Archivio per Cronaca

Sentenza di merito del Tar Lombardia

Il Tar della Lombardia ha confermato oggi la riammissione del listino di Roberto Formigoni. La sentenza di merito ribadisce dunque l’orientamento emerso nell’udienza cautelare di sabato scorso, quando i giudici milanesi avevano accolto la richiesta di sospensiva dei legali di Formigoni contro l’ordinanza della Corte di appello di Milano.

È possibile, però, che la vicenda giudiziaria non si fermi qui. Perché il Pd potrebbe a questo punto impugnare la sentenza davanti al Consiglio di stato. «Non abbiamo nessun problema – ha detto stamattina Formigoni -. Noto soltanto che Penati aveva detto che non avrebbe fatto ricorso: se poi lo fa è una scelta sua. Adesso dedichiamoci a illustrare i programmi ai cittadini». 

Qui Filippo Penati, candidato del Pd alla Presidenza della regione Lombardia, dichiarava 3 giorni fa: Mai fatto né faremo alcun ricorso. “Non abbiamo fatto e non faremo nessun ricorso”.

Per quanto riguarda la sentenza del Tar Lazio (qui il testo), che ieri ha respinto la richiesta del Pdl di sospendere il provvedimento con cui la Corte di Appello di Roma aveva escluso la lista circoscrizionale provinciale del Pdl di Roma dalle prossime elezioni per la Regione Lazio:

E’ vero che la Costituzione attribuisce la legislazione elettorale di valenza regionale alle regioni, ma la norma chiamata in causa dal Tar del Lazio, l’articolo 2 della legge regionale del Lazio n. 2 del 20 gennaio 2005, dispone che «per quanto non espressamente previsto, sono recepite la legge 17 febbraio 1968, n. 108 (Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale) e la legge 23 febbraio 1995, n. 43 (Nuove norme per la elezione dei consigli delle regioni a statuto ordinario), e successive modifiche e integrazioni». Per tutto quello non espressamente previsto quindi la Regione Lazio si rimette alla normativa nazionale, che lo Stato ha tutto il diritto di interpretare.

E «successive modifiche e integrazioni», spiega il costituzionalista Ciro Sbailò a il Velino, significa che siamo di fronte a «un caso classico di “rinvio dinamico” che vincola la legge a un’altra legge. Quando, infatti, il rinvio è “statico”, “le eventuali variazioni apportate all’atto cui si rinvia sono indifferenti”. Nel caso di rinvio dinamico, invece, l’ordinamento “si adegua automaticamente a tutte le modifiche che nell’altro ordinamento si producono” (G. Pitruzzella). In altre parole – sostiene il professor Sbailò – con quel riferimento dinamico, il legislatore regionale ha aperto una strada che poi non può decidere di chiudere quando gli pare… Insomma, siamo di fronte a un atteggiamento a dir poco “creativo” dei giudici amministrativi».

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Il Tar accoglie la richiesta di sospensiva

Intanto il Tar della Lombardia ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata dalla lista dell’attuale Governatore ammettendola alla corsa per le regionali previste per il prossimo 28 e 29 marzo. L’ordinanza non ha tenuto conto del decreto approvato dal Consiglio dei ministri. Nella ordinanza emessa oggi si legge infatti che:

«l’ufficio centrale regionale presso la Corte d’appello di Milano è indubbio che avesse già espresso la sua decisione in termini di ammissione della lista in questione, come emerge dal verbale delle operazioni elettorali relative al controllo della lista Per la Lombardia».

In tal senso il consiglio accoglie la richiesta dei legali del Pdl, «sospende gli atti impugnati e dichiara ammessa la lista per la Lombardia». «Il Tar – commenta Formigoni - ha riconosciuto che l’ufficio elettorale della Corte d’Appello dopo aver accettato la nostra lista non aveva più alcun potere di intervento. Il Tar ha riconosciuto che la nostra lista è sempre stata in corsa e non era fondata l’esclusione. Sottolineo che la decisione del Tar prescinde dalla presa in considerazione del decreto legge di venerdì. Noi ce l’abbiamo fatta da soli, con la piena legittimità di tutti i nostri comportamenti. Non abbiamo avuto bisogno di alcun aiutino».

