Lobby estere al lavoro

«Il piano presentato da Air France per Alitalia deve tenere conto dello sviluppo del Nord e quindi non può penalizzare l’aeroporto di Malpensa». Lo afferma Maurizio Lupi, responsabile Infrastrutture di Forza Italia. «Alcune affermazioni – aggiunge il deputato ‘azzurro’ – lasciano troppi margini di incertezza rispetto al ruolo futuro dello scalo milanese. Non vorremmo che la compagnia di bandiera venisse trasformata in una sorta di operatore regionale» – (Ansa, 17 dicembre 2007);

«Il governo alla fine ha svenduto l’Alitalia ai francesi. L’okay dato dal Tesoro al piano Air France decreta la fine di Malpensa e infligge un colpo durissimo non solo al Nord ma a tutto il sistema dei trasporti italiano». Lo afferma Maurizio Lupi, Responsabile Infrastrutture di Forza Italia – (Ansa, 18 marzo 2008);

«Siamo sicuri che qualunque sia il partner scelto, Malpensa non verrà penalizzata perché non è possibile danneggiare un aeroporto che rappresenta un punto di forza per una società come la Nuova Alitalia, che intende crescere a livello nazionale ed internazionale» (Maurizio Lupi, Ansa, 8 gennaio 2009);

«Chiederemo al Governo di liberalizzare le rotte lasciate da Alitalia e non credo che ci saranno obiezioni, sento già grande disponibilità». Lo ha detto il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi (Pdl) a margine di un incontro a Milano, rispondendo a una domanda sull’attuale situazione di Malpensa. «Alitalia – ha proseguito – ormai è una realtà privata e fa le sue scelte, che io ritengo sbagliate». «Noi – ha concluso Lupi, che ricopre anche la carica di ad di Fiera Milano Congressi – chiediamo la possibilità di stare sul mercato scegliendo i nostri partner. Ce ne sono già tanti che bussano alle porte, non solo Lufthansa» (Ansa, 15 maggio 2009)

Il “giochino” del detto e contraddetto su Alitalia, mi è sembrato molto interessante e provo a replicarlo, in tempi di par condicio, con un altro dei soggetti coinvolti, non come Lupi giovane deputato, ma con uno dei protagonisti della storia politica di questo paese e di quella di Alitalia, l’ex ministro Pier Luigi Bersani, che ha legato il suo nome a qualcuno dei decreti storici che riguardano la vicenda.

Il decreto Linate-Bersani-governo D’Alema consentì infatti la riapertura di Linate e l’utilizzo a tutte le compagnie dell’aeroporto milanese cittadino per i voli internazionali. Con conseguente rivolta di molte compagnie, la riscrittura del piano industriale da parte dell’allora amministratore delegato Cempella e infiniti ricorsi europei.

A palazzo Chigi c’è Massimo D’Alema e questa volta a danneggiare la compagnia sono le litigate tra i ministri Tiziano Treu (Trasporti), Edo Ronchi (Ambiente) e Giovanna Melandri (Beni culturali). Il primo vorrebbe rispettare l’impegno di fare spostare i voli da Linate a Malpensa in due tranches, 15 dicembre 1999 e 15 gennaio 2000, date concordate con Bruxelles. Ronchi e Melandri dicono però che c’è una valutazione ambientale negativa. Anche qui stesso copione, trasloco annunciato e governo dimissionario (sotto Natale nascerà il D’Alema II). Il nuovo voltafaccia governativo e il decreto che a marzo il neotitolare dei Trasporti Pierluigi Bersani ratifica su Malpensa in senso riduttivo, convincono Klm ad abbandonare l’alleanza con Alitalia e il progetto di fusione. Da allora non c’è più pace per la compagnia italiana che nel pieno della crisi mondiale del trasporto aereo dopo l’11 settembre 2001

I governi guidati da Prodi con Claudio Burlando ministro dei Trasporti, che firmò l’accordo Alitalia-Klm, smentirono tutti gli impegni presi: sul tema ci furono tre decreti Bersani e un decreto Treu, servirono per rimangiarsi tutto il primo decreto Burlando. Linate non fu toccata, anzi crebbe, viene ricordato qui. Ce lo ritroviamo, sempre come Ministro ai tempi di Prodi che dichiara allegramente:

Malpensa? Non decolla perché non si è voluto chiudere Linate. Malpensa – ha dichiarato Bersani in un’intervista -  non andava fatto, o se andava fatto, bisognava avere il coraggio di realizzare i collegamenti con i voli nazionali e chiudere Linate.

E poco dopo rappresentare l’ala ragionevole, insiema a Francesco Rutelli, dei ministri o esponenti del centro sinistra che hanno indicato «la necessità di due hub in Italia». A fronte del ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, che diceva «esattamente il contrario», per poi parlare, questa volta abbastanza misteriosamente, della necessità di prestare attenzione alle lobby estere al lavoro su Alitalia.

