Diario di un lucafobico

Lodovico Festa ritorna sulla rottura con Giuliano Ferrara affrontando a tutto tondo il personaggio che è stato la causa (indiretta) della separazione, soffermandosi sui “vari compagni di cordata del presidente pro-tempore della Fiat” che secondo lui hanno l’obiettivo di “destrutturare il centrodestra”. Tutto nasce da una lettera di Montezemolo al Foglio in cui lamentava le eccessive “attenzioni” ricevute, a cui Giuliano Ferrara ha risposto facendo riferimento alle ossessioni non condivise: “Lei si dimostra ironico, autoironico e generoso, gentile Montezemolo. La sua lettera è un piccolo monumento a un columnist lucafobico, le cui formule sono evocate e come scolpite nella prosa del riluttante destinatario. Festa è un vecchio amico, con le sue idee sempre più spesso diverse dalle mie, dunque sempre più necessario”. Risultato: il vecchio amico ha detto addio al Foglio e a Ferrara.

Con alcuni vecchi e cari amici ho avuto discussioni accaldate su questa tendenza, sfociate poi anche – per qualche mancanza di educazione di troppo – anche in dolorose rotture. In qualche modo da parte di questi vecchi amici si è alluso a una mia forma di ossessione (per le critiche e l’esame delle gesta del presidente della Fiat sono stato definito “lucafobico”) e si è speso l’argomento della manifesta innocuità di personaggi come appunto Luca Cordero di Montezemolo, per ritenere infondate le mie analisi. Qualsiasi invito a considerare con molta cautela le ipotesi di complotto, a rigettare le sciocchezze sul “taci il nemico ti ascolta”, è naturalmente benemerito. Ma va, d’altro canto notato come in molti (parlo per una notoria esperienza diretta) che provengono dalla militanza non priva di un certo aristocraticismo dell’antico partito comunista italiano, vi sia la tendenza a un invincibile senso di superiorità verso chi ha poca cultura politica, ha una personalità frivola, non ha granché di visione generale della storia. E così si dà credito a uno come Walter Veltroni perché tanto è un cazzaro che si potrà sempre mettere al suo posto se dà troppo fastidio. Si fanno grandi aperture politiche al flebile leader di destra che si mette in testa di essere diventato uno statista, perché al fondo lo si considera uno con la mentalità del bancario bolognese e quindi non realmente rilevante.

Su uno come Montezemolo non si spende neanche un minuto di attenzione perché non può essere preso seriamente. Eppure tra il 2003 e il 2004 fu proprio Montezemolo che facendo sponda con Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini, utilizzando un ampio giro confindustriale, prima liquidò la linea di Antonio D’Amato, poi fece fuori Giulio Tremonti, poi destabilizzò Silvio Berlusconi, infine contribuì a far eleggere Romano Prodi. Certo non fu lui la mente dell’operazione, piuttosto pesarono confindustriali più decisi come Luigi Abete e Diego Della Valle, nonché raffinati e grandi giornalisti e qualche sottile banchiere. Però fu lui il portavoce e alla fine il collante di personalità diverse. E in questo ruolo sta cercando di tornare a giocare una sua partita. E viste le sue capacità comunicative, qualche disponibilità di condizionamento (la sua manina nel far emergere, assumere o cacciare giornalisti qui e lì, è ampiamente constatabile), la sua funzione di coordinamento di personalità diverse di cui si diceva (per esempio un certo gioco di squadra con Corrado Passera che ora pare essersi attenuato) la sua iniziativa non va sottovalutata. Certo i suoi movimenti hanno mete differenziate: la prima è quella di cercare per “via politica” di salvare la propria presidenza alla Fiat. Ed è possibile che questo obiettivo lo accontenti. Anche se “politicamente” un rinnovo della sua presidenza potrebbe essere un disastro per l’Italia: Sergio Marchionne sta cercando di fare della Fiat una grande impresa multinazionale, che pesa per la sua attività industriale e mercantile, riportare la società torinese al centro dei giochi feudali nazionali sarebbe una mezza catastrofe per chi voglia fare dell’Italia una società aperta.

Un’altra meta che Montezemolo sembrerebbe prendere in considerazione, dopo essersi sottratto a varie profferte negli anni scorsi, sarebbe quella di assumere un incarico ministeriale nel governo del centrodestra. Alla fine questa potrebbe essere una soluzione accettabile purché l’attuale presidente di Fiat e Ferrari, non utilizzasse questa scelta per destabilizzare la maggioranza di centrodestra. Così a occhio, però l’esito più probabile nel medio periodo per Montezemolo sarà quello di aggiungersi a tutti quelli che “dissimulando” lavorano per logorare il centrodestra e l’attuale clima di relativa concordia sociale del paese (in forte contrasto con il clima politico e giudiziario). E’ un riconoscimento alle insidiose capacità montezemoliane proporsi di stabilire un osservatorio permanente sulle sue mosse. Ed è questo lo scopo di questa mia nuova rubrica che in ricordo dell’insulto, pur affettuoso e scherzoso ma non per questo meno maleducato, di vecchi amici si intitolerà “diario di un lucafobico” e cercherà di analizzare anche le mosse, dei vari compagni di cordata del presidente pro-tempore della Fiat, per destrutturare il centrodestra.

via Chi ha paura di Luca Cordero di Montezemolo? | l’Occidentale.

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