Nodi da sciogliere
Ritorno sul famigerato Decreto Romani (Atto del Governo sottoposto a parere parlamentare N. 169), dato che si presume, a breve, dopo l’approfondimento richiesto e concesso (che ha comportato una serie di audizioni della 8° Commissione, compresa quella di Calabrò, ma non solo), il Parlamento rilasci il parere richiesto.
Qui tutta la discussione (con i resoconti) svolta dalle Commissioni competenti al Senato, per chi se la volesse leggere prima di scrivere qualcosa, con l’intento quantomento di dare una informazione il più possibile completa (avevo tentato di riassumere in precedenza le posizioni in campo). Mentre prosegue l’esame alla Camera nelle Commissioni Cultura, Trasporti e Politiche dell’Unione Europea.
Come abbondantemente riportato dagli organi di stampa il Decreto sarà rivisto in alcune sue parti. La discussione che si è svolta sul web, in modo maggioritario, anche in questa occasione non si è scostata di una virgola, rispetto alle solite alle quali sull’argomento da meno di 2 anni (da quando il governo Bs si è insediato) siamo stati abitutati ad assistire. Finora è stato tutto e sempre un urlare alla volontà censoria del governo e un identificare qualsiasi intervento (anche quelli che partivano dell’opposizione, emendamento D’Alia docet) come la dimostrazione della volontà del presdelcons e dell’esecutivo in carica di impedire la libera circolazione delle idee.
Scioperi bianchi, manifestazioni di piazza e dibattiti sempre al calor bianco, con il risultato, triste, che finora poco o nulla è stato realmente fatto sugli argomento che contano e nessuna norma censoria, al momento, sembra essere stata emanata, nonostante gli infiniti allarmi. Ci ritorno anche perché, come sempre più spesso accade, da una parte della blogosfera di centrodestra arrivano posizioni e urla che non differiscono di una virgola dalle semplificazioni e dall’unanimismo tribale. Nessun tentativo di approfondimento, nessuna proposta alternativa, insomma nessuna novità costruttiva e volontà riformatrice. Solo un arruolarsi indistinto e acritico. Una serie infinita di affermazioni di principio vuote e lontane da un qualsiasi rapporto con la realtà e con il contesto politico esistente.
Fulgido esempio di comportamento “politico” assolutamente irresponsabile e di informazione parziale e superficiale ci viene dato dall’articolo pubblicato ieri sul laboratorio del Presidente Fini (twitterato e letto in anteprima), che campeggia in bella vista sulla prima pagina del magazine, che non solo accredita, ma addirittura denuncia con forza le volontà libertidice manifestate da parte della maggioranza. Più lealisti del re, che almeno sono professionisti e qualche informazione di contorno la danno.
E’ da ieri, quindi, che abbiamo avuto così il piacere di leggere: La censura preventiva. non rende il web più sicuro, dove Rosalinda Cappello si esercita sul Decreto Romani, partendo e finendo dalle recenti dichiarazioni del Presidente Calabrò (qui era Guido Scorza che esprimeva il parere che il decreto assegnasse all’autorità poteri spoporzionati). Autorevolisssimo parere, certo, importante e da tenere presente, senza dubbio, ma che non è certo l’unico che in questi giorni è stato espresso, se la signorina in questione non se ne fosse accorta.
Dopo aver indetto qualche tempo fa gli Stati generali della conoscenza per la libertà e il futuro (dopo quelli precedentemente proposti sulla bioetica, loro per risolvere i problemi vanno avanti ad indizione di Stati Generali) ora la Fondazione arriva a denunciare la censura preventiva. La signorina Cappello ci potrebbe spiegare, così per curiosità personale e quando ha tempo, dove secondo lei, non secondo Calabrò, ma propria secondo lei, il decreto prevede un filtro su Internet, dato che nell’ampio articolo non si evince da nessuna parte e dato che non si sforza minimamente di farlo neanche lontanamente capire? Quale sarebbe, secondo lei, l’articolo del decreto in questione che ci starebbe per trasformare tutti in cittadini di Beijīng, posto che la cosa riesce a farle ritenere opportuno esprimersi, senza mezzi termini, così?
Vogliamo emulare sistemi che ancora oggi, come la recente disputa Cina-Google ci ha fatto vedere, censurano lo scambio libero di idee e opinioni? Ricorrere a un filtro su Internet, come propone il decreto Romani rischierebbe di ottenere questo risultato.
Quale sarebbe la soluzione finale che “nella pratica si tradurrebbe in una sorta di bavaglio alla rete”, secondo lei, di grazia? Perché mentre solo loro, a differenza di tutto il mondo intero, cercherebbero di scrivere “quel romanzo collettivo chiamato futuro“, non sarebbe male che si preoccupassero anche, qualche volta, di fare corretta informazione, riportando, non si chiede troppo, solo riportando (o linkando) e dando notizia di tutte le voci e le opinioni che “compongono” il dibattito. Mentre, senza mai prendersi la briga di riportare nessun’altra opinione, “drammaticamente” conclude che:
Noi? Per evitare un uso inappropriato della rete da parte di potenziali malintenzionati, vogliamo correre il rischio di imporre limitazioni in casa nostra con provvedimenti restrittivi?
