Parole, parole, parole…

Sempre sull’uso delle parole e sull’intervento del Presidente della Repubblica che paradossalemente chiunque indica all’altro, mentre contemporaneamente ci si scambia accuse e controaccuse di qualsiasi tipo. Qui gli intellettuali colti dissertano sui “severi legalisti” alla “Di Pietro o D’Avanzo. (piacciano o meno legalisti lo sono e in certi casi pure forcaioli, non a caso non mi piacciono molto)”. Preoccupatissimi ieri dal il rischio che dopo “L’aggressione di un povero cristo a Berlusconi, i nostri venissero additati come criptoterroristi e delinquenti”. Che oggi debbono mestamente constatare che “purtroppo si erano sbagliati”:

in difetto. Quello che sta accadendo è peggio. Con la scusa della “sicurezza”, adesso si vogliono proibire non solo le contestazioni pacifiche alle manifestazioni ma anche il diritto di parola sulle reti.

Che sono costretti a chiedersi chi sarà in nuovo Grande Fratello che il governo è lì lì per istituire per legge:

E adesso, in questo Paese, non a Cuba o in Cina, sono costretto a chiedermi: chi controllerà quello che scrivo, chi deciderà se questo blog può continuare a vivere o meno? Chi deciderà quali contenuti potranno apparire nella rete o essere censurati preventivamente perché sovversivi e pericolosi per l’ordine pubblico? Chi deciderà del mio diritto di andare su una piazza, virtuale o meno, e dire ciò che penso? Anche se ciò che penso può dare fastidio, irritare, disgustare e non essere condivisibile? Chi sarà il controllore?

I “severi legalisti”, quelli del:

Chi l’ha detto che non posso odiare un uomo politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che il Creatore se lo porti via al più presto?

E dell’odierno: Oramai è come il fascismo, manca solo l’olio di ricino.

Diceva lui a caldo: “Secondo me, sarebbe ora di fermarsi”. Aggiungendo: “E per primissima cosa Bersani dovrebbe condannare con parole dure, possibilmente al limite della querela, la dichiarazione rilasciata poco fa da Antonio Di Pietro”.

Scrive Miguel Gotor, soffermandosi, purtroppo, anche lui troppo sugli opposti eccessi, nonostante affermi che non ha molto senso chiedersi chi e quando ha cominciato, alcune cose assolutamente condivisibili:

Il disordine del linguaggio pubblico riguarda entrambi gli schieramenti e dunque la qualità della politica nel suo insieme. E non lo si dice per gusto dell’equidistanza, ma perché purtroppo è così: in tanti, in troppi, sembrano avere esaurito la riserva di linguaggio utile a tenere insieme un paese offeso. [...] Le parole sono pietre e dunque bisogna smettere di usarle con leggerezza o malizia perché quando arrivano al bersaglio fanno male.

A ben guardare, non ha davvero senso chiedersi chi e quando ha cominciato a intorbidire l’acqua perché la democrazia non è una favola di Esopo. Saggezza e amore patrio vorrebbero che ci fosse una smilitarizzazione del linguaggio bilaterale e progressiva, seguendo gli ammonimenti del presidente della Repubblica e di quanti hanno mantenuto una sufficiente riserva di responsabilità.

Qui altri colti e raffinati intellettuali e politici, questa volta di centrodestra, preoccupatissimi dell’imminenza di “leggi speciali” liberticide, minacciate non si sa da chi. Qui lo stenografico del Ministro Maroni. Proprio per rassenerare il clima e tenere basso lo scontro politico. E sì che qualcuno avrebbe pure dovuto essere in Aula ad ascoltarlo il ministro della sua maggioranza. Mentre qui, invece, l’intervista al guru liberista, come viene definito nel pezzo. Che dichiara: “La censura alimenta gli estremismi”.

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