«Sottolineo – conclude il presidente della Regione Lombardia – che le nostre liste non sono state riammesse, sono sempre state in corsa, sono sempre state legittime. Il Tar si è limitato a ricostituire il diritto».

L’ordinanza cautelare è comunque appellabile al Consiglio di Stato e in queste ore i legali della lista Penati (anche lui ha impegnato in un sit-in di protesta contro il decreto) starebbero valutando se ricorrere o meno contro la decisione. La sentenza di merito potrebbe arrivare invece all’inizio della prossima settimana, stando alle notizie che trapelano dal Tar (si è riservato nel testo dell’ordinanza la possibilità di fare una sentenza breve a giorni). Mentre la Regione Lazio (quella in carica dell’ex Presidente Marrazzo), dopo essersi costituita presso il Tar sui ricorsi presentati dal centrodestra, solleverà davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di competenza contro il decreto legge interpretativo approvato dal governo. Lo ha annunciato il vicepresidente Esterino Montino, durante il sit-in di protesta del centrosinistra che si sta svolgendo a Roma a piazza del Pantheon.

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Il caso del figlio

L’Università di Messina sembra attirare i guai come una calamita fa col ferro. L’ultimo caso, che qualcuno potrebbe anche definire da “parentopoli”, riguarda Rosario Scalisi, figlio del più noto Vincenzo Scalisi, ordinario di Diritto privato presso la facoltà di Giurisprudenza di Messina. Un caso già affrontato dal Giudice del lavoro ma che quest’ultimo ha segnalato, inviandone tutti gli atti e ravvisando «fatti di rilevanza penale perseguibili d’ufficio», alla Procura della Repubblica.

[...] E arriviamo a questi giorni. Il 26 febbraio scorso giunge l’ordinanza del Giudice del lavoro, il quale rigetta formalmente il ricorso, semplicemente perché la competenza sull’annullamento del contratto spetta all’Università. Ma di fatto riconosce in pieno le “storture” della vicenda e il diritto della Della Cava ad essere assunta. Secondo il giudice, infatti, non può esserci dubbio sul fatto che Scalisi avesse un rapporto di pubblico impiego e che fosse, invece, tenuto a dichiarare il contrario entro 30 giorni dalla stipula del contratto con l’Università. Dichiarazione mai avvenuta, come scritto sopra. E per questo, scrive il giudice, «l’amministrazione avrebbe dovuto procedere in autotutela allo scioglimento del contratto». Ma c’è di più: il comportamento dell’Università, secondo il giudice, «ha consentito allo Scalisi un indebitospatium deliberandi” nella scelta tra l’uno e l’altro impiego pubblico, così come comprova la concessione in suo favore di un periodo di aspettativa superiore al termine massimo previsto dall’art. 37». Per tutti questi motivi, il giudice ha trasmesso tutti gli atti alla Procura della Repubblica, ravvisando «nella vicenda fatti di rilevanza penale perseguibili d’ufficio».

via Università, parenti e concorsi: il caso del figlio del prof. Scalisi – Tempo Stretto – Quotidiano on line di Messina e provincia.

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Agevolazioni finanziarie

Truffa all’Ue e allo Stato da tre milioni: sette denunciati a Catania

Nel mirino della Guardia di finanza una società che imbottiglia bevande gassate. L’impresa avrebbe ottenuto illecitamente delle agevolazioni

Catania. Una presunta truffa all’Ue e allo Stato da parte di una società operante nel settore dell’imbottigliamento di bevande gassate, per ottenere agevolazioni finanziarie per 3,2 milioni di euro è stata scoperta dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Catania che hanno denunciato sette persone, a vario titolo, per truffa aggravata e falso.

