Le inutili chiacchiere

E’ ancora un “vecchio arnese” a parlare.

Il palinsesto italiano mette in scena in questi giorni la pièce Attenti alla corruzione. Sarebbe spuntata come un fungo dopo le piogge di queste settimane, dicono le cronache. Molti pensano che con la primavera elettorale svanirà: nessuno ne parlerà più, come nelle migliori tradizioni della nostra compagnia di giro politico-mediatico-giudiziaria.

[...] La rinuncia alle riforme è una delle ragioni di fondo dell’attuale emergenza-corruzione. E’ come se la politica – bruciata dai molteplici tentativi falliti, e abdicando alle sue funzioni fondamentali – lanci da tempo a tutti un messaggio disperante: il sistema è strutturalmente malato e irriformabile. Ergo: ognuno faccia quel che crede.

Calate questa impotenza, questa assenza di visione e di leadership, su un paese non particolarmente dotato di spirito pubblico, e otterrete il risultato. Scontato, matematico. In un sistema che fa acqua da tutte le parti, la corruzione diffusa non può che aumentare.

Se questo è il quadro, invece di urlarsi addosso, flagellarsi, giustificarsi, denunciare, titolare, esagerare, bisognerebbe fare una sola cosa. Tornare, con un inopinato scatto di serietà, a parlare di riforme. E magari a farle. Ma temo che non avverrà, e che dovremo sorbirci molte repliche della pièce, almeno fino alle prossime elezioni.

via Le inutili chiacchiere sulla corruzione e le riforme che non si fanno – The Frontpage.

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