Se Glaxo chiude

Se ne parla e se ne scrive meno di quanto merita. Qui l’affrontano: Stefano Micelli, Se Glaxo chiude la ricerca a Verona, come al solito non limitandosi alla cronaca.

La notizia non ha avuto il rilievo che si merita. Quindi rilancio: Glaxo, leader mondiale nella farmaceutica con un fatturato di 28,3 miliardi di sterline, ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede la chiusura di 6 centri di ricerca, tra i quali anche quelli di neuroscienze di Verona e della casa madre di Londra. A livello globale, il piano dovrebbe portare nelle casse di Glaxo 500 milioni di sterline: di questi risparmi il 70% destinato a consolidare i profitti, mentre il 30% è destinato agli investimenti (acquisizioni e/o esternalizzazione).

[...] La vicenda Glaxo ci ricorda che anche le politiche per la formazione vanno ripensate. Il mantra educazione, educazione, educazione non basta più. In un numero di Wired di qualche anno fa, Daniel Pink, fautore di una nuova idea di intelligenza e di creatività, l’aveva messa in termini un po’ brutali: “Want to get ahead today? Forget what your parents told you. Instead, do something foreigners can’t do cheaper. Something computers can’t do faster.”

via  First Draft » Se Glaxo chiude la ricerca a Verona.

L’aveva fatto prima Luca De Biase, Glaxo, una ferita da curare e ieri sul Corriere Dario Di Vico: La ricerca insegue i mercati (e abbandona l’Italia) – Se in laboratorio vincono i mercati. Sempre sul Corriere non solo Glaxo:

Commenti qui e qui.

update: Si aggiunge Chicago Blog. Il caso Glaxo e il buco sulla ricerca.

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