Crisi infinita

Ieri per commentare la situazione politica nazionale lui ricordava un giorno felice per il centrodestra italiano, che molti di noi hanno vissuto in prima persona. E’ vero: Eravamo quelli là.  Accompagnando (casualmente o no?)  la riflessione da una foto dei tre leader di allora (cosa da non dimenticare, ignorare e sottovalutare). Gli ha risposto lui.  Ora siamo diversi, indubbiamente.

Non c’è che dire, naturalmente ora siamo diversi da tre anni fa perché molte cose sono cambiate.

Siamo passati dall’opposizione al governo e c’è un programma condiviso con gli elettori che è da rispettare. Molte cose che ultimamente Fini dice pubblicamente non sono presenti nel programma, ma fanno sicuramente bene ad un dialogo interno al partito. Sempre se si voglia il dialogo, molte volte ci è venuto il sospetto che Fini non ha solo queste intenzioni.

In quel programma però c’è dell’altro che in questo anno e mezzo di Governo Berlusconi non si è ancora neanche accennato. Il taglio delle tasse. Non si è tagliato nulla a parte l’Ici che però sarà fatta pagare in altro modo nel momento in cui entrerà a pieno regime il federalismo fiscale. (Al tormentone della sinistra: da dove prendiamo i soldi per il federalismo? Non c’è stata mai risposta)

Non c’è che dire è difficile per tutti mantenere la promessa fatta in campagna elettorale, ma sono sicuro che tra 11 settembre e recessione mondiale, qualche valida scusante si può ancora dare, ma per poco. Fini in tutto ciò cosa ha fatto per il centro destra e la maggioranza? Lui dice che ha messo un po’ di sale nella minestra, io dico solamente che ha fatto il grillo parlante del Governo.

La cosa importante che ci interessa è che si remi tutti nella stessa direzione e soprattutto sempre nell’interesse della gente. Non ci scordiamo mai che noi usiamo la politica per vivere meglio; non ci sono più ideali polverosi e ottocenteschi, ci sono soprattutto interessi economici e tutti abbiamo diritto di essere liberi dall’oppressione fiscale e di avere un Governo che faccia e non che straparli. Fuori onda.

Mentre lui ha riassunto in modo puntuale tanti degli avvenimenti che anche in questo blog sono stati più volte sottolineati (con le puntuali accuse di ossessione folle ricevute dai commentatori anonimi).

Molte delle cose dette (da tutti e 3) sono assolutamente condivisibili e tutte le opinioni sono, ovviamente, legittime, ma altrettanto importante secondo me è smettere di continuare a far finta di non vedere  i comportamenti politici che hanno portato e accompagnato questa attuale situazione di crisi (e che la acuiscono continuamente). Nessuno di noi dovrebbe mai accettare di ricadere, per primo, in quello che si critica. Non basta oggi dire in modo vago e terzista che siamo delusi dai comportamenti dei leader e dal governo nazionale.

Fa lo stesso danno, se non maggiore, quello che da mesi rimprovero a chi si è iscritto da aficionados nell’una o nell’altra fazione: l’uso speculare degli stessi atteggiamenti  e delle stesse dinamiche che poi si criticano nell’altro. Mai accetterò oggi degli atteggiamenti e dei comportamenti politici che non condivido (e che mai ho condiviso), in nome e per conto della inevitabilità di una ipotetica scelta futura.

Né si può assistere silenziosi, facendo finta di non capire, come molti fanno, a quello che sta accadendo da mesi in Sicilia, sentendosene lontani come se fossero situazioni “altre” che riguardano solo i siciliani. Un partito deve essere forte, coeso e coerente sul territorio, se vuole esserlo al vertice. Non si può dichiarare di lavorare per qualcosa a Roma e agire solo per disintegrare l’esistente sul territorio. Sono cose che si rischia di pagare profumatamente.