Secondo l’accusa, la società avrebbe ottenuto finanziamenti per realizzare due distinti impianti industriali destinati a produrre, ciascuno, lattine e bottigliette in pet da 33 centilitri, la cui ultimazione ed entrata in funzione era stata più volte proclamata. In realtà, è la tesi della Guardia di finanza, avrebbe invece effettuato investimenti limitati e totalmente difformi dagli originari progetti, integrando nelle linee produttive anche macchinari usati prelevati da stabilimenti in disuso.

La presunta truffa sarebbe stata ‘coperta’ anche dagli organi contabili preposti al controllo, che avrebbero così tratto in inganno il ministero delle Attività produttive. Un rapporto è stato inviato al ministero per il recupero del contributo già concesso e alla Procura Regionale della Corte dei Conti di Palermo, per i rilevanti profili di danno erariale. La società é stata denunciata alla Procura della Repubblica.

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Un professionista senza scorta

Il sindaco Cammarata ha proclamato il lutto cittadino per lunedì giorno in cui si svolgeranno i funerali. Ora c’è la sua ultima udienza.

C’è l’atrio del tribunale di Palermo, che dopo diciotto anni dalle stragi che insanguinarono la città, torna ad accogliere le spoglie di un suo servitore. Un’immensa scatola di marmo che come dice qualcuno “oggi si riempie di un vuoto insostenibile”. [...] E non manca ovviamente la corte: la società civile palermitana, che ancora una volta dimostra, nel momento del bisogno, di saper essere un giudice presente e severo. Decine di persone che fanno la coda per sfilare, anche solo per pochi secondi, davanti al feretro dell’avvocato e rivolgere una pensiero, o per recitare una preghiera.

«Gentiluomo controcorrente e garantista» del siciliano Felice Cavallaro, che da venti anni segue fatti e misfatti di mafia per il Corriere della Sera, è un pezzo che centra appieno la figura e ricorda Fragalà senza la mediazione delle abituali ipocrisie che si vedono e leggono in giro, compresi i messaggi formali alla signora e ai figli. Che possa servire a tutti per capire meglio chi era Enzo Fragalà (e non solo. Forse anche ad intuire cosa ci sia spesso dietro le formalissime e addoloratissime dichiarazioni alla stampa nazionale).

L’energumeno che ha strappato la vita a Enzo Fragalà con quelle mazzate bestiali ha bastonato le vite di chi resta, a cominciare dai figli di questo avvocato gentiluomo. Si sente bastonata dentro Marzia, avvocato nello stesso studio, da mesi seguita passo passo dal papà che non c’è più nei preparativi delle nozze fissate per il 5 giugno. E ha perso il sorriso Massimiliano, un anno dalla laurea in Giurisprudenza, il sogno di diventare produttore cinematografico, anche con i consigli di papà, sorpreso ma fiero quando ha capito che il suo rampollo era in corsa per un primo film addirittura con George Clooney come protagonista.

Sono i sogni sfregiati di due giovani abbracciati, come la moglie Silvana Friscia, da un’intera città che non sarà più come prima, per dirla con le parole di Nino Lo Presti, uno dei deputati di estrazione An che adesso piangono il loro ex collega, magari dimenticando screzi, lotte intestine, sgambetti subiti all’interno del partito di Fini dallo stesso Fragalà.

Una vicenda nota al ministro della Difesa Ignazio La Russa, addolorato dalla barbarie. Due siciliani cresciuti lontano, a Milano La Russa, a Palermo Fragalà. Amici a Roma. Non strettissimi. E se capita di richiamare l’amarezza seguita alla mancata candidatura del 2006, alla carriera parlamentare bruscamente interrotta per decisione del vertice del partito, La Russa taglia secco: «Io, come non l’ho messo, non posso aver tolto Enzo dal Parlamento». Certo che la scelta fosse legata a «un fatto di equilibri locali».

Questa brutta fine richiama qualche veleno interno all’anima An, ma la Russa preferisce evocare il taglio aristocratico dei modi e delle buone maniere di Fragalà, compreso uno scherzo ripetuto ad ogni incontro: «Lui si presentava sempre con un vezzoso “complimenti”. E io rispondevo ogni volta facendogli il verso con un “complimentiii…” a cantilena. Un leit motiv». E insieme ridevano per un aneddoto da humor nero: «Incontrando la vedova di un cliente appena morto, non riconoscendola, scattò con quel “complimenti”. Frenato dal suo assistente che gli sussurrò l’equivoco. E lui pronto al giro di boa: complimenti signora, per come sopporta il dolore».

