Per una volta
Al di là delle questioni burocratiche e formali, su cui continuo a pensare che ci sia una netta differenza tra cosa sarebbe successo a Roma e cosa sarebbe successo a Milano e confidando nel giudizio del Tar o del Consiglio di Stato che hanno una giurisprudenza infinita, che mai, dico mai ha finora privilegiato le questioni formali rispetto a quelle sostanziali. Non sono affatto nati oggi i ricorsi sulle liste e gli errori nella presentazione (nel Molise l’annullamento fu causato da errori nell’autenticazione della firme da parte dell’allora Ulivo). A Messina si è votato a ripetazione in pochi anni, con l’ultimo annullamento, che ha portato allo scioglimento del Consiglio e alla decadenza del Sindaco dopo che era stato in carica per più di un anno, proprio per l’esclusione dalle elezioni, poi ritenuta illeggittima dal Cga, di una lista elettorale. «I principi di democrazia posti a fondamento essenziale della Repubblica, sono prevalenti rispetto ad ogni altro interesse», ha scritto il collegio presieduto da Riccardo Virgilio in quell’occasione. Qua invece finalmente si parla di partito e di questioni sostanziali.
Non è giusto che milioni di persone non possano barrare il simbolo del Popolo della Libertà, ma non è nemmeno giusto che questo movimento cerchi l’ennesimo alibi per autoassolversi, per trasferire altrove le colpe che sono nostre e soltanto nostre. Della nostra incapacità di stare in mezzo alla gente, della nostra inadeguatezza a far sentire i cittadini partecipi di questo grande partito che ha la legittima ambizione di rappresentare la metà più uno degli italiani. Facciamo mea culpa, una volta tanto. E smettiamola di trastullarci in fondazioni, conventicole, pensatoi, contenitori vuoti per una cultura inesistente. Il partito è lì per essere costruito: le maniche ce le dobbiamo rimboccare tutti. E tutti dobbiamo sentirci in discussione e avere il coraggio di misurarsi con quel po’ di meritocrazia che magari non risolve tutti i problemi ma perlomeno toglie alcuni alibi.
via Poche scuse.
In aggiunta un commento al post che condivido ancora più del post, e che, a mio parere, è proprio quello che da circa un anno provo a dire anch’io (anche, molto probabilmente, non pensandola come lui su tutto, non è quello il punto). 1972 ha detto:
Ciao. Solo poche osservazioni.
Primo. Che il dibattito sull’inadeguatezza della classe dirigente finalmente faccia capolino nel centrodestra è cosa buona e giusta. Che cominci per una questione burocratica piuttosto che per questioni di merito ben più gravi, però, lascia un po’ perplessi. Il che fa pensare che sia più facile togliersi un sassolino dalla scarpa che una trave dall’occhio e questo non è incoraggiante, a mio modesto avviso. Diciamo che l’ultimo anno del berlusconismo (purtroppo si riduce a questo il panorama) è stato una tragedia, politicamente parlando. Ma non ho visto la stessa fermezza nel rimarcarlo (non parlo specificamente di te, Simone, sia chiaro, il mio discorso è generale), anzi ci si è persi in giustificazionismi più o meno acrobatici, anche quando l’evidenza era davvero molesta.
Secondo. Sulle conventicole e i pensatoi. Simone, ti fa onore questa osservazione ma bisognava pensarci prima, invece di perdere inutilmente tutti questi anni. Ti ricordi quando fu lanciata TocqueVille? Doveva essere la fondazione della nuova cultura liberale nel nostro paese. Invece cosa è diventata? E guarda che non era difficile vederlo, fin dall’inizio. Non parliamo delle varie riviste online che nessuno legge, dei convegni dei finiani a cui partecipano solo i parenti, delle riunioni di bloggers il cui principale risultato è un articolo su Libero.
Non voglio sminuire il lavoro di chi, come te, ci crede e si impegna. Ma in poco tempo, devi riconoscerlo, quelli che erano i vizi che si imputavano allo schieramento politico opposto, sono diventati propri della “nuova” generazione del centrodestra. Familismo, nepotismo, se sei amico facciamo cose insieme, se no fottiti. Fa schifo, abbi pazienza. Altro che meritocrazia.
In tutto questo la questione delle firme è davvero marginale. Anzi è la cosa più bella che sia capitata al centrodestra negli ultimi anni. Almeno si sta a casa, a riflettere. Per una volta.Saluti Enzo
Tag:centrodestra, partito, pdl


















Simone scrive
5 marzo 2010 @ 17:12
Grazie mille per la citazione
DestraLab scrive
5 marzo 2010 @ 21:00
beh come al solito per me funziona al contrario, grazie a te per quello che hai scritto