Puo darsi che sia un dettaglio
Voglio esprimere solidarietà a Fausto Bertinotti che, suo malgrado, s’è visto costretto a scrivere, pubblicamente, di affari che dovrebbero restare strettamente suoi. A taluno può sembrare poca cosa, a me sembra un’inutile umiliazione. Detto questo, però, occorre riflettere sul come si sia potuti arrivare a tale punto, senza omettere le responsabilità, enormi, di ciascuno.
Sul fronte giudiziario, la barbarie s’è stabilizzata al seguente equilibrio: l’inchiesta giudiziaria è da considerarsi un elemento infamante, ma solo se riguarda l’avversario. L’indagato amico è una vittima, e l’avviso di garanzia, in quel caso, solo un “atto dovuto”. L’indagato nemico è un delinquente in attesa di condanna, e l’avviso di garanzia la dimostrazione che i sospetti erano fondati. Procedendo su questa strada, e considerato che la gran parte dei procedimenti non arriva ad un bel niente, nulla ha più valore e ciascuno si tiene stretti i propri idoli. Nel Paese in cui l’avviso di garanzia era l’equivalente di una condanna, talché i malcapitati dovevano sparire dalla vita civile, è andata a finire che neanche i condannati si tolgono di torno.
Al contempo, capitava che, per certificare la propria esistenza sulla scena politica, contano più i “cafonal” (marchio di fabbrica di D’Agostino), più le presenze mondane, più le foto d’abbuffata, che non l’attività in Parlamento. Il mondo delle serate e delle comparsate, almeno, è visibile, mentre il lavoro in Aula e in commissione nessuno è disposto a considerarlo veramente tale. Una volta erano le divette e gli attori al debutto, a cercare di farsi fotografare negli ambienti della Roma perditempo, ora s’è fatta lunga la fila dei presunti leaders politici che, con i rispettivi coniugi, sprizzano, fin dai più reconditi pori, la gioia d’esserci arrivati. Bertinotti, come tanti altri, non si è sottratto, sicché oggi non comprende attraverso quali vie i canoni comunicativi di Cinecittà siano potuti diventare quelli di Montecitorio.
Può anche darsi che una parte del popolo si sollazzi, a tale spettacolo. Sono sicuro, però, che c’è anche chi storce la bocca, che preferirebbe un mondo politico con costumi più riservati, con un’idea più grave del ruolo che ricopre, e che sia in grado di sentire il disagio, per non dire la rabbia, circa il confondersi dei giudizi penali con quelli estetici.
Puo darsi che sia un dettaglio, o che sia divenuto troppo sensibile, ma in questi passaggi vedo i sintomi di un declino profondo e triste, sia della nostra vita collettiva che della credibilità delle istituzioni.
via Il Legno storto, quotidiano online – Politica, Attualità, Cultura – L’avviso e il pettegolezzo.
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