Ne servirà di più

Il momento di una rivoluzione giovane di Giampaolo Rossi

Chissà se il Presidente del Consiglio i consigli li ascolta. Chissà se è disposto ad ascoltarli fuori dalla cerchia dei consiglieri di professione di cui è circondato. Ma lo stato comatoso in cui versa il Pdl oggi, di cui la “Caporetto” delle liste regionali a Roma è solo l’ultimo episodio, impone un intervento drastico di indirizzo, prima che sia troppo tardi. In gioco c’è molto più di una tornata elettorale. C’è quel progetto metapolitico che dovrebbe consentire di attraversare la morte delle culture del ‘900 dando corpo ad un nuovo e moderno soggetto capace di modernizzare il Paese, cominciando dalla sua classe dirigente.
Allora, partiamo da un dato che sembra ormai assodato: il Pdl non esiste. O meglio esiste qualcosa che è un po’ più di un cartello elettorale e molto meno di un partito. E il Pdl non esiste non perché sia già morto, ma perché nessuno ha pensato di farlo nascere. E’ come un’eterna gravidanza con le sue nausee, i dolori, le speranze, il nome già scelto, gli abitini confezionati e l’attesa infinita di un tempo a venire in cui tutti si dimenticano che ogni nascita è uno strappo e una rinuncia a qualcosa di sé.

Il Pdl non è mai nato, perché chi doveva non ha saputo costruirgli un’identità politica e culturale. Le responsabilità del Premier, in tutto questo, ci sono indubbiamente se non altro perché il Pdl nasce dalla sua strenua volontà; ma alle sue responsabilità vanno aggiunta quelle di una classe dirigente stanca, incapace di visioni strategiche, spesso solo concentrata a crearsi aree di potere funzionali ad un dopo-Berlusconi ancora di là da venire. Il problema è che, in questi quindici anni, la classe dirigente di centrodestra, tranne rare eccezioni, ha vissuto di rendita lasciando sulle sole spalle del Premier tutto il peso di una scommessa che doveva rappresentare la nascita di una nuova Italia. E il paradosso è che sono proprio quegli ambienti maggiormente allergici alla “plastica” del ’94 e che hanno spesso guardato con sufficienza l’esperimento politico berlusconiano, ad avere le maggiori colpe; spettava alla destra post-missina, alle componenti cattolico-liberali e a quelle riformiste il compito di dare forma culturale e unitaria al fenomeno dirompente del berlusconismo prima e al Pdl poi. Così non è stato. I leader di queste zone grigie si sono limitati a costituirsi giardini murati, proto-correnti sotto forma di Fondazioni, consumandosi in una guerra di posizione e di attesa senza quasi mai una spinta che andasse verso la creazione di nuove sintesi oltre le proprie provenienze. E oggi il Pdl altro non è che la somma aritmetica delle vecchie rivalità interne a Forza Italia più le vecchie correnti di An in perenne guerra tra loro.

Ma il Pdl non è stato frutto di un elaborato teorema politico-culturale, partorito nei convegni dei soliti maniscalchi delle idee e scriba da new media; né, come il Pd di Veltroni, è nato all’incrocio dei grandi interessi del potere economico e finanziario che da vent’anni cercano una politica debole che garantisca la loro forza. Il Pdl è stata un’intuizione politica, sceneggiata in una fredda piazza milanese nel novembre del 2007, come tentativo geniale ed estremo di Berlusconi di scardinare l’immobilismo di un sistema che aveva esaurito la spinta propulsiva del decennio precedente. Questa è stata la sua forza ma anche la sua evidente debolezza. Da quella intuizione il Pdl non si è mosso, nonostante gli Statuti, i congressi e i tesseramenti online.

In questi ultimi mesi i danni generati dall’assenza di un partito e dalla mancanza di selezione della classe dirigente, sono ricaduti pesantemente anche sull’operato del Governo, segno questo che la “politica del fare” ha bisogno di appoggiarsi alla “politica dell’essere” qualcosa. Il modo in cui localmente il Pdl si è mosso attorno alla questione delle prossime regionali, dimostra che molto c’è da fare per renderlo adeguato alle sfide in atto: non solo il caso delle liste a Roma e a Milano; dalla scarsa lucidità strategica nella definizione di accordi locali, come ad esempio in Puglia, alla inconcepibile composizione delle liste in Toscana, dove il meglio della classe dirigente regionale è stata epurata, a vantaggio di logiche clientelari e di potere che farebbero rabbrividire un Politburo.

Quindi, se il Presidente del Consiglio i consigli li accetta, provo a dargliene uno. Dopo le elezioni metta mano subito al Pdl e lo trasformi da riserva di caccia di vecchie nomenclature, a spazio per una nuova classe politica (e non solo politica). Lo faccia con lo stesso coraggio avuto in altre occasioni, come quando ha formato il più giovane governo della storia repubblicana, affidando ministeri e ruoli importanti a quella generazione di trenta-quarantenni che rappresentano la dimensione giovane e vitale della politica.

Rinnovi il partito e con esso rinnovi il paese. Lo faccia nelle aziende pubbliche, nell’amministrazione, nei luoghi di elaborazione culturale e di produzione dell’immaginario simbolico. Sarà questa nuova classe dirigente che saprà dare forma alla sua straordinaria intuizione. A pensarci bene, lo stesso coraggio non basterà. Ne servirà di più.

Il Tempo, 11 Marzo 2010

via il blog dell’Anarca

Tag:, ,

6 Commenti »

  1. knulp scrive

    12 marzo 2010 @ 17:38

    Ma SB deve fare il presidente del consiglio, e una giornata è di 24 ore. Se fa il presconsmin, come fa a rifondare il PdL? Dove lo trova il tempo? Per non parlare poi del tempo che spende nelle campagne elettorali. Non è che rifondare un partito si possa fare nei ritagli di tempo, o la sera prima di andare a dormire, se no esce quello che è uscito finora. Quante cose deve fare SB? Non è superman, nessuno lo è, nemmeno Bertolaso che è molto più giovane di lui. Perché voi a destra avete sempre questa tendenza a invocare il capo per fare tutto? Sembra che non sappiate fare niente da soli, sempre a invocare il deus ex machina, che ci pensi lui a risolvere i problemi della destra e del paese. Ma la destra siete voi, non può mica fare sempre tutto da solo SB!

    (guarda fini: quello si che è “sperto”, fa il presidente delle camera, cioè praticamente niente, e nel frattempo coltiva fondazioni del cappero per poter ereditare il pdl al momento giusto)

    (a sinistra invece la tendenza è a insultare il capo su tutto, naturalmente dopo averlo eletto con un pebliscito. Sembra che gli elettori di sinistra abbiano bisogno di un capro espiatorio, più che di un capo).

  2. DestraLab scrive

    12 marzo 2010 @ 21:42

    sembra, però, che tu mi legga poco (e lo capisco), mi era sembrato di aver detto proprio in quest’ultimo periodo, abbastanza chiaramente, tutto il contrario di quello di cui mi “accusi”.

    Invocare il capo…

    Per il resto anche l’analisi fatta da Rossi, mi sembra vada in tutt’altra direzione:

    In questi ultimi mesi i danni generati dall’assenza di un partito e dalla mancanza di selezione della classe dirigente, sono ricaduti pesantemente anche sull’operato del Governo, segno questo che la “politica del fare” ha bisogno di appoggiarsi alla “politica dell’essere” qualcosa. Il modo in cui localmente il Pdl si è mosso attorno alla questione delle prossime regionali, dimostra che molto c’è da fare per renderlo adeguato alle sfide in atto: non solo il caso delle liste a Roma e a Milano; dalla scarsa lucidità strategica nella definizione di accordi locali, come ad esempio in Puglia, alla inconcepibile composizione delle liste in Toscana, dove il meglio della classe dirigente regionale è stata epurata, a vantaggio di logiche clientelari e di potere che farebbero rabbrividire un Politburo.

    Ed è uno che mostra di conoscere bene cosa ci sia realmente dietro, a differenza dei molti e di certa stampa nazionale (che ha convinto anche te evidentemente) che ha creato una situazione assolutamente virtuale e politicamente inesistente (le fondazioni del cappero…).

    E il paradosso è che sono proprio quegli ambienti maggiormente allergici alla “plastica” del ’94 e che hanno spesso guardato con sufficienza l’esperimento politico berlusconiano, ad avere le maggiori colpe; spettava alla destra post-missina, alle componenti cattolico-liberali e a quelle riformiste il compito di dare forma culturale e unitaria al fenomeno dirompente del berlusconismo prima e al Pdl poi. Così non è stato. I leader di queste zone grigie si sono limitati a costituirsi giardini murati, proto-correnti sotto forma di Fondazioni, consumandosi in una guerra di posizione e di attesa senza quasi mai una spinta che andasse verso la creazione di nuove sintesi oltre le proprie provenienze. E oggi il Pdl altro non è che la somma aritmetica delle vecchie rivalità interne a Forza Italia più le vecchie correnti di An in perenne guerra tra loro.

