Tra differenze, senso della misura e roba miserabile
Il Pd insiste, si deve dimettere.
“In un paese non anomalo come in Italia – ha detto Franceschini a Repubblica Tv – una persona in quella situazione rassegna le dimissioni, e noi abbiamo apprezzato la sensibilità mostrata ieri da Bertolaso. Sta ora a Bertolaso confermare quella sensibilità istituzionale o ricondurla a una rappresentazione. Non è che su questo ci deve essere diversità tra destra e sinistra. Questo dovrebbe rientrare nella sensibilità di chi ricopre incarico. Delbono per accuse molto, molto meno gravi ha rassegnato le dimissioni. Questo rientra nella sensibilità istituzionali. Vorrei che su questo non ci fosse differenza tra destra e sinistra, ma purtroppo c’è”.
Le differenze: quando a decidere quanto e quando debbano essere determinanti sono sempre loro. In Campania il candidato del Pd è Vincenzo De Luca, rinviato a giudizio per falso e truffa e allora lì vale, giustamente, la presunzione d’innocenza. Se no trionferebbero i casalesi. In Campania è ancora il governatore in carica Bassolino, incappato in una serie di rinvii a giudizio, già condannato dalla Corte dei Conti. E anche lì, dimissioni? Mai neanche pensato di darle. Nella scorsa legislatura è stato il premier Prodi ad essere raggiunto da un avviso di garanzia, se non ricordo male.
E Palazzo Chigi insisteva: Prodi è estraneo serve senso della misura.
Il senso della misura e la roba miserabile. In attesa delle novità sulla “cosa megagalattica” ipotizzata dal gip anche, ovviamente, i farefuturisti scendono tempestivamente in campo. Sempre il direttore in persona ad intervenire sulla possibile “caduta dell’eroe civile”. Nell’incipit parte dicendo di condividere, per l’occasione, addirittura le ragioni di Vittorio Feltri (che tra l’altro dice ben altro). Poi spera, ma si dice preoccupatissimo, perché “se, infatti, è vera solo una parte di quello che si racconta, non soltanto l’Italia ha perso un suo eroe, ma anche tutti noi ci scopriamo peggiori di quello che Bertolaso ci ha fatto sognare. E questo proprio non riusciremmo a perdonarglielo”. Per concludere infine: “non ci rimane che la speranza“.
Mentre qui anche dopo l’avviso di garanzia, si ricorda che Bertolaso non è un insulto:
Sarà per quella sua maglietta blu ma per gli italiani Guido Bertolaso è il centravanti della nazionale. Un Paolo Rossi: minuto ma rapido di riflessi, sveglio, pronto a metterla in porta facendo la cosa più semplice. Anche Paolo Rossi peraltro cadde, ma poi fece tre gol al Brasile. A Bertolaso, per quello che ha fatto di utile, c’è da augurare di non dover passare per alcuna caduta e quindi per nessuna resurrezione. Ma su questo sarà la magistratura a dover far luce. L’auspicio è che lo faccia in fretta e, magari, che l’italico istinto “piazzaloretista” in questi mesi la lasci lavorare. Già ieri, in talune dichiarazioni, il “sistema Bertolaso” era diventato un insulto. Roba miserabile. C’è stata senza dubbio un’ipertrofia in questi ultimi anni della protezione civile. E le inchieste del Sole 24 Ore nei giorni scorsi lo hanno evidenziato. In un paese dalle mille inefficienze, le ordinanze di protezione civile sono apparse una scorciatoia troppo appetibile per non essere percorsa. Finanche i rom sono diventati una questione da protezione civile. Discutibile – e da rivedere – ma non illegale. Un’inchiesta per corruzione è un’altra cosa. Mischiare le cose serve solo a fare confusione.
A proposito di ipocrisie e cose miserabili, qui si parla della “bella recita” nel centrodestra che i “molti nemici palesi e i moltissimi occulti”, avrebbero inscenato stracciandosi le vesti: “Politicamente parlando, al netto del merito dell’inchiesta, indagare Bertolaso, colpirlo e azzopparlo, significa colpire Gianni Letta. Tutto il resto, stringi stringi, è chiacchiera.”
Sul Velino Federico Punzi ricorda: Balducci, il “Fatto quotidiano” omette nomina grazie a Di Pietro. E qui Lo “scudo” Bertolaso non è neanche un ombrello.
Tag:bertolaso, finiani, solidarietà

















rino scrive
12 febbraio 2010 @ 11:21
Staremo a vedere che cosa risulterà dall’indagine investigativa e giudiziale, ma se non ci dovesse essere alcun riscontro mi sembra che l’Affaire – Bertolaso la dica lunga sulla strategia condotta per togliere di mezzo gli uomini migliori a servizio dello Stato. Non so se sia questo l’esito voluto dalla Magistratura, ma certamente questo intendimento non lo condivide il popolo italiano. Chi è il regista di tutto questo ?