Il diritto al voto

l’argomentazione dei 400 milioni buttati attacca poco, perché non sono mai stato un fan degli election day sempre e comunque: trovo, per esempio, che sia stato completamente assurdo far votare lo scorso aprile le elezioni politiche in corrispondenza delle elezioni amministrative. Un cittadino romano il 13 aprile ha ricevuto una scheda per la Camera, una per il Senato, una per il municipio, una per il comune, una per la provincia. Con tre sistemi elettorali diversi, con la possibilità di dare voto disgiunto, con confronti tra coalizioni diverse, eccetera. Una vera follia. Penso che uno tra i più preziosi dei diritti umani e politici – il diritto al voto – meriti di essere esercitato nella migliore condizione possibile, e penso che nessuna democrazia degna di questo nome dovrebbe farsi i conti in tasca quando si tratta di garantire la qualità dell’esercizio del voto dei propri cittadini.

via Francesco Costa

Detto questo, condivido, che c’entra poco, molto probabilmente nulla, l’esigenza di semplificazione del voto dietro l’intenzione del governo di far svolgere il referendum a fine giugno.

Ho collaborato a raccogliere le firme e non sono una “pentita”, come se ne vedono in giro e credo che sarebbe un pericoloso segnale di debolezza nei confronti di chi (la Lega?!?) rappresenta il principale fattore di resistenza (nel centrodestra) verso la prospettiva di costruire un sistema politico basato su due grandi partiti, alternativi fra di loro ed a vocazione maggioritaria. Il che dopo le difficoltà in cui si dibatte la vocazione maggioritaria del più grande partito d’opposizione non è una bella prospettiva (qui i veltroniani all’offensiva sul referendum). Il Presidente Fini è silenzioso sull’argomento, nessun intervento istituzionale.

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