Dopo pochissimo tempo arrivò il piano che allora si chiamava di “rilancio” di Alitalia, firmato da Prato, che sancì il definitivo abbandono di Malpensa da parte della compagnia. Quando la dichiarazione di Padoa-Schioppa alla Camera di “transizione graduale” aveva fatto prima tirare un respiro di sollievo a Penati: «Il governo ha accolto le richieste di Comune, Provincia e Regione per una transizione graduale verso un nuovo assetto dei voli da Malpensa, al Tavolo Milano abbiamo tutti sottolineato che questo era un punto centrale per il rilancio». Il nostro sosteneva, come lui stesso ricorda qui, che:

Infatti anche un bambino capiva che Malpensa stava prendendo sette o otto milioni di passeggeri da voli in perdita di una compagnia in perdita e sovvenzionata

Piano di “rilancio” Prato-Tps-Bersani – allora il signor Maurizio Prato non andò all’Alitalia per virtù dello spirito santo, come non si dimise per la stessa virtù, almeno a sentire quello che dicevano l’allora presidente del Consiglio e l’allora ministro dell’Economia – che portò nel febbraio 2008 la compagnia guidata da Maurizio Prato a dare il via al grande esodo dall’hub lombardo. Qui il de-hubbing avviato da Maurizio Prato.

Con l’entrata in vigore dell’orario estivo, i voli settimanali effettuati da Alitalia su Malpensa passeranno dagli attuali 1.238 a 352 (-886 collegamenti settimanali). I voli medi giornalieri operati da Alitalia su Malpensa scenderanno da 177 a 50: il 72% in meno.

Il nuovo piano dei voli Alitalia da Malpensa cancella dal tabellone degli arrivi e delle partenze destinazioni notissime e superfrequentate dagli uomini d’affari milanesi e lombardi. Qualche esempio: i 21 collegamenti settimanali effettuati da Alitalia con Londra spariranno di colpo; stessa sorte subiranno i voli con Francoforte, Atene, Barcellona, Berlino, Madrid, Lione, Lisbona e Zurigo. A partire dal 30 marzo sarà ancora possibile raggiungere queste destinazioni partendo da Malpensa, ma bisognerà rivolgersi ad altre compagnie (per Londra è operativa la British Airways, per Francoforte la Lufthansa e così via).
Per 9 destinazioni europee (tra cui Stoccolma, Zagabria, Timisoara e Minsk), invece, non sarà possibile rivolgersi ad altri vettori perché risultano servite esclusivamente da Alitalia. Poi c’è un nutrito gruppo di città, tra cui Amsterdam, Bruxelles, Mosca, Parigi, San Pietroburgo, Monaco, Vienna, che subiranno una forte riduzione del numero di voli settimanali offerti da Alitalia. Due esempi: i voli settimanali con Parigi Charles De Gaulle passeranno da 28 a 14 (-14); quelli con Amsterdam da 21 a 7 (-14)

E portò, seduta stante, a 900 lavoratori a tempo indeterminato in cassa integrazione e ad altri 500, tra interinali e contratti a termine, che restarono direttamente a casa.

Senza rivolte sindacali, che mi ricordi, solo una richiesta disattesa di moratoria da parte di Epifani. Per arrivare all’ineffabile incontro di qualche giorno fa Bossi-Bersani e alle innumerevoli richiesta in cui si chiede coerenza alla Lega e si parla di sconfitta del nord e di Malpensa.

Sarà poco coerente, forse, ma io continuo a preferire oggi chi dice che «Alitalia ormai è una realtà privata e fa le sue scelte», giuste o sbagliate che siano e non chiede conto e ragione di questo né alla politica (La Moratti: non mi sento tradita. Abbiamo investito e Milano ce la può fare), né alla Lega (e continuo a non amare quelli che esultano alla Alemanno-Marrazzo), a giorni alterni corresponsabile del ritorno del fascismo in questo paese con la riscrittura delle leggi razziali, o responsabile unica del razzismo e della xenofobia che attraversa gli italiani trasversalmente e il giorno dopo unica alleata possibile contro lo strapotere berlusconiano (vedi referendum) o alleata privilegiata in difesa di Malpensa, contro gli “abbandoni e le false promesse” che la “umiliano”. Giusta o sbagliata la scelta (e come tanti non l’ho mai ritenuta “ottimale”) che ieri il governo ha fatto su Alitalia. Si parla di oggi e del futuro di Malpensa.

p.s.: Qui anch’io provavo a “giocare“, usando un’ampia rassegna stampa della Camera che raccoglie molte delle dichiarazioni e la cronistoria della vicenda. Il dibattito su Alitalia alla fine della XV Legislatura.

