Not in my name
«Tutto bene? Non è tutto a posto, anzi…», avrebbe detto l’ex leader di An commentando le parole del premier, secondo quanto riferiscono uomini del suo staff interpellati. «I problemi politici ci sono – avrebbe aggiunto Fini – ed è paradossale che Berlusconi li neghi»
Si accontenti della difesa della Mussolini e di chi spiegandolo alla mamma si dice che è “lanciato come un siluro”, in quale direzione forse, bisognerebbe che se lo spiegassero meglio.
E casomai segua i suoi dissacranti consigli e la sua lucida “follia”. Di quello che insieme all’allora suo portavoce (perso per strada) ha utilizzato strategicamente e scientificamente per iniziare l’importante percorso di “sdoganamento”.
«Mi dimetterei da presidente, formerei un mio gruppo parlamentare e farei una battaglia a viso aperto».
Eventualmente fossero vere le parole di Fini qua si dice chiaro: Not in my name.
Il loro dopo-berlusconi, così come ce lo spiega Alessandro Campi sul Riformista, da queste parti non interessa minimamente. Di sogni che sono desideri e di politici allo sbando ne abbiamo già abbastanza. E non siamo volenterosi miliziani di nessuno, caro professore. Dopo il folklore siamo arrivati ai “miliziani”, e si ha il coraggio poi di criticare il “pensieri unico” che gli altri vorrebbero imporre (con il secolo in edicola con un numero “monografico” di perorazione. 7 pagine in difesa del capo e della “grande” politica). La politica fino a prova contraria, continua anche dalle nostre parti a farsi con il consenso che si raccoglie e con i sistemi che qui vengono ricordati, non con le posizioni che si cambiano strada facendo:
In una democrazia, fino a prova contraria, decidere se qualunque persona è adatta o inadatta a guidare il governo è compito degli elettori e soltanto degli elettori. Anche se la loro decisione può non piacere.
E tra le attività assolutamente meritorie di Vittorio Feltri, non per quelle che sono le sue intenzioni, ma per quello che, indirettamente, sta svelando (come diceva lui), possiamo tranquillamente aggiungere questa: almeno l’abbiamo finita definitivamente con il giochino stucchevole della carica istituzionale imparziale che parla a nome di tutti. Per chi non l’avesse letto lui che non è a libro paga e miliziano di nessuno dice da tempo più o meno le stesse cose (“Bel tipo, il nostro presidente della Camera. Lo smemorato di Collegno era un dilettante rispetto a lui”). Definendolo Francesfini e affrontando per primo il problema politico che si delineava con Gianfranco e la suocera di Silvio, chiedendo a Fini chiarezza e dimissioni, le stesse cose che ora scandalizzano i tanti ipocriti odierni.
Da dove viene allora la sorpresa che ho confessato all’inizio? Viene dal fatto che lo spariglio si stia tentando sotto la bandiera del presidente della Camera. Forse sarò deviato da una cultura vecchia, ma penso che il leader di Montecitorio non dovrebbe mai fare della movida politica. E nemmeno lasciarla fare ai suoi, alla sua fondazione e al suo magazine online.
Non pensiate che voglia tagliare la lingua a qualcuno. Il dissenso e la diversità di opinioni sono il sale di tutte le democrazie. Ma ha lo stesso valore la chiarezza. La confusione è già alta sotto il cielo d’Italia e la situazione non è per niente eccellente. Vedere il presidente della Camera in conflitto continuo con il premier, pur vivendo dentro la stessa parrocchia, non fa bene al nostro precario sistema istituzionale.
Se Fini condivide questo giudizio, ha una sola strada da percorrere. È quella di non rimanere più con Berlusconi. Deve lasciarlo, mettersi in proprio, dare vita a un movimento d’opinione, se non a un partito. Potrebbe servire al nostro paese un nuovo soggetto politico? Questo nessuno lo sa. Ma di certo servirà a dissipare gli equivoci che rischiano di creare un sacco di guai proprio a Fini.
Il dissenso e la diversità di opinioni sono il sale di tutte le democrazie: e questo fino a prova contraria io lo chiamo dissenso politico.
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