    Che poi si appelli nella parte finale a Bs è altrettanto ovvio, credo lo usi come artificio retorico (nello stesso tempo riconoscendogli indiscutibilmente il ruolo di leader), ma non cambia le molte cose interessanti che nella sostanza affronta. E sono segnali abbastanza positivi di come il dibattito anche nel Pdl si possa sviluppare.

    Che il dibattito sull’inadeguatezza della classe dirigente finalmente faccia capolino nel centrodestra è cosa buona e giusta, diceva lui commentando. Che cominci per una questione burocratica piuttosto che per questioni di merito ben più gravi, però, lascia un po’ perplessi. Che la si finisca di parlare solo di Fini e delle “sparate” dei finiani, secondo me, che lo dico da tempo era veramente l’ora. Anche se la cosa è nata dal pasticcio liste.

    Su Fini, io non ho nulla da aggiungere, se non che riportarti l’invito fatto qui, anche in questo caso da chi conosce la situazione sul territorio e si misura costantemente, che non risparmia, anche lui, critiche feroci al Pdl:

    E smettiamola di trastullarci in fondazioni, conventicole, pensatoi, contenitori vuoti per una cultura inesistente. Il partito è lì per essere costruito: le maniche ce le dobbiamo rimboccare tutti. E tutti dobbiamo sentirci in discussione e avere il coraggio di misurarsi con quel po’ di meritocrazia che magari non risolve tutti i problemi ma perlomeno toglie alcuni alibi.

  3. knulp scrive

    13 marzo 2010 @ 14:25

    scusa, lo metto in chiaro una volta per tutte. Quando faccio un commento sui tuoi post è per commentare, non per criticarti. Commentare nel senso di aprire una discussione a partire da un tuo spunto. Ammetto di essere stato un po’ provocatorio, ma che vuoi, mi sto corrompendo anch’io! (e sto ritornando un po’ bambino).

    Quando ho scritto “voi” non intendevo accusarti di un bel niente! So bene come la pensi. Il mio commento era pro domo tua, volevo semplicemente stimolarti una discussione più approfondita, dato che il tuo post era senza un tuo commento.
    (e mi sembra di esserci riuscito! :) )

    Che ti devo dire altro? io credo che ancora per il 99% il partito e gli elettori pendano dalle labbra di SB, e dietro di lui per ora ci sia il vuoto, o meglio un’accozzaglia di litiganti. Spero davvero che l’invocazione di Rossi sia solo un artificio retorico, e non venga invece letta dai più con la solita “aspettiamo che il capo ci dica cosa dobbiamo fare”!
    :)

  4. DestraLab scrive

    14 marzo 2010 @ 12:25

    come spero tu abbia capito, a me piace discutere con te (e in genere con tutti). Le “accuse” era chiaramente tra virgolette, e comunque non mi “disturba” mai l’essere provocata. Anzi.
    In questo caso però, dopo le innumerevoli “accuse”, non a me dirette in modo specifico ma al centrodestra in genere e al Pdl in particolare, di una totale assenza di dibattito e di capacità di discutere e riflettere (su cui spesso ho convenuto, anzi mi sembra me ne sia spesso lamentata), mi sembrava fuori luogo, proprio nel momento in cui riportavo, vero senza alcun commento, però quella che mi era sembrata una chiara critica, abbastanza articolata alla gestione del partito e a Bs stesso.
    Certo se poi credi che ancora per il 99% il partito e gli elettori del pdl pendano dalle labbra di SB o rientro in una difficilissima probabilità statistica proprio in quell’uno per cento o ammetterai che sarebbe arduo per chiunque discutere e confrontarsi in modo produttivo partendo da queste probabilità assiomatiche. :-)

  5. Franco Failli scrive

    17 marzo 2010 @ 11:12

    Sai che sarebbe davvero interessante avere dei dati riguardo a quanti elettori di destra “pendano dalle labbra” di SB? A parte chiarire cosa significa “pendere dalle labbra” di qualcuno, e sue in particolare, credo che verrebbe fuori un dato significativo sul quale costruire, sia pre che post-berlusconismo.
    Hai notizia di sondaggi del genere, che abbiano magari un minimo di credibilità? (Sappiamo tutti che i sondaggi sono uno strumento assai “duttile”…)

  6. DestraLab scrive

    17 marzo 2010 @ 19:57

    Nello specifico nessuna, anche se infiniti sono quelli sui quali si sono costruite le “leggende” dell’elettorato di sinistra colto e di quello di destra rozzo e incolto. :-)

Commenti RSS · TrackBack URI

Scrivi il Tuo Commento

Nome: (Obbligatorio)

Mail: (Obbligatorio)

Website: