Uomini invisibili
Per quelli che continuano a pensare che vivere in Sicilia sia come farlo in qualsiasi altra parte del mondo. Ecco come lo Stato deve ancora e sempre mostrarsi: l’arrivo alla Questura di Palermo della squadra catturandi e del boss mafioso Stefano Raccuglia.
Ricercato da 13 anni, quarantaquattro anni, Domenico “Mimmo” Raccuglia chiamato “u dutturi” o il “veterinario” è andato a scuola dai Brusca (la famiglia del boss di San Giuseppe Jato, oggi pentito, Giovanni Brusca) ed è stato l’esecutore di molte delle eliminazioni ordinate dalla famiglia mafiosa: Girolamo Palazzolo (San Giuseppe Jato, ottobre 1994), Francesco Reda (San Giuseppe Jato, 13 agosto 1994), Antonino Cangelosi (Borgetto, 8 aprile 1994), Domenico D’Anna (San Giuseppe Jato, 16 ottobre 1993), Giuseppe Ilardi (Camporeale, 24 gennaio 1991), Vincenzo Miceli (Monreale, 23 gennaio 1990) e Fabio Mazzola (San Cipirello, 5 aprile 1994). Ha partecipato al sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Ha fatto fuori Giovanni La Barbera, il padre del pentito Gioacchino che parlava della strage di Capaci. Ha conservato l’esplosivo per le stragi in “continente” del 1993. Aveva un rapporto preferenziale con Bernardo Provenzano e dopo la cattura del padrino è stato indicato nella triade dei boss in grado di coglierne l’eredità con Salvatore Lo Piccolo e Matteo Messina Denaro. Ma era uscito salvo dall’ultima grande retata antimafia, l’operazione Perseo del dicembre dell’anno scorso. Per questo, agli occhi degli inquirenti, sembrava irraggiungibile. Fino a ieri. Era ricercato dal ‘96 ed aveva collezionato tre ergastoli tra cui quello per l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo e altre decine di anni di carcere. Ora tocca a lui.
Qui i ragazzi di AddioPizzo invitavano ieri ad andare a festeggiare di fronte alla Squadra Mobile.



















