Opinione controcorrente

Da “MF – MILANO FINANZA” di martedì 10 novembre 2009

Banda larga, giusto bloccare i fondi

Le risorse non possono andare a Telecom finché la rete resta privata, spiega il presidente della Commissione tlc. Ma non può gestirli la piccola Infratel. L’addio di Pileri? Era aperto al modello Terna per l’infrastruttura.

La sua è un’opinione decisamente controcorrente. E che pesa. Mario Valducci, presidente della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera, è colui che, poco più di un anno fa, ha aperto le danze sulla banda larga con un’indagine conoscitiva sul tema. «Il Cipe», spiega ora a MFMilano Finanza, «ha fatto bene a congelare queste risorse. Bisogna approfondire come verranno usate e, soprattutto, da chi».

Presidente Valducci, il piano Caio-Romani in realtà delle risposte le dà: le risorse verrebbero usate per la larga nel fisso e dunque soprattutto da parte di Telecom?

Partiamo dal chi. Siccome sono soldi dei cittadini, si era pensato anche che a investirli potesse essere Infratel. Ma andando a vedere la storia di questa società, si nota che non ha la capacità di impiegare in tempi rapidi somme così ingenti. Storicamente Infratel ha investito 20 milioni l’anno. Per investirne 800 ci metterebbe 40 anni. Ma nello stesso tempo non possiamo dare questi soldi a Telecom.

Perché no?
Perché è un soggetto privato che opera in un mercato libero. Rischierebbe di rappresentare un aiuto di Stato.

Chi dovrebbe gestire allora gli 800 milioni per la banda larga?
L’indagine conoscitiva, che fu approvata all’unanimità e non solo da una parte politica, indicava alcune soluzioni.

Quale la convinceva di più?
Uno dei modelli citati era Terna. Una società quotata, controllata da un forte azionista pubblico come la Cdp e che dispone della rete di distribuzione in modo disgiunto da chi offre energia.

Corrado Calabrò (authority tlc) invece spinge per l’ipotesi di un consorzio tra operatori?
Potrebbe essere una formula. Ma è complicato individuare i meccanismi di utilizzo della rete esistente, visto che al consorzio dovrebbe necessariamente partecipare anche Telecom, che dovrebbe avere qualcosa in cambio dell’asset che mette a disposizione.

Telecom intanto ha cambiato il responsabile della rete. Che idea si è fatto dell’avvicendamento?
Penso si sia trattato di uno scontro tra posizioni strategiche divergenti. Tra chi voleva il rilancio di un progetto industriale, anche con cambiamenti importanti, e chi invece è impegnato in un programma industriale di razionalizzazione dell’azienda stessa senza puntare su grandi investimenti.

Secondo lei, dunque, l’uscita di Pileri rappresenta una sorta di arrocco sulla rete da parte del gruppo?
Pileri riteneva che non avendo Telecom le risorse finanziarie per implementare la rete in linea con le esigenze dell’Italia, si potesse valutare un percorso indirizzato al modello Terna. Il tutto in tempi medio-lunghi e nell’ottica di un progetto industriale per la stessa Telecom, alla quale avrebbe dovuto essere riconosciuto un giusto prezzo per l’asset.

www.milanofinanza.it/telecom

C’è ancora chi dice qualcosa controcorrente, in Italia, meno male. Qui Carmine Fotina parla del piano “B” per la banda larga. Si lavorerebbe per una tranche ridotta di fondi dopo le dichiarazioni di Scajola («aree industriali e banda larga le sue priorità») e Brunetta («il prossimo Cipe conterrà anche le risorse per la banda larga»). E anche il viceministro Romani si dice dispiaciuto di aver perso un interlocutore come Stefano Pileri. Qui invece la registrazione di Nove in punto la Versione di Oscar dedicata all’argomento. “Stop alla banda larga”. Ospiti l’On. Romani, Mario Pepe di Egon Zehnder e Stefano Quintarelli.

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