Non dimentichiamo di essere italiani.

Dopo il “signorile” intervento di Sergio Romano ieri, anche il Sole si esercita su delle argomentazione che “dovrebbero” essere sottintese e condivise. Per quelli che non riescono a “dimenticare” non per qualche giorno, ma neanche per qualche secondo. E continuano a minacciare mafiosamente la bomba incombente.

Da “IL SOLE 24 ORE” di giovedì 9 luglio 2009

Perché diciamo: forza, Italia di Stefano Folli

Ora che il grande spettacolo del G8 è in scena, con le sue luci e le sue ombre, ma soprattutto con le sue suggestioni globali, vale la pena di insistere sul punto cruciale. Non avrebbe senso augurarsi il fallimento del vertice per un piccolo calcolo di politica interna. Sbaglierebbe chi seguisse le cronache con questa riserva mentale.

L’interesse dell’Italia, dell’Italia intera, è che dall’Aquila venga un messaggio forte, solidale e il più possibile concreto circa i destini del pianeta. È un interesse che non può essere subordinato a considerazioni contingenti. Tanto meno alle vicende personali e politiche che hanno coinvolto il presidente del Consiglio e lo hanno proiettato nel mare delle polemiche interne e internazionali. Polemiche tutte legittime; molte meritate dal diretto interessato per via dei suoi discutibili comportamenti; qualcuna davvero capziosa e animata da un eccesso di zelo contro il premier italiano.

Ma Berlusconi in queste ore è il presidente del G8. Rappresenta l’Italia e il nostro prestigio nel mondo dipende anche dal successo del summit. Almeno fino a domani non è possibile compiere una distinzione tra la personale credibilità del presidente del Consiglio e la complessiva credibilità del paese. I due livelli sono tutt’uno e non è lecito scinderli.

Se il «Guardian» e altre testate criticano il premier per l’organizzazione dell’evento, giudicata lacunosa, e arrivano a prospettare un’ipotesi senza senso, cioè l’espulsione dell’Italia dal G8, deve essere chiaro che le ricadute di questi attacchi riguardano l’intera comunità nazionale, non certo il solo Berlusconi. Sarebbe stato meglio che fin dall’inizio e senza esitazioni tutta l’Italia politica, compresa quindi l’opposizione di centrosinistra, si fosse ribellata a questo scenario inesistente.

Perchè non c’è dubbio che il nostro paese resterà a pieno titolo nel G8 e semmai ci sarà da governare il processo di ampliamento dell’organismo, ormai troppo angusto per pretendere di rappresentare il mondo globalizzato. G14 o G20, si vedrà. La fantasia delle cancellerie e il gioco degli interessi non hanno limiti. Ma in questo momento occorre saper mettere nel cassetto le logiche di parte, e talvolta l’astio personale, per evitare atti di autolesionismo nazionale.

Non si tratta di rispolverare il patriottismo, anche se un pizzico di amor di patria è sempre utile. Limitiamoci al fatto che un’Italia indebolita nel suo profilo internazionale e bersagliata da attacchi feroci rappresenta un danno gravissimo per tutti, sotto il profilo politico ed economico.

Bisogna perciò dare atto a Massimo D’Alema e poi a Pier Ferdinando Casini (ndr qui le dichiarazioni) di aver usato ieri le parole giuste per auspicare il successo del vertice. Niente di straordinario, ma in Italia, quando qualcuno preferisce il linguaggio della ragione all’invettiva, è giocoforza sorprendersi.

In questo caso i due esponenti dell’opposizione hanno dato prova di senso dello stato e si sono mossi nel solco più volte indicato dal presidente della Repubblica. Quando si agisce sulla scena internazionale, si entra in un’altra dimensione e il cabotaggio interno andrebbe dimenticato per qualche giorno.

Tanto più che all’Aquila le cose sono cominciate bene. Il presidente Obama ha accantonato con eleganza i fraintendimenti, elogiando la «forte leadership italiana». Sulla questione delle nuove regole finanziarie si sono fatti passi avanti importanti e il merito è anche del lavoro svolto dal ministro Tremonti. Sul clima invece bisogna aspettare. L’intesa di ieri è un bicchiere pieno a metà se non ci sarà (al momento non c’è) l’assenso dei paesi emergenti, a cominciare dalla Cina.

Vedremo. Dalla prossima settimana ci sarà tempo per tornare ad analizzare e a criticare gli stili dì vita di Berlusconi, i suoi gravi errori, le sue reticenze, il suo modo di governare. Ci sarà modo di chiedergliene conto, se sarà il caso. Senza sconti. Finchè all’Aquila c’è il mondo, non dimentichiamo di essere italiani.

E qui qualcuno che non è che lo dimentica, proprio non ce l’ha nel Dna.

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