Non gli mancava la prontezza di riflessi. Pronto a smarcarsi, per riproporre la sua vocazione scoperta sin da ragazzo, appunto, la mediazione. E se lo ricordano le vittime dei picchiatori fascisti che a Palermo le prendevano di santa ragione da Concutelli e Mangiameli, da Pagoto e Agueci, tanto per ricordare alcuni dei cognomi pesanti del Sessantotto siciliano. Con Fragalà in prima fila, davanti al Cannizzaro o al Garibaldi, i volantini in mano, mentre gli altri brandivano bastoni e cazzottiere. Poi scattava la guerriglia e Fragalà indietreggiava. Mai un pugno. Pronto al dialogo in assemblee infuocate, totalmente estraneo alla deriva che portò alcuni del Fronte della Gioventù sul crinale dell’eversione. Anche questa dimensione tormenta La Russa: «Mai una posizione di rottura con nessuno. Ecco perché meraviglia tanta ferocia in chi lo ha massacrato».

Una ingiustizia doppia per un professionista di primo piano e per un politico di razza di cui La Russa apprezzava «la grande trasparenza»: «Univa una militanza cristallina a posizioni controcorrente. Così ce lo ritrovavamo sempre garantista anche dentro il Msi e An. Capitò che, quando era capogruppo in Commissione giustizia, avesse dei problemi di coscienza per provvedimenti non condivisi fino in fondo. Accadde per le norme della cosiddetta ex Cirielli». Norme finalizzate a diminuire i termini di prescrizione dei reati e aumentare le pene per i recidivi e per i delitti di associazione mafiosa ed usura. Una posizione molto garantista. Eppure, nel 2002 un dossier del Sisde lanciava l’allarme su sette avvocati nel mirino di Cosa nostra, tutti della maggioranza di centrodestra, tutti eletti in Parlamento. E Fragalà era nel mirino, deciso a rinunciare alla scorta: «Ogni parlamentare deve essere libero di esercitare il proprio ruolo senza protezioni e senza le tutele che lo allontanano dai cittadini». Un professionista senza scorta. Come la tragica sera di martedì scorso.

Non ce l’ha fatta

Non ce l’ha fatta. “Enzo Fragalà è morto alle 16,15 di questo pomeriggio. Il corpo sta per essere trasportato al reparto di Medicina legale del Policlinico di Palermo per disposizione del magistratura”. Lo ha detto il direttore generale dell’ospedale Civico, Dario Allegra. Al Civico è arrivato il presidente del Senato Renato Schifani che aveva già programmato una visita.

Di Enzo Fragalà conosciamo le virtù e i pregi da uomo in piedi. Conosciamo il sorriso, la cortesia, la generosità, quell’affabilità che è sempre stata sincera e non la maschera di un’affettazione.

via Grazie Enzo « Notizie Sicilia | Informazione sulla Sicilia | News, cronaca siciliana – Live Sicilia.

E’ l’omicidio più eclatante dai tempi delle stragi Falcone e Borsellino. Fa ripiombare Palermo dentro una cappa di terrore: alle prime luci della sera, in pieno centro, in uno dei quadrilateri più sorvegliati della città, un commando armato massacra senza pietà uno dei personaggi più in vista nel campo della politica e delle professioni. Enzo Fragalà era un politico di razza, era un avvocato prestigioso, era un uomo della società civile che si era battuto per rendere più bella la borgata dove abitava, Mondello. Le modalità dell’aggressione e il silenzio che circonda le indagini non fanno presagire nulla di buono: la pista della vendetta di un cliente reso pazzo da qualche arringa finita male non si concilia nè con la crudeltà dell’atto, nè con la studiata metodica dell’agguato. L’assassino non era solo, indossava un casco integrale, l’arma del delitto è stata fatta sparire da un complice. Gli inquirenti dicono: le modalità non fanno pensare ad un delitto di mafia. [...] Ed è su tutte le piste che devono concentrarsi gli sforzi degli investigatori. Per rispondere alla domanda di giustizia che la moglie e i figli di Enzo Fragalà chiedono urlando la loro disperazione, ma anche per dare un segnale ad una città sgomenta di fronte a questo omicidio. I colpevoli, subito. Per fare giustizia e per cancellare da subito l’incubo di un terribile ritorno al passato. E lasciare spazio, nel silenzio e nell’affetto, soltanto alla preghiera e al ricordo.