E’ facile, molto facile, fare “opinione” solo andando a ruota di chi si pone in negativo e urla alla censura ad ogni piè sospinto, molto più difficile approfondire e porsi in maniera costruttiva cercando di intervenire e dire autorevomente la propria per modificare quello che di negativo (non si discute sulla necessità che il decreto possa e debba essere rivisto in alcuni punti: Decreto Romani, tanti dubbi interpretativi) e di insoddisfacente il governo che (eventualmente) li rappresenta (?!?) fa. Ma qualcuno glielo ha spiegato ai signori e alle signorine che scrivono sul Magazine futurista che stanno al governo e che vivono in un paese democratico o pensano davvero di vestire i panni dei monaci tibetani o di vivere in Cina, come soavemente lasciano intuire? Non è che sarebbe auspicabile, prima di dedicarsi al nodo internet, anche da parte loro un “tentativo di approfondimento” della questione, in modo da rendere più obiettivi e “plurali” i dibattiti? O dibattito (qui una rinfrescatina sull’etimologia) anche secondo loro significa solo urlare le loro convinzioni uniche e indiscutibili?
Qui il deputato della maggioranza Roberto Cassinelli cercava di dire la sua e contestare nel merito il fiume di analisi che continuano a circolare da parte di chi scrive (come loro) senza probabilmente neanche essersi preso la briga di leggere il Decreto (o letto l’intervento completo di Calabrò). Opinione evidentemente per la Cappello non autorevole quanto quella di Calabrò, certo normalissimo che sia così, ma forse altrettanto importante e da tenere presente, se solo si volesse fare un pizzico di corretta informazione e di dibattito serio e se non si volesse rappresentare solo quell’overdose di “qualunquismo, cinismo, retorica” che a parole tanto si critica. Quello di Cassinelli è indubbiamente un punto di vista diverso completamente ignorato.
Qui il viceministro Romani si dice pronto ad alcune modfiche e ribadisce che in materia di tv e web non c’è nessuna volontà di censurare Internet. Nel suo intervento in commissione alla Camera (qui lo stenografico), Romani stigmatizza i «toni accesi» e le affermazioni «discutibili» di Calabrò, lamentando la scarsa collaborazione con l’esecutivo. Calabrò sbaglia, in particolare, secondo Romani, a criticare le norme sul web: «Non abbiamo nessuna intenzione di avvicinare l’Italia al modello cinese». Per l’opposizione si tratta di un primo passo ma non sufficiente, e qualche perplessità resta anche nel Pdl. “Gli ex An voteranno contro” sul parere che la commissione Cultura e quella Trasporti daranno, annuncia Luca Barbareschi.
Barbareschi che però da Vice Presidente della Comissione Trasporti in carica, ieri presente il viceministro nelle Commissioni riunite VII (Cultura, scienza e istruzione) e IX (Trasporti, poste e telecomunicazioni) – che è stato ringraziato, anche se dichiaratosi nel contempo assolutamente insoddisfatto, persino dal rappresentante dell’opposizione intervenuto nel dibattito Gentiloni (ringrazia il rappresentante del Governo per aver anticipato la disponibilità ad introdurre modifiche del testo dello schema di decreto legislativo trasmesso alle due Camere) – come testimonia la dichiarazione finale del Presidente Valentina APREA “nessun altro chiedendo di intervenire“, era assente o ha ritenuto di non dovere intervenire per proporre alcuna modifica.
Un consiglio finale. Glielo ricordi ogni tanto ai suoi potenziali scrittori di romanzi collettivi il Presidente Fini (tra una presentazione e l’altra della “nuova politica”) che lui è il co-fondatore del partito di maggioranza relativa che governa questo paese, non un avatar. Se non se ne fossero resi conto, si esercitino anche loro preventivamente, qualche volta, con gli add-ons di firefox, come consigliavo qui e come consigliava lui qualche tempo fa. Uno che oggi, senza timore di star fuori dalle tribù del “politicamente corretto” e senza nel tempo mai risparmiare critiche alle iniziative del governo, commenta:
Delle due l’una: o ci troviamo di fronte ai “tiranni” più sprovveduti del mondo oppure la blogosfera italiana è così ansiosa di essere censurata che i censori se li inventa.
p.s.: Posizione quella del magazine replicata e rafforzata qui sul quotidiano NEL Pdl, dove si continua a far parlare ancora solo e soltanto Calabrò, e si conclude con questa sibillina chiosa di Girolamo Fragalà: “Un nodo da sciogliere al più presto, perché internet non è d’altronde la Rai”.


















Antonio Santangelo scrive
3 febbraio 2010 @ 11:48
Grazie per tutti i riferimenti, sono molto utili. E’ pur vero che spesso la blogosfera è superficiale nei giudizi, ma per fortuna il dialogo prima o poi approda a una certa condivisione della realtà. Lo stesso non avviene ahimé in Parlamento o sui quotidiani.
Per questo c’è, imho, tanta passione nella difesa degli spazi di libertà che la rete consente, con tutta la genialità e la cialtronaggine del mondo reale.
Mi resta il dubbio sulla superficialità dell’approccio alla regolazione di Romani, e la poca curiosità nella scelta degli interlocutori
DestraLab scrive
4 febbraio 2010 @ 22:26
io penso che a volte sembra tutto, forse, molto peggio di come sia in realtà. Recentemente ho letto di Pileri come collaboratore di Romani (vedremo se è solo gossip)… e cmq volevo anche far capire che con le innumerevoli audizioni e la prolungata e ampia discussione in parlamento (non si discute poco e non è sempre come sembra, o come vogliono far credere che sia, a mio parere) chi avesse voluto era nelle condizioni di avere a disposizione tutti gli strumenti necessari per “padroneggiare” la materia, credo.
Sulla utilità della discussione e sulla passione di molti non ho mai dubitato, come sulla poca curiosità e “superficialità” di molti
Quello che mi sorprende sempre di più e questo utilizzare spesso schemi e meccanismi che poi contemporaneamente siamo i primi a criticare e voler cambiare… negli altri.