Chi sono?
Ricordiamolo. Dato che dappertutto vediamo i grandi quotidiani esercitarsi solo con tabelline, grafici e schemini web 2.0 che presentano al mondo i teorici del fini-pensiero e i 33 deputati (anche se tutti continuano a darne 34 come se si potesse contare il Presidente della Camera) che hanno aderito al nuovo gruppo “Futuro e Libertà“, noi ci permettiamo solo di ricordarli a quelli che fanno libera e corretta informazione. Questi sono i componenti dell’ufficio di Presidenza del Pdl. Questi insomma, tra gli altri, sono gli “schiavi” che si sono contrapposti alle “donne e agli uomini liberi”, e che hanno votato senza tentennamenti il documento che ha messo alla porta il cofondatore.
Renato Brunetta, Mara Carfagna, Gianni Chiodi, Roberto Formigoni, Franco Frattini, Giancarlo Galan, Mariastella Gelmini, Carlo Giovanardi, Stefania Prestigiacomo, Gaetano Quagliariello, Gianfranco Rotondi, Maurizio Sacconi, Renzo Tondo, Giulio Tremonti e Elio Vito.
A proposito sempre di stampa libera e democratica, a quanto pare tutti nel frangente si erano dimenticati di citare il precedente di Sandro Pertini, e sì che è stato un pezzo abbastanza importante della nostra vita democratica. Semplicemente rimosso. Non esistevano precedenti di sorta sulle dimissioni di un Presidente della Camera, ma Saragat e Pertini si dimisero.
Nel luglio del 1969, verificatosi una situazione di divisione analoga nel Partito Socialista con la sinistra socialista, il Presidente Pertini, ritenne doveroso dimettersi e mandò a tutti una lettera con questa dichiarazione: “Correttezza vuole ch’io metta a vostra disposizione il mandato da voi affidatomi“.
Le ultime parole famose di Bocchino erano state proprio “da qui non ci muoveramo mai”. Beh a quanto pare, comunque, si sono dovuti muovere. Anche all’oscenità c’è un limite, scriveva lui, un altro tra gli evidenti “uomini non liberi” qualche giorno fa. E ora li vogliamo vedere i componenti del governo che votano contro se stessi. O il 34esimo, il Presidente della Camera, che vota. Attendiamo fiduciosi. Anche da lì probabilmente dichiareranno dopo che non sono disponibili a muoversi. Sarebbe indubbiamente interessante. Non ci sono precedenti di sorta.
Mentre tutti gli altri “uomini liberi” sembrano anche assolutamente disinteressati dal far qualsiasi innocente domanda su questi argomenti, quando ad essere in campo sono i cognati (qui sono tranquillamente confermate le indiscrezioni pubblicate da qualche quotidiano). Che ne so fare solo qualche domandina per sapere come sono andate davvero le cose, non dico altro. Invece a quanto pare sembra normalissimo a tutta la stampa d’inchiesta, libera e democratica che il cognato del presidente della Camera occupi un appartamento a Montecarlo, lasciato in eredità ad Alleanza Nazionale. Intanto le analisi dei politologi ora sembrano tutte ruotare intorno ai numeri e alle quote, sembra di essere ritornati al trionfo del manuale Cencelli, protagonista indiscusso della Prima Repubblica. Politica? Condivisione di programmi? Sintonia? Progetto comune? Chiarezza? Ma quando mai, è il trionfo assoluto dei numeri e della possibilità di chi deterebbe la golden share (così Bocchino) di tendere imboscate al governo scelto dagli italiani.
Ma prima o poi – come dice pragmaticamente Mieli (“li vedo e li piango“), uno che se ne intende di tutto questo ambaradan, che a Cortina ne approfitta per consigliarli opportunamente e fraternamente, “rimboccatevi le maniche e lavorate col vostro elettorato” – che ne so, facendo qualche nome a caso tra «le donne e gli uomini liberi», gli amici Barbareschi (finora noto per essere stato per anni un brillante artista, qui nella vera immagine del giorno), Bongiorno (finora noto per essere stata il brillante difensore di un altro pezzo importante della Prima Repubblica, quell’Andreotti inquisito per mafia), Ronchi (finora noto per essere diventato un brillantissimo dirigente di partito e poi un ministro nominato, senza mai passare per una elezione di alcun tipo, neanche quella di un condominio), Consolo (idem con patate, candidato per la prima volta con scarso successo nel proporzionale in Sicilia e noto finora per essere il padre della famosa attrice Nicoletta Romanoff), Proietti (Francesco Proietti Cosimi detto Checchino, finora noto per essere stato per anni il segretario personale del Presidente della Camera) o anche Perina, Angeli, Sbai e Della Vedova, si dovranno pur misurare con delle elezioni nazionali e speriamo anche con delle preferenze o con dei collegi, ed è là che si parrà poi la lor nobilitate, dato che per loro sarà l’esordio assoluto, visto che per assidersi comodamente a Montecitorio, finora sono stati solo nominati e cooptati (fino a ieri senza mai manifestare nausea o schifo alcuno).
Se e quando i numeri verranno meno si andrà a votare. E allora sarà con il paese che si dovranno misurare, non più con le beghe di palazzo, se non altro per un minimo di rispetto verso gli elettori di centrodestra. Ed è proprio al paese, a quella pancia del paese dagli istinti animali, che prima o poi bisognerà presentarsi, assumendosi le doverose responsabilità. Quantomeno in una democrazia.
update: “Una cosa deve essere chiara: senza i numeri si va subito al voto“. «Abbiamo reagito e scelto l’unica strada possibile. Per scongiurare una lenta e inevitabile consunzione. E perché era arrivato il momento della chiarezza e del nuovo inizio. Le incognite? Pesate. Valutate…». Una pausa leggera, poi Gaetano Quagliariello riprende a parlare da dove si era interrotto: «Berlusconi è il primo a essere assolutamente consapevole del rischio che si corre. È il primo a capire che scegliere la chiarezza significa anche mettere a repentaglio se stesso». E Berlusconi sa benissimo che deve sfidare l’ex alleato fuori dal Palazzo.
update: Sono distratta, mi era sfuggito stamattina o forse l’hanno cambiato dopo, pongo comunque rimedio. Per il Corriere che ne fa un GRAFICO INTERATTIVO abbiamo addirittura “L’esercito dei finiani alla Camera“.

















