’impresa in un giorno stavolta può davvero diventare realtà. Il percorso di avvicinamento (durato anni) forse conosce oggi l’ultima tappa: quella delineata nell’emendamento alla manovra firmato dal relatore del provvedimento al Senato, Antonio Azzollini. Quando la conversione del Dl 78/2010 sarà definitivamente approvata, basterà infatti una semplice segnalazione certificata perché un impresa possa aprire immediatamente i battenti.

In pratica, imbocca così una corsia preferenziale la parte del progetto del governo per la semplificazione realizzabile per legge ordinaria. La nuova procedura (si chiamerà Scia) sostituirà ogni autorizzazione, licenza, permesso o nulla osta per l’avvio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipende dalla verifica di requisiti.

Non deve trattarsi di attività per le quali sia prevista qualche forma di contingentamento così come non vale per le attività a carattere prevalentemente finanziario, per le quali il percorso autorizzatorio si rende necessario anche a garanzia dei futuri utenti.

Più in generale, la novità ritraduce in un abbattimento, quasi totale, dei tempi di attesa. Al netto delle precondizioni, come ad esempio il versamento del capitale o quelle di natura contabile, tutto viene condensato in un giorno. Grazie anche a ComUnica: il sistema telematico che, dopoun periodo sperimentale, è diventato dal 1° aprile scorso la sola opzione per tutti gli adempimenti riguardanti l’agenzia delle Entrate, l’Inail, l’Inps e le Camere di commercio. Tempi ridotti significa anche distanze ridotte e meno differenze territoriali. Dagli attuali standard – monitorati da due studiosi di Bankitalia – significherebbe fare un passo avanti di 26 giorni nelle Isole e di 23 giorni al Sud nelle attese per iniziare a fare la propriamente. A Nord, il dato di partenza (che comunque non risente ancora degli effetti di ComUnica) è migliore ma in ogni modo si tratterebbe di dare un taglio di quasi due settimane. continua

Da “IL SOLE 24 ORE” di lunedì 12 luglio 2010

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Ingredienti che sembrano scarseggiare

NON PAGA LA POLITICA DELL’ASSALTO di Alberto Orioli

Come certe zanzare con la calura, anche le lobby avvertono la debolezza della maggioranza politica e tentano di perforare i tessuti della manovra 2011. Non le lobby dei corpi intermedi del mondo produttivo, imprese e lavoratori in primo luogo, ma i rassemblement del sottogoverno, della cattiva politica, centrale o locale che sia. La Finanziaria da 24,9 miliardi che si avvia al primo sì in parlamento invariata nel suo valore finale – è il volto dei rigore con cui la Repubblica italiana intende presentarsi nel consesso mondiale, ancora assai colpito dalla volatilità dei mercati finanziarie, al loro interno, dei mercati delle obbligazioni governative. Ha ragione il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, a non voler trasformare il lavoro di inevitabile mediazione politica in una tela di Penelope sbrindellata, ordito e trame tessute dal caso e dalla contingenza della pressione dei gruppi più o meno organizzati. Il continuare a ribadire l’invarianza dei saldi come linea del Piave della finanza pubblica ha un suo valore “retorico” di simbolo rigorista, quando alle politiche del rigore si applicano (si veda la Germania) paesi con tassi di crescita superiori ai nostri e quote di debito inferiori.

Ha avuto senso modificare le norme più palesemente contrarie alla necessità dello sviluppo. Non c’era motivo nell’impedire forme di compensazioni fiscali, dato il cronico sbilancio del dare-avere tra stato e fornitori (che attendono anche tre anni e mezzo prima di essere pagati). Non aveva senso stabilire termini troppo ravvicinati per l’interruzione della sospensiva (150 giorni, sempre pochi anche se raddoppiati) dato l’evidente contrasto con la prassi che porta a 700 giorni il tempo minimo per avere certezze dal giudice fiscale. È per questo che è stato opportuno modificare quelle storture. Si tratta di correzioni che non cambiano l’entità delle risorse in gioco, ma rendono più eque le regole, più favorevole il contesto generale alfine di favorire l’azione dell’economia. E creano quelle condizioni di habitat per far decollare gli investimenti, unica vera vitamina per la ripresa. Come è anche la misura che consentirà agli investitori esteri di “importare” anche il regime fiscale più favorevole.