via I colpevoli, subito

Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: “A nome mio e di tutto il Pd esprimo cordoglio per la scomparsa di Enzo Fragalà, ucciso in maniera brutale e misteriosa. Mi auguro che sia fatta al più presto piena luce sul suo assassinio”.

Così il procuratore di Palermo Francesco Messineo testimonia l’impegno del suo ufficio nella ricerca dell’uomo che martedì scorso ha aggredito il penalista: “Manterremo la promessa fatta il giorno dopo l’aggressione davanti agli avvocati: faremo tutto il possibile per trovare l’assassino dell’avvocato Fragalà, un professionista di grande valore e di grande umanità”. Sulle indagini Messineo ha detto: “Stiamo lavorando con impegno anche se questo non garantisce purtroppo il successo. Seguiamo varie piste anche se riteniamo che Fragalà sia stato colpito per la sua attività professionale. E questo è un elemento che allarma gli avvocati: c’è il timore che sempre più spesso la gente non riesca a separare la figura del legale da quella dell’uomo. Se passa questo messaggio distorto, la situazione si fa davvero pericolosa”.

Gli avvocati palermitani chiuderanno per un giorno gli studi legali in segno di protesta contro l’uccisione dell’avvocato Enzo Fragalà morto oggi pomeriggio dopo tre giorni di agonia. Ad annunciarlo è il presidente dell’Ordine degli avvocati di Palermo, Enrico Sanseverino, appena arrivato all’ospedale civico. ”Mai si era arrivati a tanto – dice Sanseverino – colpire l’avvocato vuol dire colpire la libertà e questo è inammissibile. L’omicidio è forse l’atto più grave per l’avvocatura mai avvenuto in questa terra. Noi ora valuteremo alla prossima riunione del consiglio dell’ordine, l’ipotesi di nominare un rappresentante dell’avvocatura per costituirci parte civile in un eventuale processo, qualora venga assicurato alla giustizia l’autore del delitto”. Per Sanseverino con l’omicidio dell’avvocato Fragalà ”si sono rotti alcuni steccati’‘.

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Un gentiluomo che ha saputo dialogare con tutti

E’ scomparso l’ex parlamentare di An e esponente dell’Msi Pietro Mitolo. Così lo ricorda Sergio Divina, senatore della Lega Nord:

«Se ne è andato un grande vecchio se ne è andato anche un pezzo di “stile” nel fare politica. In tutte le cariche ricoperte, dalla Regione alla Camera, al Senato all’Europarlamento, Pietro Mitolo ha sempre portato il suo modo signorile di interpretare bisogni ed istanze nelle Aule della politica. Sarebbe oggi per tutti un modello cui ispirarsi per fare politica».

Così il governatore dell’Alto Adige Luis Durnwalder partecipa al cordoglio dei familiari:

«Anche se su posizioni politiche diverse, il rapporto con Mitolo è stato sempre improntato al rispetto e alla correttezza”, sottolinea Durnwalder che ricorda ”la correttezza dimostrata da un interlocutore che nelle varie sedi istituzionali e nei molti incarichi ricoperti non si è mai sottratto al confronto leale, nel rispetto delle diverse posizioni politiche. Nel suo lungo impegno pubblico – scrive Durnwalder – Mitolo ha svolto un ruolo di primo piano nella comunita’ politica di lingua italiana: un gentiluomo che ha saputo dialogare con tutti».

