Il sogno segreto

A parte le polemiche infinite politico-giornalistico-moralistiche – non era sufficiente a quanto pare la superiorità morale di chi si sente portatore di «valori non negoziabili», rappresentante unico del bene pubblico declinata in chiave solo politica – che impediranno a chiunque le voglia evitare, di acquistare alcun giornale-settimanale venga stampato in Italia, guardare alcun talk show o pseudo programma d’inchiesta televisivo prodotto nel nostro paese per chissà quanto tempo ancora, qualcuno cerca di fare anche delle analisi che vanno “leggermente” al di là della “cosa”.

Il rischio di riproporre l’antiberlusconismo attraverso il «privato»

Ad un anno esatto dal suo terzo insediamento a palazzo Chigi, Silvio Berlusconi rivendica quelli che considera i propri successi. Sostiene alla tv francese di avere fatto cose che nessuno prima era riuscito a realizzare in così poco tempo; e spiega che per questo «raccogliamo l’ammirazione degli italiani». Eppure, la scia velenosa delle tensioni coniugali continua a inseguirlo, insieme ad un contorno di voci incontrollate. E sembra condannare il presidente del Consiglio a difendersi non tanto da quanto compie come capo del governo, ma su piani diversi che lo fanno apparire più vulnerabile; e comunque possono costringerlo a stare sulla difensiva.

Così, può ribadire di avere una popolarità a prova di scandali; rimpolpare il governo con un ministro e quattro vice, dopo avere avuto il via libera dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano; e prepararsi alle elezioni europee con una fiducia al limite della spavalderia. La gestione del dopoterremoto in Abruzzo gli ha offerto, secondo i sondaggi, consensi supplementari. E veleggia verso il G8 all’Aquila con la convinzione di poterlo non solo ospitare ma anche influenzare «per il ruolo che ricoprirò».

L’eco europea e mondiale di quanto sta succedendo nella sua sfera privata, però, risulta a dir poco controversa.

La radicale Emma Bonino accusa Berlusconi di mettere l’Italia in imbarazzo nei vertici internazionali per le sue battute sulle donne. E le critiche seguono le polemiche, in parte strumentali, che hanno preceduto la presentazione delle liste del Pdl per il Parlamento di Strasburgo. Gli avversari non smettono di martellare sugli aspetti più imbarazzanti del divorzio annunciato fra Berlusconi e la moglie, Veronica Lario.

Massimo D’Alema sostiene che alcuni comportamenti rivelerebbero «aspetti etici che hanno rilevanza pubblica» per il fatto stesso di riguardare il presidente del Consiglio. Nei giorni scorsi le interrogazioni parlamentari dell’Idv sulle frequentazioni femminili del premier hanno evocato perfino fantasmi politico-giudiziari. La tesi del complotto della sinistra, teorizzata dal premier al’inizio della vicenda, viene contestata. Ma sta emergendo una strategia tesa ad assegnare a Berlusconi un ruolo che prescinde dalla sua azione governativa; anzi, in qualche misura la fa passare in secondo piano, esaltando aspetti personali che si ritiene l’opinione pubblica possa percepire come negativi.

È significativa l’ironia che il Pd sfoggia difronte a quelli che Pierluigi Bersani definisce «i bollettini di vittoria di Berlusconi e Tremonti», il ministro dell’Economia; e contro la convinzione del premier che l’Italia riemergerà dalla crisi economica prima e meglio di altri Paesi. Vista da questa angolazione, la crisi matrimoniale del leader della maggioranza diventa un’occasione, si vedrà se maldestra o ben scelta, per parlare d’altro; per offrire all’elettorato un’immagine del presidente del Consiglio che rifletta il più possibile l’idea che ne hanno i suoi avversari. L’incognita riguarda la riuscita dell’operazione, che le urne in passato hanno frustrato ripetutamente.

Mentre ad avviso di Stefano Folli un’altra sarebbe la strategia dell’opposizione e un altro il sogno segreto di Franceschini:

I toni forti usati da Franceschini sul decreto sicurezza rivelano la volontà di radicalizzare le posizioni. Da un lato si cerca di recuperare voti a Di Pietro, facendo ricorso agli stessi argomenti («leggi razziali», «provvedimenti fascisti e razzisti»…). Dall’altro si prova ad appiattire tutto il centro-destra sulla linea dura di Bossi e Maroni. Di qui il Pd, di là la Lega: in mezzo nulla. E il sogno segreto di Franceschini.

E sembra di poter dire che ci siamo giocati completamente la possibilità, quantomeno per questa campagna elettorale (la prossima chi lo sa) – con l’intermezzo delle controversie accese e prolungate pre-liste e post-liste che dovevano servire secondo qualcuno ad aiutare gli italiani a scegliere meglio i propri rappresentanti – che si parli di Europa o di temi che in qualche modo riguardano l’Europa. Che dovevano essere il filo conduttore di tutta la campagna elettorale per le europee.

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