Diverso ciò che chiedono le regioni: un differente impatto dei tagli che – quello sì – avrebbe inevitabili contraccolpi sull’impianto generale del testo messo in campo dall’Economia e ne attenuerebbe la portata. Il loro no alla manovra dimostra un radicalismo che nemmeno i comuni hanno condiviso, avendo accettato di abbinare alla fase del rigore la fase del rilancio, magari agganciata al federalismo fiscale.

Non serve un altro pasticcio. Questa manovra – che sarà anche ricordata come la “Finanziaria del refuso del relatore”, perché, per la prima volta, non si saranno prodotti emendamenti del governo ma solo norme a cura del relatore – ha già inanellato diverse gaffe: ha promesso l’Irap zero al Sud, ma ha imposto l’aumento dell’Irap delle regioni-canaglia (che sono nel Mezzogiorno); ha diminuito gli enti di ricerca, ma ha agevolato il rientro dei ricercatori; ha corretto nottetempo le norme previdenziali sui 40 anni di contributi non più sufficienti per le pensioni di anzianità e ha dato corpo però a una robusta revisione dell’età pensionabile. Da ultimo, ma solo in termini cronologici non certo di importanza, il va-e-vieni della riforma Alfano sulla giustizia civile; una specie di assaggio, ben presto ritirato vista la cattiva accoglienza in chi avrebbe poi dovuto continuare il pasto (avvocati per primi). Leggi il resto »

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Cassa integrazione: +71% nel semestre

CASSA INTEGRAZIONE - Dall’Inps arriva poi il dato sulla cassa integrazione. A giugno calano le richieste: rispetto a maggio, quando erano state 116,8 milioni, lo scorso mese le ore autorizzate sono state 103,5 milioni, con una diminuzione dell’11,4%. Nel complesso del primo semestre dell’anno le ore autorizzate di cig sono state 636,1 milioni, contro i 371,5 milioni del corrispondente periodo 2009: l’incremento complessivo è del 71,2%. La riduzione della cassa integrazione – afferma l’Inps – «è particolarmente forte negli interventi ordinari, in cui le ore autorizzate sono diminuite del 21,5%, passando da 34,8 milioni di maggio a 27,3 milioni. Rispetto al giugno 2009, quando le ore autorizzate erano state 59,7 milioni, il calo è del 54,2%». Diverso l’andamento della cassa integrazione in deroga: a giugno sono state 34,7 milioni le ore autorizzate, con un aumento del 7,3% rispetto a maggio, quando le ore autorizzate erano state 32,4 milioni. L’aumento maggiore, pari ad oltre il 30% del totale del mese, si è registrato nel comparto commercio e artigianato (rispettivamente 11,5 e 13,2 milioni di ore).

DOMANDE DISOCCUPAZIONE - Calano anche le domande disoccupazione: a maggio 2010 – secondo l’Inps – ne sono state presentate 57mila, 16mila in meno rispetto ad aprile e oltre 11mila in meno rispetto a maggio 2009. Complessivamente nei primi cinque dell’anno le domande presentate sono state il 13,5% in meno rispetto a quelle dello stesso periodo del 2009 (400mila contro 463mila). In calo anche le richieste di mobilità: 5.800 nel mese di maggio 2010, quasi il 18% in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

via Disoccupazione record tra i giovani Cassa integrazione: +71% nel semestre – Corriere della Sera.

Questo è l’articolo del Corriere online che riporta i dati Inps usciti ieri. Questo il titolo che li accompagna:

Cassa integrazione: +71% nel semestre

Tanto per capirci questo era il lancio delle agenzie riportato anche a Repubblica Affari&Finanze: LAVORO: INPS, IN FORTE CALO RICHIESTE CIG A GIUGNO (-11,4%) e come al Corriere sono riusciti a presentarlo e “titolarlo”. Incredibile.

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Stime di crescita

Confindustria alza le stime. Ma molto resta da fare.

Oggi Confindustria ha alzato le stime di crescita attesa per il 2010 all’1,2% del PIL, e per il 2011 all’1,6%. Il capo dell’ufficio studi di Confindustria, Luca Paolazzi, per come lo conosco è alieno da qualunque sospetto di indoramento di pillole. Lavora seriamente sui dati, se del caso non evita analisi critiche ai difetti persistenti del tessuto d’impresa italiano, non piega alcun andamento a improprie simpatie politiche. Per chi volesse approfondire, qui il documento integrale, e qui le slides di presentazione. Non è il caso di lasciarsi andare a impropri brindisi. Occhio ad alcuni flash che richiamo, sui più gravi problemi aperti: Prosegui la lettura…

via CHICAGO BLOG.

Confindustria: l’Italia fuori dalla recessione, +1,6% nel 2011.

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