Non fatemi vedere Prodi

Cos’altro deve accadere, perché si percepisca l’abisso etico-politico in cui il berlusconismo ha precipitato questo paese, riproducendo per partonogenesi le forme di un conflitto di interessi sempre più enemico, pervasivo, totalizzante?

Un Massimo Giannini così fuori dalla grazia di Dio era da un pezzo che non lo si leggeva. Mazzella e Napolitano che incontrano Berlusconi rappresentano l’abisso etico-politico in cui il berlusconismo ha precipitato questo paese, partonogenesi compresa. E Giannini ha ragione, ha ben detto.

Risalendo a capocchia nel tempo: Alberto Malagugini, deputato comunista, fu giudice costituzionale che non mangiava mai con i suoi, dicasi mai, e infatti dimagriva a vista d’occhio. Ugo Spagnoli, deputato, avvocato del Pci a Torino, da quando fu giudice costituzionale prese l’abitudine di chiedere: “Sarai mica comunista?” E senza aspettare risposta, se ne partiva da Torino verso Bari, sottoponendosi a un via vai disumano, per ingozzarsi di orecchiette al desco insospettabile del camerata Tatarella.

Giovanni Maria Flick, un’unica preoccupazione aveva, da membro e presidente della Corte: “Non fatemi vedere Prodi, non ci voglio parlare“. E talmente duro tenne, sul cibo di casa Prodi, che gli venne quella faccia da asceta.

L’unica eccezione segnalabile a Giannini, è forse quella di Violante, candidato alla Corte, poi trombato, di cui si sospettò che fosse andato a cena, talora, con qualche giudice, e perfino con il costituzionalista Zagrebelsky. Ma quest’ultimo non faceva nulla di scorretto, ad ascoltarne l’opinione davanti al minestrone. Dal momento che Violante non stava a Palazzo Chigi, era bensì il presidente del Consiglio rivoluzionario.

Andrea’s Version – Il Foglio del 4 Luglio 2009

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