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4 Commenti »

  1. Phastidio scrive

    16 maggio 2009 @ 19:05

    Ti darei ragione se Alitalia non fosse nata scaricando sui contribuenti non meno di 3 miliardi di euro di costi da fallimento; se non avesse ottenuto dal governo il MONOPOLIO della tratta più remunerativa d’Italia, mettendo a nanna l’Antitrust. Ma così non è: Alitalia non verrà fatta comunque fallire, anche se è formalmente privata. Scommettiamo? Finirà in pasto ad AF-KLM, ad un costo per i francesi enormemente inferiore e per i contribuenti italiani specularmente maggiore, rispetto all’ipotesi iniziale, sempre con Air France.
    Alitalia non è, e mai sarà, un’impresa privata nella sostanza. Quanto alle dichiarazioni della Moratti, sono patetiche e silenziate, perché siamo in campagna elettorale. Ma dire che Malpensa ad aprile è cresciuta del 7 per cento annuale, quando si raffronta il dato con la catastrofe di aprile 2008 (il dehubbing Alitalia, il crollo verticale dei voli dallo scalo vareisno), offende l’intelligenza della Moratti e di chi le dà retta.

    Quanto ai “giovani” (?) deputati, essi non sono né giovani né inesperti né peones, ma sono plenipotenziari in Lombardia della macchina da guerra economica chiamata Cl. Per questo certe prese di posizione “à la Capezzone” non sono da considerare veniali.

  2. DestraLab scrive

    16 maggio 2009 @ 21:13

    sul monopolio della tratta, qui nella frase finale: “Si parla di oggi e del futuro di Malpensa”, c’è un link a libertiamo che dice più o meno le stesse cose. Non intendevo disconoscere l’importanza di Lupi (o sminuire la sua forza politica e i suoi collegamenti) lo paragonavo solo all’anzianità di governo e di esperienza sull’argomento di Bersani, “giovane” in quel senso. Sul de-hubbing ne parlo abbondantemente mi pare. Per ultimo non ho nemmeno parlato di “assolvere” Lupi o l’azione di governo, ho “giocato” su altre dichiarazioni, mostrando che il giochino potrebbe essere utilizzato all’infinito e che nessuno potrebbe chiedere coerenza a nessuno, forse. E continuo a “sperare” che sia un bene che Alitalia possa diventare in futuro davvero solo una realtà privata che fa le sue scelte giuste o sbagliate che siano.

  3. Alfonso Fuggetta scrive

    16 maggio 2009 @ 21:52

    Io vorrei capire quale sarebbe il senso del tuo giochino. Lupi ha detto o no quelle cose? E il fatto che prima di lui qualcuno abbia fatto cose più o meno giuste ne cambia il valore? Oppure invece di discutere del merito, ogni volta lo si deve schivare andando a cercare le colpe degli altri? Un po’ di responsabilità? Specie da una maggioranza che ha una maggioranza bulgara?

    Assumiamo che Bersani abbia fatto schifezze.
    :
    a) Questo giustifica Lupi?

    b) Ciò che ha fatto Bersanii deve far dimenticare che in campagna elettorale su Malpensa il PdL e la Lega hanno massacrato il PD per poi fare peggio di quello che il PD aveva proposto (che IO NON CONDIVIDEVO, a scanso di equivoci, e l’ho scritto in tutti i modi possibili)?

    Altro che privatizzazione.

    Malpensa e Alitalia sono state usate in campagna elettorale in modo strumentale.
    Forse sarebbe il caso che quando Bersani e il PD sbagliano, si dica che sbagliano punto. E quando Lupi e il PdL sbagliano, si faccia lo stesso, senza cercare tanti alibi.

    Io personalmente la poltiica del PD su Malpensa l’ho massacrata un giorno si e l’altro pure. Era sbagliata, punto. Senza alibi.

  4. DestraLab scrive

    16 maggio 2009 @ 22:07

    @ Alfonso
    io criticavo con il “giochino” chi oggi chiede coerenza ad altri, nella fattispecie alla Lega (per giunta un giorno si e uno no). Il post era critico nei confronti di Bersani che oggi incontra la Lega (il grande capo in persona Bossi) in difesa di Malpensa, in nome della “coerenza” e della difesa del Nord. Punto. Sono comprensibili i tentativi dell’opposizione, senza bisogno di scomodare “coerenze”, comportamenti “virtuosi” e propaganda “patetica” (non è che proviene solo da una parte) come direbbe l’amico Phastidio. Non assolvevo né Lupi né il governo di niente. Era critico con le contraddizioni di Lupi, messe in bella vista, quanto con quelle di Bersani, ricostruite da me (la storia e le responsabilità su Alitalia non iniziano e finiscono in quello che si fatto dall’aprile 2008 in poi). Né disconoscevo le cose che ho scritto anche io in questi anni, spesso linkandoti e condividendo nel merito le tue posizioni (e linkando e condividendo phastidio o IBL non meno critici). In questo caso mi si dice che è inutile sparare sulla crocerossa o sui moribondi e che la cosa potrebbe configurare anche un reato, io provo, invece, ad evidenziare e sottolineare le contraddizioni e i comportamenti comuni a molta parte della classe politica (ininfluente se di destra o di sinistra, se al governo o all’opposizione). Amo poco Alemanno quanto Marrazzo, Fini quanto Bersani. Nessun alibi.

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