La provocazione e la risposta
L’occasione di Epifani. La provocazione di Pietro Garibaldi, che parla di una Cgil in un angolo, isolata dal Governo e dagli altri sindacati confederali e con un ambiguo rapporto con il principale partito dell’opposizione e appena reduce, nonostante il trionfalismo dei giorni scorsi di Epifani, da una vera e propria Caporetto e invita il maggior sindacato italiano ad uscire dall’angolo, abbracciando una strategia alternativa.
[...] A gennaio il Governo ha firmato un protocollo sul nuovo modello contrattuale, destinato ad aumentare il peso della contrattazione di secondo livello, senza l’accordo della Cgil. Il rinnovo dei prossimi contratti rischia di avvenire in una situazione caotica, con la Cgil che negozia secondo la vecchia piattaforma mentre gli altri sindacati seguono il protocollo firmato a gennaio. L’isolamento della Cgil ha poi subito un ulteriore colpo la scorsa settimana. I lavoratori della Piaggio, attraverso un vero e proprio referendum sul posto di lavoro, hanno accettato a maggioranza la proposta di accordo integrativo, nonostante il parere contrario dei metalmeccanici della Cgil. Per determinare l’esito del referendum pare sia stato decisivo il voto dei lavoratori precari.
Il risultato della Piaggio è davvero una Caporetto, perché la forza della Cgil si è sempre basata sulla presunzione di rappresentare la maggioranza dei lavoratori. Anche nel rapporto con l’opposizione, e con il partito democratico in particolare, la situazione del maggior sindacato è difficile. Insieme ai lavoratori sfileranno oggi alcuni degli ex democratici di sinistra, mentre non vi è un appoggio esplicito del partito democratico, anche se il segretario Dario Franceschini ha deciso all’ultimo di partecipare alla manifestazione. Molto probabilmente nel discorso di oggi Guglielmo Epifani chiederà più lavoro, più salari e più assistenza sociale. Un discorso e una rivendicazione di quel tipo non serviranno però a smuovere la Cgil dall’isolamento in cui si trova.
Una strategia alternativa ci sarebbe. Questa settimana, il senatore Ichino (qui il sul portale della flexsecurity il disegno di legge presentato al Senato), insieme a 30 senatori di maggioranza e opposizione, ha presentato un ampio progetto di riforma del mercato del lavoro che riguarda sia il meccanismo di entrata nel mercato che una riforma degli ammortizzatori sociali. L’ampio progetto di riforma incorpora, tra l’altro, l’idea del contratto unico a tutela progressiva per tutti i nuovi assunti, un’idea discussa e proposta su queste colonne e su lavoce.info da diversi anni. La Confindustria ha già appoggiato ufficialmente quella proposta. Il ministro Sacconi ha invece espressamente detto che, qualora ci fosse un’ampia convergenza delle parti sociali, sarebbe più che disposto a confrontarsi sul progetto di riforma.
Se invece di chiedere solo lavoro e salari, Guglielmo Epifani mostrasse grande apertura verso il contratto unico, si potrebbe davvero aprire una nuova fase nel clima sociale del Paese. Sarebbe anche un segnale che, nei momenti di crisi, il Paese sa ancora compiere le riforme più difficili.
E dal palco della manifestazione odierna (al Circo Massimo c’erano 2 milioni e 700mila persone, fa sapere il sindacato, ma secondo la Questura i partecipanti sono stati 200mila) dove si è rivisto tra gli altri esponenti del Pd presenti a titolo personale, Walter Veltroni, arriva la risposta di Epifani. La proposta: «Subito un confronto vero sulla crisi».
«Aprire immediatamente un tavolo di concertazione tra governo e parti sociali per affrontare la crisi»
Con l’invito al Governo di «estendere la durata della cassa integrazione ordinaria, per evitare che il passaggio a quella straordinaria voglia dire ristrutturazioni, mobilità, licenziamento dei lavoratori. Perché «c’è troppo divario tra quello che bisogna fare e quello che non si fa».
Ed un altro invito-proposta ai colleghi degli altri sindacati, dopo aver ricordato la consultazione interna al suo sindacato a cui hanno preso parte, secondo la Cgil, 3,6 milioni di lavoratori, dei quali 3,4 milioni «hanno detto no all’accordo separato firmato senza la Cgil», ha aggiunto:
«Per questo propongo di svolgere un referendum unitario con esito vincolante, almeno per quello che riguarda la Cgil».
Dal Pd, condivisione (da Damiano, D’Alema, Bindi e Bersani), ma non troppo.
Francesco Rutelli sottolinea che «il Pd non segue nè l’agenda della Cgil nè quella della maggioranza ma propone una propria ricetta, alternativa a quella del governo, cercando l’unità delle forze sociali. Siamo rispettosi delle forze sociali e l’agenda dell’economia la deve fare il Pd. Sui contratti, per quanto ci riguarda, siamo d’accordo sulla contrattazione decentrata quindi è stato positivo l’accordo».
Secondo Enrico Letta, che non ha partecipato alla manifestazione dato che ritiene buona l’impostazione della riforma del modello contrattuale, è comunque meglio incanalare la protesta in una logica partecipativa piuttosto che assistere a sfoghi violenti. Letta ha messo in guardia: «maneggiamo materiale esplosivo, perchè il clima sociale è molto preoccupante».
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