Drastica riduzione
Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi su proposta del Ministro della semplificazione, Roberto Calderoli, del Ministro dell’interno, Roberto Maroni, del Ministro delle riforme per il federalismo, Umberto Bossi, e del Ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto:
un disegno di legge che individua le funzioni fondamentali di Province e Comuni e semplifica taluni aspetti dell’ordinamento regionale e locale; il provvedimento contiene inoltre alcune importanti deleghe conferite al Governo in materia di: trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali, razionalizzazione delle Province e delle Prefetture-Uffici territoriali del Governo. Un intero Capo del provvedimento è dedicato ad una importante operazione di riordino e soppressione di organismi decentrati (in particolare Comunità montane, difensori civici, Circoscrizioni di decentramento comunale, Consorzi di enti locali); vengono altresì proposte misure in favore dei piccoli comuni ed è ridotto il numero dei compiti dei consiglieri delle Giunte comunali e provinciali. In considerazione della peculiarità e dell’importanza che il Governo annette alla materia, il disegno di legge, che ha già avuto un esame preliminare dal Consiglio il 15 luglio scorso, costituisce provvedimento collegato alla manovra finanziaria; in questa veste, consultate le Regioni e le Autonomi locali, verrà presentato al Parlamento e usufruirà dei percorsi preferenziali di approvazione previsti dai Regolamenti parlamentari;
«Questa riforma – ha spiegato il ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli – era attesa da almeno tre legislature, ovvero dal varo della modifica del Titolo V. Con il cosiddetto Codice delle Autonomie, infatti, andiamo finalmente a definire le funzioni delle Autonomie locali, stabilendo chi fa che cosa, e ad eliminare migliaia di enti dannosi, con consistenti risparmi di spese per la macchina pubblica e un complessivo snellimento delle strutture amministrative». Per Calderoli con l’approvazione di questo provvedimento
«che razionalizza il mondo degli enti territoriali, proseguiamo così nel percorso riformista avviato con il via libera, avvenuto lo scorso aprile, del federalismo fiscale. Il disegno di legge – in attuazione del titolo V della Costituzione e in linea con l’autonomia finanziaria e tributaria prevista dal federalismo fiscale – individua in maniera puntuale e disciplina le funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane. Razionalizza e riordina, anche al fine del contenimento della spesa pubblica e della riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni statali, gli uffici periferici dello Stato e il sistema dei controlli interni. Prevede, inoltre, lo snellimento dell’apparato amministrativo locale mediante una complessiva rivisitazione dell’impianto degli enti territoriali e una drastica riduzione che porterà al taglio di circa 34mila tra consiglieri comunali, circoscrizionali e provinciali e di circa 15 mila assessori comunali e provinciali. In tutto quasi 50mila poltrone in meno!».
Qui venivano riassunte alcune delle modifiche che verrebbero introdotte, Enti locali, tagli giunte a e consigli:
In effetti con l’approvazione del «Codice» di cose ne cambierebbero parecchie: all’art. 22 la bozza del provvedimento (qui la bozza Calderoli dell’11 novembre) fissa le nuove regole per la composizione dei Consigli comunali. In particolare, rispetto a quanto previsto nel Testo unico sull’ordinamento degli enti locali del 2000, viene soppressa la voce che affidava 60 consiglieri ai Comuni con oltre un milione di abitanti. Si parte dai Comuni con popolazione oltre i 500 mila abitanti, con un tetto di 40 consiglieri, contro i 50 previsti dal Testo unico. Tagli conseguenti sono fissati via via per i Comuni con popolazione inferiore, fino ai 6 componenti per i Comuni fino a 3 mila abitanti. Analoghe riduzioni sono previste per i Consigli provinciali. Per i territori più grandi, con popolazione sopra 1,4 milioni, i consiglieri saranno 30, contro i precedenti 45. Per quanto riguarda le giunte comunali, gli assessori non potranno essere più di 2 per i piccoli Comuni tra 1000 e 3000 abitanti e non superiori a 10 per quelli con oltre 500 mila residenti. Per i microscopici Comuni con meno di mille abitanti, il sindaco diventerà un podestà: senza assessori, delegherà le varie funzioni direttamente ai consiglieri. Per i «governi» provinciali, si va da un minimo di 3 assessori se i Consigli hanno 12 componenti a un massimo di 8 per le Province a cui sono assegnati 30 consiglieri. Infine, le strutture che svolgono funzioni già in capo ai Comuni o alle Province saranno soppresse e accorpate (art.11). La Carta delle autonomie prevede inoltre la soppressione di alcune comunità montane (art. 17) a decorrere dal 365° giorno successivo all’entrata in vigore della legge; la soppressione delle circoscrizioni comunali (art. 18) di tutti i Comuni con popolazione inferiore ai 250 mila abitanti e l’addio ai «difensori civici» dei Comuni.


















vincenzo osmetti scrive
19 novembre 2009 @ 17:28
buona nuova , speriamo venga confermata e non stravolta nel suo iter approvativo , le poltrone che salterebbero sarebbero veramente molte ergo….
comunque un plauso a Calderoli , ps non son leghista, bravo!
tonino falconi scrive
19 novembre 2009 @ 23:04
Finalmente ! Era ora che qualcuno capisse dove si puo’ risparmiare senza vessare i cittadini.Doppio beneficio: economico e sicuramente politico-amministrativo. Bravo Calderoli e c ,buon esempio del ministero per la semplificazione. grazie per lavoro svolto.
francesco scrive
30 novembre 2009 @ 10:35
Ancora una volta tanta demagogia e tanto populismo.
Mi chiedo come mai i proponenti il disegno di legno non iniziano a dare il buon esempio auto riducendosi le indennità e i benefit di cui godono.Io dovrò lavorare quarant’anni per avere uno sputo di pensione i ministri calderoli, bossi, fitto etc hanno già maturato tanti vitalizi pari alle legislature che hanno svolto. Dico questo perchè sarei uno di quelli che si ingrassa svolgendo attività amministrativa; bene per il mio mandato da consigliere comunale di un piccolo paese del Veneto percepisco poco più di trecento euro annuali, tanto quanto una diaria dei proponenti. Un leghista amministratore e non ladro