Sin dall’inizio della crisi siciliana ho cercato di sottolineare l’implosione del Pdl siciliano e il fallimento della sua classe dirigente e ho chiesto sempre che una decisione venga comunque presa. Non solo nei confronti di chi, come per la situazione nazionale, ha cercato inizialmente di “camuffare” e di tirarsi fuori dalle responsabilità, ma nei confronti di tutti, lealisti o scissionisti che dir si voglia.

Ieri abbiamo assistito all’ennesima puntata. Dopo averlo nominato nel rimpasto e poi difeso come intoccabile, il governatore Lombardo ha graziosamente posto su un piatto d’argento la testa dell’Assessore Armao (comportamento commentato così dal Capogruppo degli scissionisti del Pdl Giulia Adamo: “apprezziamo lo stile di Armao, che ha fatto un passo indietro per far riprendere il dialogo”).

Lombardo, finalmente intervenendo in Aula, alle 17.55 ha annunciato che l’Assessore Armao ha rimesso le deleghe che gli erano state conferite (evitando così la votazione sulla mozione di sfiducia presentata dal Capogruppo del Pd Cracolici, mozione poi, con un pastrocchio regolamentare ancora tutto da chiarire, fatta propria dall’Udc. Ad annunciare in aula di far propria la mozione di censura per Armao è stato il capogruppo dell’Udc Rudy Maira che ne ha chiesto il voto. Alla fine, al presidente dell’Ars Francesco Cascio non è rimasto che sospendere la seduta e convocare la commissione per il regolamento per verificare se è possibile votare una mozione ritirata), aggiungendo che dopo la bocciatura del Dpef:

“non posso che porre al centro di questo mio intervento il tema della disarticolazione, della dissoluzione, attraverso quel voto, di quella maggioranza.”

Dopo aver negato la paralisi del governo regionale e dicendosi sempre pronto ad ascoltare sindacati e categorie produttive, che gli chiedono di andare avanti perché

c’è un lavoro forte da portare avanti, un lavoro che è appena iniziato! Guai se qualcuno si illude che è finito.

si è detto pronto a continuare a “servirà la gente”:

Vedete, i cittadini hanno votato ciascuno di voi, attraverso il sistema delle preferenze, delle liste, eccetera, e quindi ci sono i deputati che ringrazio per l’attenzione, e poi hanno votato il Presidente della Regione. Abbiamo entrambi pari legittimazione popolare. L’Assemblea, in più, ha uno strumento per far andare avanti la Regione, il sistema regionale, assumendosene la responsabilità e sfuggendo alla tentazione, invece, di continuare questo gioco al massacro continuo: può presentare la sfiducia al Presidente, un gesto onesto, coraggioso, responsabile. Siccome non solo non siamo inchiodati alle poltrone – io non lo sono, ma devo dirvi che non mi va neppure di scaldare una poltrona che, se fosse una cosa seria, sarebbe scottante -, vi dico con molta franchezza, che ho il dovere morale di portare avanti questo impegno e questo lavoro e di dirvi, intanto, perchè lo devo ai siciliani, poi perché lo devo a quanti i siciliani rappresentano in quest’Aula, cioè voi, signor Presidente e voi signori deputati, che fin quando ci sarò, servirò la gente.

Insomma, è vero la coalizione si è disintegrata, disarticolata, dissolta, ma lui se ne andrà solo se qualcuno presenterà una mozione di sfiducia nei suoi confronti.

Il governo regionale versa da tempo in una situazione di crisi che ha portato ad una immobilità assoluta, con una ripercussione a catena sulle maggiori giunte comunali e provinciali governate dal centrodesta nelle città siciliane. Situazione che non è più tollerabile. Da nessuno. Ci dicano questi signori cosa vogliono fare. E prima del 9 dicembre, data in cui è stata rinviata la discussione sulle comunicazione del Governatore, sarebbe bene che una decisione venisse presa. Purchessia.

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