Il primato della polemica
That he is so dominant is partly the fault of a faltering left; of weak and sometimes politicised intitutions; of journalism which has too often accepted a subaltern status. Most of all it is the fault of a very wealthy, very powerful and increasingly ruthless man. No fascist, but a danger, in the first place to Italy, and a malign example to all.
E’ la parte finale dell’editoriale non firmato che il Ft ha pubblicato e che molti portano ad esempio da cui ripartire per impostare una vera discussione “politica” in Italia, contemporaneamente criticando le ultime uscite di Franceschini sulla presunta “amoralità” del premier. Anche quelli che stamattina parlano senza mezzi termini di «imbarbarimento di una politica che arriva a travolgere persino gli affetti familiari pur di mettere in difficoltà l’avversario».
I figli, la famiglia, gli affetti e i sentimenti più profondi. Ha fatto irruzione anche la sfera privatissima dei rapporti umani nella saga che da un mese a questa parte sta riducendo la politica italiana a un duello cruento a base di mogli, feste, mariti, padri, figlie, nipoti, «papi». Il leader del Pd Franceschini ha commesso un errore grossolano ad affermare «fareste educare i vostri figli da Berlusconi?». A mettere in discussione la qualità di una relazione che lega l’avversario-genitore ai figli che dovrebbero vergognarsi del cognome che portano per consegnarsi pentiti al tribunale comportamentale presieduto da una parte politica. Non è chiaro dove esattamente Franceschini abbia culturalmente attinto a una visione così totalitaria della politica che si arroga violentemente il diritto di giudicare la «correttezza» di un modello pedagogico e familiare. Ma è chiaro, molto chiaro che Franceschini deve fermarsi qui, non lasciar tracimare il rancore politico fino a coinvolgere i figli di Berlusconi, che non potevano non rispondere con legittima durezza. continua
Mentre per lui sono assolute ovvietà, dov’è lo scandalo? come si permette d’indignarsi Piersilvio? Editoriale straniero che ritorna, con la medesima identica interpretazione, tra l’altro sulla “polemica” del Parlamento ritenuto “inutile”, dei media indeboliti, dell’uso della sua sconfinata ricchezza personale per modificare le leggi “ad personam”, con il favore delle istituzioni deboli che il premier utilizza a suo uso e consumo, della guerra con i magistrati, di minacce velate, di una serie infinita di cose ampiamente sviscerate in questi 15 anni anche dalla nostra stampa, anche quelle che ha “accettato troppo spesso lo status subalterno”. Sostenendo questa la grande, vera, unica, novità ed escludendala, bontà sua, e mi pare che a parte essere il cavallo di battaglia di Di Pietro e di qualche raffinato e colto intellettuale che ne ha sposato la causa – e con le pause parlamentari dell’allarmi siam fascisti e delle infauste leggi razziali (più verso la Lega che nei confronti del Premier) – neanche Repubblica e l’opposizione lo sostengano più dalle nostre parti: Berlusconi non è evidentemente Mussolini. Ma la cosa è assolutamente ininfluente oggi, secondo il Ft, perché lui è altrettanto pericoloso per la democrazia con le sue squadre di veline, anche senza camicie nere. “No fascist, but a danger, in the first place to Italy, and a malign example to all.”
A me sembra l’ennesima ipocrisia ammantata di politically correct. Non c’è assolutamente niente di diverso – nell’escalation esplosa nella domenica bestiale che Peppino Caldarola (che qui ironizza sul cuore di qualcuno) ha vissuto come un incubo, quella che lui chiama “la corrente Noemi” in Incredibile. E pensare che una volta facevamo politica:
Non ci posso credere. Ditemi che non è vero, che è colpa di una domenica bestiale in cui il caldo improvviso fa sragionare. Ditemi che non devo buttare alle ortiche migliaia di pagine di analisi marxista e no sulla società, una collezione di volumi di politologia che ragionano sulla fine della sinistra e della destra, raffinati ragionamenti sulla psicologia delle masse, pagine e pagine su come Togliatti cercava di capire la forza interna del fascismo, i discorsi di Pietro Ingrao sulle contraddizioni della Dc, gli articoli di Berlinguer che chiamava al dialogo e al «compromesso» con l’odiata Dc, le pagine di Fassino e D’Alema [...] Ditemi qualcosa, una parola di consolazione per spieganni perché a due settimane dal voto europeo dobbiamo occuparci di una ragazzina appena diciottenne che ha partecipato, alla presenza di decine di spettatori, a serate conviviali con il premier. [...] La «corrente Noemi» ha fatto il miracolo.[...] Arriveremo così alla fine della contesa per mandare in Europa alcune decine di deputati sapendo tutto sulle telefonate di Noemi e quasi niente di Bruxelles e Strasburgo. Tutto questo fa dire al mio amico senatore Zanda che «siamo di fronte a un caso di Stato». Mi fa persino pena dovermi occupare di queste stupidaggini. continua
sposata da tutta la classe dirigente del Pd, che ha tranquillamente, dopo qualche perplessità iniziale e partendo dal noi “siamo persone serie e mai useremo le questioni personali per fare battaglia politica” di qualche secolo fa, traslocato in toto su posizioni “altre”, riacquistando finalmente quell’unità che niente in questi ultimi tempi glielo aveva permesso - e queste parole (anche se scritte in inglese e poco comprensibili alla “pancia” populista del paese).
