Quante volte?

«Quante volte si è riunita la direzione del partito»

Quante volte in 22 anni ininterrotti di segretaria prima e di Presidenza poi del suo di partito ha condiviso con qualcuno le sue decisioni? Lo chiediamo a Gianfranco Fini. E che ne dice se ci spiegasse anche come venivano nominati o estromessi i componenti? E come veniva eletto lui prima come segretario e poi come Presidente?

Sempre “memoria storica”. Sana rievocazione giornalistica, per i tanti smemorati di Collegno che lo affiancano, facendo finta di lottare contro il pensiero unico, parlando di spirito del ‘94 e ipotizzando attraverso lui una intrigante “rifondazione” di F.I. in chiave liberale e libertaria. Fini vorrebbe fondare il nuovo partito liberale. Vorrei proprio capire quanto ci credano e quali potrebbero essere i fatti che gli fanno immaginare lontanamente credibile la svolta hegeliana del Presidente co-fondatore (altro che full immersion e Paolino Mieli, qui siamo ad altri livelli di ghostwriter).

Dall’archivio del Corriere. Anno 2006. E’ il Presidente di Alleanza Nazionale a parlare, i fatti sono quelli conosciuti da molti, quando con una lettera di sette scarne righe Fini comunicò a Storace che “alla luce della sopravvenuta rottura del rapporto fiduciario” veniva escluso dall’esecutivo del partito:

«L’esecutivo è un organo fiduciario e le reiterate posizioni politiche del senatore, in dichiarato dissenso con la linea del partito, dimostrano inequivocabilmente il venire meno di questo rapporto».

Le cronache ci dicono che si scatenarono anche i fedelissimi di Storace. Tra i più duri l’allora numero due di Storace, Carmelo Briguglio:

“Per noi – spiega un fedelissimo di Storace come Carmelo Briguglio – questa è un’opportunità, perché Fini sancisce che c’è in An una maggioranza, guidata da lui, e una minoranza di cui è leader Storace. In questo modo, fra l’altro, si indebolisce la leadership del Presidente”

che oggi da fedelissimo di Fini dà lezioni di libertarismo critico: Senza libertà critica partito fallisce. Questa la risposta dell’ex ministro della salute, ex governatore del lazio ed ex amico personale:

La sostanza è che non si ha più la fiducia di Fini perché se ne critica la linea. Roba da manuale della democrazia.

Altro che valore del dissenso che qualcuno intravede. Qui invece è ancora più recente.

Flop di Fini a Palermo, saltano i vertici di An in Sicilia. Gianfranco Fini, il partito che non c’è, e le sedie vuote di Palermo.

La facilità con cui il Presidente di AN dimissiona (ndr seduta stante), mette in riga e rimbrotta, rivela sicuramente un dato di fatto: il partito gli consente di assumere ogni decisione senza bisogno di ascoltare alcuno. Insomma il partito c’è fino a un certo punto non solo perché si scioglierà nel PDL ma perché i suoi organi hanno una modesta capacità di decidere.

Ma allora il Presidente non aveva ancora evidentemente maturato la “sofferta” sensibilità odierna che lo porta a invocare maggiore “democrazia interna” e “alti” momenti di confronto politico. O forse pensava che non fosse nella natura di un partito come il suo discutere? O forse che ogni singolo iscritto, in quel partito, non avesse nessun diritto di esprimere opinioni e avere luoghi di discussione? Non è che forse allora pensava addirittura che:

Parlare di democrazia interna significava minare la sua leadership o fare atto di lesa maestà

Parole sante, davvero.

Per i poco esperti di cose dei partiti. Non fare un congresso (qui l’ultimo prima della confluenza) per circa 7 anni (negli ultimi 15 anni circa: 2 congressi. 1 ogni 7 anni e mezzo di media) rinviandolo e posticipandolo continuamente non riunendo gli organi di partito per dare voce agli iscritti, come ha fatto Gianfranco Fini prima nel Msi e poi in Alleanza Nazionale, significa anche che quasi tutti le segretarie regionali e provinciali per capirci erano commissariate, i segretari, i deputati e i senatori venivano cooptati dal Presidente (in persona) e la loro scelta seguiva criteri di natura assolutamente ed unicamente fiduciaria. E ricordo anche, per ultimo ma non meno importante, che sono state proprio solo le scelte personali del Presidente di An (di sua assoluta sponte), di quella direzione nazionale e di quell’esecutivo, organi assolutamento fiduciari come abbiamo visto, a comunicare – all’Assemblea Nazionale (eletta a liste bloccate e con un regolamento capestro), convocata pochi giorni prima della confluenza nel Pdl – le decisioni prese. Dopo avere identificato e nominato i costituenti, il “primus inter pares” ed aver stabilito le “regole” (qui La Russa, il primus inter pares, nominato reggente sempre dal Presidente Fini in persona, le spiega chiaramente in Assembela Nazionale). Si tratta di 6 mesi fa, non di una vita fa.

In una prima fase, un anno o forse due – ha spiegato il reggente di An – servirà un regime transitorio perché per un anno almeno non ci sarà una base cui demandare l’elezione degli organi. E le regole transitorie saranno adottate nel solco delle intese prese in occasione della formazione delle liste elettorali per Camera e Senato”. “Con le stesse regole – assicurava La Russa – prima delle elezioni europee nascerà il nuovo soggetto politico: e noi ci saremo con tutta la nostra struttura, la nostra storia, la nostra militanza, i nostri programmi e progetti.

Quelle stesse “regole” che oggi vengono definite poco “democratiche” e indegne di un partito moderno. A quanto pare, però, non sono state né le decisioni o il coinvolgimento di alcun singolo iscritto, né le imposizioni cesariste di Silvio Berlusconi a stabilirle. Caro Presidente Fini.

Condividendo lei, non si può che dire:

E’ da suicidi e non da politici seri giocare agli statisti incompresi mentre la nave rischia di affondare e già troppi nemici sparano a raffica sul “timoniere”.

Tag:, ,

Commenti »


Scrivi il Tuo Commento

Nome: (Obbligatorio)

Mail: (Obbligatorio)

Website: