Le terne

E qua si parla di altro. Si parla di terne, alias le 3 preferenze con cui ci confronteremo alle Europee. La reintroduzione delle quali secondo qualcuno farebbe tornare l’Italia nel novero dei paesi civili.

Berlusconi vuole quattro milioni di voti europei.

Per il resto, è tutti contro tutti. Gli uscenti, per dirla con i fedelissimi del premier, «cammineranno sulle loro gambe». Come Mario Mauro, che punta a diventare presidente del parlamento europeo. Per lui sono già in movimento Roberto Formigoni e Maurizio Lupi. Eppure le terne non ci sono. E il bello dell’anarchia monarchica del Pdl.

[...] L’anarchia ha contagiato An. Da Nord a Sud l’effetto Pdl ha rivoluzionato il gioco delle correnti. Ignazio La Russa, che ha voluto essere candidato a tutti i costi nel nord ovest trainerà il giovane Carlo Fidanza (classe 1976) anche se viene dalle file della Destra sociale.

La battaglia è con Cristiana Muscardini, altra uscente, sulla cui ricandidatura il ministro della Difesa aveva posto il veto. Al Centro il caso è Franz Turchi, quarantenne radicato nel mondo della borghesia romana con un rapporto con Letta. Uno da centomila preferenze, o quasi. Certo della candidatura aveva già prenotato gli spazi sulle emittenti locali. Ma è arrivato il veto di Gianfranco Fini. Ora i suoi voti andranno alla lista di Storace e Lombardo. Tra l’altro dentro An è ripresa la guerra delle correnti. Con una novità: il grande caos della destra sociale. Roberta Angelilli, una volta pupilla di Alemanno, è stata scaricata dal sindaco di Roma. Ma non dalla sua ombra, il senatore Andrea Augello. Mentre i voti di Alemanno andranno all’azzurro Stefano Zappalà, parlamentare uscente di Forza Italia. La sorpresa potrebbe essere Marco Scurria, il quarantenne inventore di Modavi, il consorzio di cooperative impegnato nel sociale – dalla lotta alla droga ai problemi del terzo mondo – per cui stanno battendo il territorio palmo a palmo Giorgia Meloni, Maurizio Gasparri e Fabio Rampelli. Le correnti ci sono, le terne un po’ meno. Per ora.

Il partito delle idee e del futuro alle prese con i ben più prosaici veti e conferme sicule di Gianfranco Fini sulle candidature (ma non faceva il garante delle istituzioni?), con i veti incrociati dei vari ex colonnelli che si confrontano con il rivoluzionato gioco delle correnti e con le terne che ancora non ci sono. Tutti contro tutti, “guerra per bande” che dir si voglia o più semplicemente la sempiterna ripresa della guerra delle correnti, di democristiana memoria (presente anche in altri partiti, ma bisogna ammettere che tra post-missini, post-pd e post-dc è facile immaginare chi siano i “professori”).

Continuando ad usare il politicamente corretto “guerra delle correnti”, bisogna però sottolineare e ricordare che in Sicilia, il “confronto”  e la formazione delle terne, si complica ulteriormente, perché i neo coordinatori a pari merito Castiglione-Nania (pro-tempore anche loro?), avranno a che fare con l’alleanza “anomala” Mpa-Storace-Alleanza di Centro-Partito dei Pensionati che ha tra i candidati di punta gli uscenti Nello Musumeci (eletto con An) e Musotto (eletto con Fi) e con la forza dirompente e clientelare sul territorio dell’Udc di Totò Cuffaro – a proposito quelli che lo hanno voluto impresentabile e dimissionario in Sicilia non farebbero male a ricordarsi che il signor Cuffaro non si è volatilizzato o è scomparso da quando si è dimesso a furor di popolo dalla regione Sicilia, anche se non se ne parla più, lui sta tranquillamente e comodamente seduto tra i banchi di Palazzo Madama, ingrossando a livello nazionale le fila dell’opposizione e in Sicilia quelle della maggioranza – che schiera Saverio Romano, Giuseppe Naro, Antonello Antinoro, Pippo Gianni, 2 dei quali comodamente seduti, questa volta, sulla poltrona di assessore regionale, Antinoro e Gianni, 1 ai Beni Culturali e Pubblica Istruzione l’altro all’Industra, gli altri due parlamentari in carica dell’UDC e Romano ricopre anche la carica di Segretario Regionale. Gli equilibri futuri della coalizione di maggioranza e quelli della Regione Sicilia, sembra (pettegolezzi?) passino proprio attraverso i risultati e il conteggio delle preferenze che ognuno dei contendenti riuscirà a portare a casa in queste elezioni europee. Nania, all’inizio del gioco, potrebbe sembrare in una posizione di apparente vantaggio e un po’ più tranquilla, almeno per quanto riguarda la semplificazione delle operazioni di conteggio finale, perché il consenso esplicito del Presidente della Camera per l’ex senatore Nino Strano l’ha portato anche ad essere l’unica e sola candidatura di area ex An nella circoscrizione Sicilia-Sardegna, e quando bisognerà contarsi la forza dovrà essere misurata, eventualmente, solo e soltanto grazie al risultato che lui (Strano) riuscirà a raggiungere. Anche se l’ex-senatore-ex-assessore regionale-ex perfino assessore comunale a Catania (mentre era senatore), aveva chiesto (si vocifera) altre maggiori garanzie, non accontentato: voleva anche esser l’unico catanese in lista. Alla fine e si è ritrovato un “robusto” concorrente in casa nell’attuale e riconfermatissimo assessore regionale all’Agricoltura e Foreste, il catanese, Giovanni La Via (vicino alla posizioni dell’altro coordinatore regionale). Semplicità però solo apparente, come abbiamo ben visto, perché la confluenza nel Pdl ha scardinato questi “semplici” meccanismi e adesso si passa alla formazione delle famose “terne” con alleanza ben più complicate, trasversali e pochissimo chiare per chiunque, primo tra tutti il povero elettore (che dovrebbe scegliere). Castiglione (qua un po’ di storia per gli smemorati), genero del senatore Firrarello, “sarebbe” oggi vicino all’area che fa capo in sicilia al Ministro della Giustizia Alfano e al Presidente del Senato Schifani e da loro caldeggiato come coordinatore, la nomina di Nania, vicepresidente del Senato, area ex-An, invece sarebbe stata subita da Ignazio La Russa, uno dei tre coordinatori, attuale primus inter pares, che garantisce il rispetto assoluto del 70-30% (sancito dal Congresso Pdl) che tramite il meccanismo altamente “meritocratico” della “semplice” cooptazione porta a scelte assolutamente personali (a loro insindacabile giudizio), secondo il solo rispetto delle regole nate, come qui diceva chiaramente, in una delle ultime direzioni nazionali di quel partito lo stesso Ignazio La Russa, dalla prima fase transitoria e che ancora per qualche anno saranno mantenute:

un anno o forse due in cui servirà un regime transitorio perché per un anno almeno non ci sarà una “base” cui demandare l’elezione degli organi. E le regole transitorie saranno adottate nel solco delle “intese” prese in occasione della formazione delle liste elettorali per Camera e Senato”. “Con le stesse regole – assicurava La Russa – si andrà alle elezioni europee