E qui è Video33, una tv locale della Provincia Autonoma di Bolzano che lo ricorda con grande rispetto: «La politica altoatesina è in lutto. La destra italiana altoatesina è in lutto, perché ha perso il suo grande vecchio. Pietro Mitolo si è spento… La destra italiana altoatesina ha perso un personaggio di indubbio spessore».

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Angoscia e dolore

L’aula della Camera dei deputati ha voluto esprimere la propria solidarietà a Enzo Fragalà con un applauso unanime, dopo che il deputato del Pdl Nino Lo Presti ha informato l’assemblea dell’aggressione subita ieri sera a Palermo dall’avvocato penalista. L’ex parlamentare di Alleanza nazionale si trova ancora in gravissime condizioni al reparto rianimazione dell’ospedale civico di Palermo.

Da sempre vicino alla destra, esponente di primo piano del Msi fino all’inizio degli anni ‘90, l’avvocato penalista Enzo Fragalà, 61 anni, è stato parlamentare di An dal 2001 al 2006, nella XII, XIII e XIV legislatura. Alle amministrative del maggio del 2007 è risultato primo dei non eletti nelle liste di An al consiglio comunale di Palermo, subentrando il 3 settembre ad Alessandro Aricò nominato assessore.

Come penalista è stato protagonista di numerosi e importanti processi, anche per mafia, che si sono svolti a Palermo. Fragalà, che è anche docente della Facoltà di Scienze Politiche a Palermo, è sposato e ha due figli. Il penalista è stato aggredito a bastonate da uno sconosciuto sotto il suo studio in piazza Vittorio Emanuele Orlando, di fronte il palazzo di giustizia del capoluogo. Il professionista è stato trovato riverso per terra, in una pozza di sangue e privo di conoscenza, dai colleghi del suo studio che lo hanno trasportato all’ospedale Civico. Le condizioni del ferito, giunto in coma nel reparto di neurochirurgia, sono apparse subito gravissime: i medici gli hanno riscontrato un trauma cranico e lo hanno sottoposto a un intervento chirurgico per tentare di tamponare una vasta emorragia cerebrale. Un quadro clinico definito «disperato» dai sanitari.

E’ stato «un vero e proprio agguato». È la convinzione degli investigatori, sulla base del racconto dei due (o 3) testimoni oculari che hanno assistito al raid. Ai carabinieri hanno riferito che l’aggressore, che indossava un casco integrale e un giubbotto, ha atteso l’avvocato davanti al palazzo dove ha sede il suo studio. Non appena il penalista è uscito dal portone, il sicario lo ha colpito alle spalle con un bastone e ha continuato infierire anche quando Fragalà è stramazzato per terra. Solo la presenza dei due testimoni, che hanno cominciato a gridare, lo ha fatto desistere. A quel punto è fuggito di corsa in direzione della vicina via Volturno, dove quasi certamente lo attendeva un complice.

Le indagini. Dopo un primo momento in cui i carabinieri, che stanno conducendo le indagini, hanno dichiarato che era ancora prematuro azzardare un movente e che l’aggressione, avrebbe potuto essere collegata sia all’attività professionale dell’avvocato, sia al suo impegno politico, ora gli investigatori, coordinati dal Pm Nino Di Matteo tendono ad escludere la pista mafiosa e puntano sull’attività lavorativa del penalista.

Una folla di avvocati e amici si è radunata davanti all’ingresso del Pronto Soccorso dell’ospedale Civico di Palermo per di avere notizie sulle condizioni del penalista. Arrivati il sindaco Diego Cammarata e il presidente dell’Ordine degli avvocati, Enrico Sanseverino, oltre a numerosi colleghi avvocati e altri amici.

Legali chiedono sospensione udienze - Intanto i legali palermitani chiederanno al presidente del tribunale e a quello della corte d’appello la sospensione delle udienze fissate per mercoledì. «Davanti a un gesto di inaudita violenza come quello accaduto ieri – commenta il presidente del Consiglio dell’Ordine Enrico Sanseverino – è necessario dare un segnale forte e far sentire la voce di una città ferita». Per discutere di eventuali iniziative da adottare legali, magistrati e personale degli uffici giudiziari si riuniranno in assemblea nell’aula magna della corte d’appello.

