
Il Presidente Napolitano nel Giorno del Ricordo.
Siamo qui per rinnovare anche quest’anno l’impegno comune del ricordo, della vicinanza, della solidarietà, contro l’oblio e anche contro forme di rimozione diplomatica che hanno pesato nel passato e che hanno causato a tanti di voi profonde sofferenze. Siamo dunque più che mai con quanti vissero la tragedia della guerra, delle foibe, dell’esodo, siamo accanto a loro e ai loro famigliari, accanto alle famiglie delle vittime innocenti di orribili persecuzioni e massacri.
[...] Ho ricevuto nei giorni scorsi una lettera molto bella da Trieste, a firma di due docenti, il prof. Segatti e il prof. Spadaro, e vorrei che la stessa equanimità mostrassero tutti coloro che intervengono con loro scritti per ricostruire la storia di vicende così dolorose. La stessa equanimità e lo stesso rigore scientifico che hanno caratterizzato la straordinaria opera che ho ricevuto questa mattina dagli autori, professore De Vergottini e professore Lago che, con la decisiva collaborazione dell’Istituto geografico militare, hanno ricostruito la toponomastica nei secoli di Istria, Fiume e Dalmazia.
Credo comunque di poter citare e fare mie le considerazioni dei due studiosi triestini che mi hanno scritto sul valore dell’occasione che il Giorno del Ricordo offre per riflettere anche su “quale sia stata l’esperienza storica, civile, politica degli italiani della costa orientale dell’Adriatico, dei giuliani, fiumani e dalmati, di lingua italiana”.
Le Foibe? Un episodio della storia recente quasi sconosciuto. Almeno per sei italiani su dieci, che affermano di non saperne nulla. Solo il 38% della popolazione italiana ha dimostrato di conoscere il significato della parola “foibe” (-3% rispetto al 2008) e il 16% (-7%) l’espressione “esodo giuliano-dalmata”. Il dato, considerato una “perdita di memoria“, emerge dal sondaggio (qui le tavole statistiche) commissionato dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (Anvgd) alla Ferrari Nasi & Associati Ricerche in vista del Giorno del Ricordo. Sull’esodo giuliano-dalmata il profilo che dimostra maggior sensibilità è maschio, oltre i 56 anni, abitante nel Triveneto, laureato, di classe sociale medio-alta e di Centrosinistra. Gioca a favore, in quest’ultimo caso, il ruolo della memoria storica di chi gli eventi li ha visti con i propri occhi.
A commento dell’indagine l’istituto scrive:
Il dato che sembra apparire subito più chiaro è che, rispetto a due anni fa, il ricordo dei fatti, già molto basso nella popolazione, diminuisca in maniera sensibile. Meno sulla definizione di “foibe”. Qui si passa dal 41% al 38%, una differenza in calo ma ancora al limite della possibilità teorica di fluttuazione statistica. Definita, invece, quella sul fenomeno dell’”esodo”, dal 24% del 2008 al 16% del 2010. Più in dettaglio ed in coerenza con i risultati della scorsa indagine, si rilevano quote di poco più alte tra gli uomini piuttosto che tra le donne, nelle aree del settentrione del Paese e tra le persone più istruite. Su quest’ultimo dato, però, non bisogna farsi trarre in inganno: i laureati ottengono solo il 40% sulle foibe, cioè solo il 2% in più rispetto alla media del campione, ed il 23% sull’esodo. Voglio solo ricordare che si tratta di persone che hanno studiato per almeno sedici anni e ripetuto tre o quattro volte il ciclo di storia.
L’elenco delle foibe istriane.
p.s.: Per chi pensa sia opportuno continuare a commentare la giornata e raccontare la storia ricordando i discorsi di un “rampante” Benito Mussolini, invece di spiegare cosa siano state le foibe.