Compito quindi demandatogli ufficialmente da un altro “congresso” (quello di scioglimento di An). In questa occasione la nomina del vicepresidente del Senato Nania sarebbe stata caldeggiata, invece, da Gianfranco Miccichè, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica che ha ottenuto l’importantissima delega al C.I.P.E., che tutti ricorderanno come prima delle elezioni si fosse distinto come uno dei protagonisti della opposizione alla candidatura Lombardo (e rappresentante unico della nuova stagione della politica siciliana con An e Gianfranco Fini in persona schierati senza se e senza ma per la candidatura Lombardo e piuttosto freddo su altre ipotesi) e che ora neo responsabile nazionale agli Enti Locali, “sembra” essere tra gli uomini più vicini al governatore in carica. Il tutto mentre uno dei coordinatori nazionali, l’attuale Ministro Bondi, chiede, qui l’intervista, chiarezza e conto e ragione all’Mpa rispetto alle alleanze “anomale” e parla di maggioranza a rischio in Sicilia. Micciché avrebbe ottenuto, a parte la nomina di Nania, anche il posto in lista alle Europee per l’agrigentino, anche lui assessore regione (ex socialista) Michele Cimino. Gli uscenti sono 3, secondo le previsioni, dovrebbero essere riconfermati come numero, la “sana” competizione dovrebbe svolgersi quindi proprio sulle preferenze e le terne tornano quindi ad essere di vitale importanza per tutti. Quello che rischia di più, al momento, sembra essere l’unico uscente messinese, quel Salvatore Sanzarello (eletto nell’Udc), arrivato a Bruxelles grazie alla rinuncia di Cuffaro e che oggi cerca spazio nel Pdl (mi si è ristretto lo spazio…). Situazione d’altronde non molto dissimile di quella che si vive nel Pd, dove Rita Borsellino dopo anni di candidature di testimonianza che mai le avevano permesso un successo, finalmente ha optato, forse, per qualcosa che alla fine le permetterà l’elezione e che viene trattata da nemica giurata dai suoi ex alleati.

L’agenda di Fava dedicata agli eventi da denunciare, aveva in testa, Rita Borsellino. Strabiliante, quando qualcosa rode le priorità acquistano un sapore diverso.

Capirete, perché da siciliana, poco mi sento di poter partecipare, senza perplessità e con l’aggiunta di qualche sorriso amaro, a questo balletto e questa “fiaba” che qualcuno prova a raccontare di scelte (di chi?) che dovrebbero nascere dal merito, di chi parla di essere solo e soltanto in politica a favore di quel merito e di chi ci dice che i cittadini hanno il diritto di conoscere i criteri in base ai quali vengono selezionati i candidati alle elezioni. Di chi parla di premiare competenze e dedizioni, predicando il rinnovamento oggi e non praticandolo in casa propria (e non avendolo mai praticato per 15 anni). E anche di chi oggi, “nominata” con una chiamata dall’alto ieri come deputato (da chi e per quali meriti politici? al di là delle sue indubbie capacità professionali e personali) in interviste varie brillantemente sostiene a parole:

Sono anch’io ontologicamente contraria alla candidatura delle veline, anche se da parte mia contesto tutte le candidature fondate su criteri diversi dal merito, dal vero merito, e non soltanto alcune.

E mi senta molto più vicina a queste e queste tesi e ragionamenti politici che almeno qualcuno sostiene con un pizzico di coerenza. L’uno per aver avuto il “buon gusto” di votare contro in direzione nazionale e di dichiararlo ai quattro venti motivandolo, l’altro per dirle e ripeterle con coerenza da sempre (come ho provato a fare io), in ogni occasione e nei confronti di un sistema. E non quando le scelte, i supposti cesarismi, la mancanza di idee e di politica, riguarderebbero sempre gli “altri” e tra l’altro quelli che dovrebbe rientrare in quel 70 per cento che tu stesso hai sancito come da rispettare e sacro (con un congresso a tesi unica e liste rigorosamente bloccate, parlo dell’ultimo di An), senza neanche prima dare uno sguardo al tuo di 30 per cento. E condividendo con lui anche l’idea che ha della selezione della classe politica e quella più complessiva di rappresentanza.

Ai dirigenti del Pdl, dico io parafrasando il giovane Raciti, non chiediamo dunque dichiarazioni, gesti o proclami simbolici. Dateci – diamoci tutti insieme – semplicemente un partito. Il dibattito sulle veline ve lo restituiamo volentieri.

E forse anche perché sempre deviata da quella cultura vecchia ho sempre pensato che la politica si fa sul territorio, che non ha bisogno di vicerè che si fanno la guerra per la loro sopravvivenza politica, ma avrebbe bisogno di spazi di agibilità politica per tutti coloro che a viso aperto pensano che una leale competizione interna ed esterna sulle idee non sia un veleno, ma un elisir di lunga vita e che sia veramente e assolutamente necessaria per tutti una sana competizione sul piano delle idee e delle proposte politiche.

L’idea della rappresentanza: né casting né concorso.

Ricambio percepito e suicidio assistito nel Pd

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