Quasi pronto l’identikit dell’aggressore che ieri sera lo ha colpito. Fragalà sarebbe stato colpito da un uomo di statura molto alta, almeno tra 1.85 m e 1.90 m.

“La città migliore è con lui”. La solidarietà di Nino Papania (senatore del Pd):

“Fragalà è un avvocato, impegnato da anni, con competenza e coraggio, nella difficile battaglia quotidiana contro la ogni forma di prevaricazione del diritto – dice Papania – In questo momento, ribadisco tutta la mia vicinanza e stima all’amico Enzo Fragalà”

“Aiuto, c’è un uomo disteso per strada!”. Essere un testimone involontario in una mite sera di febbraio.

Qui su Radio Radicale per chi non lo conoscesse gli eventi a cui ha partecipato Enzo Fragalà, in cui il suo garbo accompagnato sempre dall’impegno e dalla passione civile sono assolutamente trasparenti.

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Mal di stomaco

Emanuele Umberto Reza Ciro Renè Maria Filiberto di Savoia, dibattuto Principe di Piemonte e di Venezia, secondo, forse, alla successione al trono, candidato Udc e buon ballerino, si presenta al Festival di Sanremo. Stante l’affetto di molti/e frequentatori di sale da ballo e assidui frequentatori anche della piazza nazional-popolare altrimenti definita Festival di Sanremo. arriva anche in finale.

In un altro giornale la cosa sarebbe finita nella cronaca royal families insieme alle foto di Ranya con i bimbi, l’ennesimo amore di una delle principesse di Monaco o una robusta degustazione di Sassicaia di una deposta principessa Windsor.

Su FareFuturo, guardiano della continuità storica del citato Manifesto, invece provoca un tale mal di stomaco da condurre la redazione ad una reazione ghandiana al solo pensiero che tale rampollo possa vincere il suddetto idiotissimo festival. Come se l’innalzamento sugli altari di Sanremo possa compararsi con la visione della Clerici, vestita in multiple sottane tricolori, che pone la Corona Ferrea su cotanto capo.

Mettiamoci d’accordo, “camerati”, fate meno melina, a Voi maiuscolo che diavolo ve ne frega di chi vince il Festival?

via FareFuturo a Sanremo? — The Frontpage.

In compenso anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – dopo aver anticipato che sarebbe stato presente a Sanremo perchè «bisogna smetterla di fare le mummie, la sinistra deve smetterla con i sensi di colpa, non possiamo sentirci estranei e snob», dopo esser arrivato a Sanremo con la figlia Elisa e aver chiarito ancora di più il senso della sua incursione al festival della canzone italiana: «Mi piace la musica e credo che il Pd debba essere un partito popolare, che rida anche. La malinconia è sempre stata un lusso dei ricchi» – si è dichiarato subito disponibile a mangiare un panino in meno, solidarizzando con i guardiani, in caso di vittoria del trio. «Non è una cattiva idea tutto sommato. Magari un panino in meno…»

Nonostante il «Caro Bersani a Voi Il Festival a Noi i Cantautori» indirizzatogli dai futuristi nella loro ulteriore rivoluzionaria proposta-provocazione. A Voi il festival a Noi i migliori esponenti della tradizione cantautoriale italiana: «da De Gregori a Vecchioni, da Branduardi a Battiato, da Fossati ai fratelli Bennato e Guccini». Cioè mentre Bersani si affannava a sembrare “poco snob” e popolare, i finiani rivendicavano la loro “alterità”, probabilmente come annunciato qui “impossessandosi, senza pudore, dei contributi e delle riflessioni che, solo per esigenze di scuderia, venivano percepite come ‘altre’”. Non c’è male: una gara nella gara.

Sempre dal sito del duo Rondolino-Velardi Viva il Re, viva la Repubblica, viva Sanremo, viva l’Italia! e La spettacolare rimonta di D’Alema nella notte sanremese di YouDem.

Qui, invece, tutti i video del dopofestival su Youdem.tv.

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