Bene e con assoluta coerenza, almeno, fanno l’Idv ad invocare il Ft e il presidente della Fondazione Italianieuropei Massimo D’alema che ieri sera a caldo, ha subito replicato, stiamo parlando del «Fareste educare i vostri figli a un uomo come Silvio Berlusconi?», definendo «attacchi» della destra le reazioni alla «efficace» frase di Franceschini:
Il centrodestra attacca Franceschini perché il segretario del Pd è «efficace». «Questi attacchi contro il segretario del Pd promossi dalla destra sono la risposta ad una campagna elettorale nella quale, in modo assai efficace, Franceschini ha ridato slancio all’azione del Partito democratico».
Bene ha fatto da altro punto di vista e immediatamente a replicare Benedetto Della Vedova, che non risparmia critiche politiche a questo governo, ma non nascondendosi dietro nessuna falsa ipocrisia.
Nella campagna elettorale il PD ha rinunciato a mettere al centro i contenuti della sua iniziativa politica, tranne uno: la proposta di alzare le tasse, esattamente ciò che la sinistra ha fatto nei due anni del Governo Prodi. Per il resto, il solito riflesso pavloviano dell’antiberlusconismo. Riflesso condiviso da una parte della stampa estera, più interessata alla delegittimazione che all’analisi politica.
Alla rinuncia a mettere al centro i contenuti che tutta l’opposizione, con qualche eccezione casiniana, sta facendo in questa campagna elettorale, trasformando la battaglia politica in una imbarazzante ordalia, si può e deve contrapporre solo la scelta di mettere le idee e il confronto politico al centro dell’analisi, nessun editoriale del Ft che in inglese replica le stesse identiche cose.
Sta lì il discrimine, non nei modi e nelle maniere. La distanza vera è tra la “il primato della politica” e la “corrente Noemi”, tra incredibile una volta facevamo politica e solo questo vogliamo tornare a fare e l’attuale situazione sposata in questa campagna elettorale, che oggi unisce oppositori interni e editoriali della stampa estera, che vanno, per quelli a cui sono sfuggiti, dai britannici Financial Times e Independent, allo spagnolo El Pais, per non parlare di Liberation e Le Monde. Parole che prendono l’avvio esclusivamente dalle stesse cose dette e ridette abbondantemente, mi pare, per decenni in casa nostra e ultimamente in modo martellante da “fior di giornalisti” di Repubblica.
Al populismo della destra non si risponde con il moralismo e con il giusitizialismo ma offrendo una prospettiva di riforma del Paese. Altro che Noemi!
Condivido. Imho. Dice oggi un altro che l’analisi politica, la cerca sempre: Il primato della polemica anti Cav. oscura Bersani e illumina CDB (Carlo De Benedetti).
A meno di due settimane dal voto, quando la campagna elettorale si fa dura, il Partito democratico abbandona le ultime resistenze e si inchina dinanzi al primato della polemica sui privati comportamenti del premier [...] Dopo una prima fase di incertezze e nonostante l’aperta diffidenza di molti, che nei giorni scorsi avevano invitato a insistere sulla crisi economica, evitando lo scontro incentrato sulla persona del Presidente del Consiglio e sulla sua moralità, la linea del Pd è ormai decisa. E a tracciarla è Repubblica con la sua martellante campagna e le sue famose dieci domande riprese ormai dalla stampa di tutto il mondo, dallo spagnolo El Paìs al britannico Financial Times.
update: Qua una diversa lettura delle motivazione del quotidiano britannico, Ft va all’assalto del cavaliere e qui nel Pd spunta il dubbio dell’autogol.
Dopo l’approfondito editoriale precedente, che qualcuno insiste a chiamare “politico” e da cui dovrebbe ripartire l’opposizione per “fare politica”, oggi il Ft raddoppia e corre ai ripari, abbandonando Noemi e il primato della polemica e tentando di cimentarsi, questa volta sì, nell’analisi politico-economica. Offrendo, dice lui: un tale esempio di superficialità e di astrattezza nell’analisi, che mi auguro per il prestigioso quotidiano rappresenti un’eccezione dettata dal pregiudizio politico e non la regola.
Tag:franceschini, opposizione, stampa


















Camelot scrive
28 maggio 2009 @ 11:05
Armi di distrazione di massa. Tanto per dire: ieri e’ diventata legge la riforma del processo civile. Qualcuno ne ha parlato?