Burocratese

Un’altra cosa che sto imparando da quando scrivo sul blog è che il famoso e tanto vituperato burocratese, a quanto pare, potrebbe ritornare utile per qualcuno che continua a farti dire cose che non dici o non pensi.

Allora P R E M E S S O che:

1. Ho raccolto personalmente le firme per i referendum, e per mesi era in bella vista sulla mia sidebar il banner e gli inviti reitarati ad andare a firmare. Quando il neo acclamato leader del Lingotto dichiarava tranquillamente: “Non firmo ma appoggio il referendum. Non voglio creare problemi al governo”, per poi sentire gli autorevoli Ministri (che oggi, tra l’altro, si dichiarano disponibili al rinvio) ritenerlo assolutamente indifferibile al momento della caduta del governo Prodi, chiedendo addirittura il rinvio delle elezioni.

2. Anche prima della tragedia dell’Abruzzo, ho scritto post dove sostenevo che il governo e la maggioranza (e chi nella maggioranza era stato tra i promotori, qui se ne parla e e le sue uscite) dovevano fare di tutto (lega o non lega) per garantire lo svolgimento della tornata referendaria, dato che non erano stati in grado, come il governo precedente, in questi mesi di iniziare a discutere di riforma elettorale.

3. Da sempre continuo a ripetere, che ritengo assolutamente centrale una riforma costituzionale complessiva e da sempre ho reiteratamente espresso la mia opinione in merito dichiarandomi favorevole ad una riforma elettorale di tipo maggioritario (e contro il ritorno alle preferenze)

4. Qua apprezzavo l’intervento di Fini al congresso nel passaggio che riguardava il referendum, dopo essermi chiesta in precedenza, come mai era così silenzioso sull’argomento. Qua si parla di sistema vecchio e ingessato.

R I T E N G O, quindi, non “ma anche”, ma proprio per questo di poter dire che:

1. Una cosa sia parlare di 100 milioni altra di 400, si chiama aritmetica. Una cosa sia dire che si risparmiano 400 milioni da dare ai terremotati, altro quello che esce fuori da una più attenta osservazione dei “famosi” conteggi, per giunta da parte di chi lamenta costantemente una cattiva informazione e si vanta di essere tra i pochi che cercano di farla.  O si informa correttamente la gente o si fa cattiva informazione. 100 non è uguale a 400.  Detto ampiamente prima del terremoto. Per non parlare di quelli che fanno “indisturbati” continuamente lievitare la cifra e parlano di cifre che non stanno né in cielo né in terra.

2. Ho ritenuto e continuo a ritenere assolutamente fuori luogo e inopportuna (così come la trasmissione di Santoro) l’uscita degli illustri economisti a poche ore (poche ore) dal terremoto. Per me (per me, imho) si chiama sciacallaggio.

Detto questo ho sottolineato e continuo a sottolineare, e la cosa nasce dai commenti che si leggono sui vari blog dei vari stimati blogghér, che chi non solo non ha firmato il referendum, ma non conosce neanche i quesiti referenderi e che oggi li abbraccia incondiziontamente faccia “altro” che preoccuparsi del referendum,  delle spese, degli sprechi dello stato e del governo e dei soldi che dovrebbero andare ai terremotati. Prende eventualmente una legittima posizione politica contro questo governo e questa maggioranza e contro qualsiasi cosa venga decisa per differenziarsene, basta chiamare le cose con il proprio nome. Continuo a ritenere poi, da sempre, che chi urla agli sprechi, ai possibili risparmi, su tutto e su tutti indiscriminatamente, alla Rizzo&Stella per interderci, faccia un’operazione di basso populismo demagogico (che secondo me niente ha a che fare con la “buona politica”), come chi va ad intervistare la gente, a poche ore dal sisma, alla quale è morta un’intera famiglia e domanda loro di dire, davanti alla telecamere, come si sente e se è contento di come l’hanno assistito. Perché di sprechi e di risparmi ognuno farebbe bene a preoccuparsi e dichiararsi disponibile a farli (i risparmi) in qualsiasi momento e su qualsiasi cosa riguardi prima di tutto se stesso, il proprio lavoro e la propria “galassia” di riferimento e non dichiararsi disponibile e pronto solo quando riguardano altro e gli altri. Come di ragioni per “non darsi pace” ce ne sono miliardi nella testa di chi oggi ha vissuto il terremoto in Abruzzo o di chi vive una tragedia simile in qualsiasi parte del mondo e utilizzare queste cose per costruire tesi o per raggiungere degli obiettivi (anche legittimi) è assolutamente fuori luogo (per me). E che dire questo non significa assolutamente “pensare che i malfattori debbano farla franca o che qualcuno non debba pagare le sue colpe o non far parte degli “uomini liberi” che sono rimasti in questo paese. E che solo chi invece queste cose le dice ne abbia l’esclusiva.

Al limite ritengo, paradossalmente, che di tutto si doveva parlare rispetto al referendum (assolutamente non solo legittimo chiedere di farlo, ma obbligatorio) tranne che di risparmi o di risparmi “gonfiati” da dare ai terremotati.

Detto questo, non si può ignorare sul piano politico quello che fanno notare, Violante, D’Alema e compagnia bella. La situazione politica è assolutamente cambiata, di fatto, con le ultime elezioni. Il referendum nasce prima  proprio per eliminare l’eccessiva frammentazione e fare finta che nulla sia cambiato nel frattempo è assolutamente “folle”, non per Berlusconi (o per il Pdl) che avrebbe indiscutibili vantaggi da quello che uscirebbe fuori dal referendum (altro che legge porcata), ma proprio per quell’opposizione che oggi si scopre massicciamente referendaria. E che ritengo equilibrata e saggia, nonostante da sempre indiscutibilmente favorevole al referendum, la posizione di Della Vedova ieri che invitava anche i referendari a soprassedere, in modo che si

dia il tempo alle camere di saggiare l’effettiva disponibilità, da molti dichiarata, per una riforma del sistema elettorale che non guardi al passato ma al futuro, e che dia modo ai cittadini di avere nella prossima primavera una campagna elettorale piena e partecipata, non esiliata nel primo giorno d’estate. Spero che le aperture fatte ieri in questo senso e ribadite siano, a questo punto, colte e fatte proprie dal Comitato Promotore del referendum.

E se una spiegazione ovvia c’è per quanto riguarda Franceschini, che cerca di utilizzarla in chiave elettorale in vista delle Europee (sbandierando soprattutto la famosa cifra di cui sopra) nessuna spiegazione, secondo me, c’è sul piano politico, da parte di quella galassia di iper-referendari e pro election-day odierni che il giorno dopo l’eventuale approvazione dei quesiti farebbere davvero le barricate o espratrierebbero in massa (come minimo) quando scoprirebbero che il signor Berlusconi con quello che ne è uscito fuori avrebbe una maggioranza non solo bulgara, ma sudamericana (e chi più ne ha più ne metta) per fare quello che “loro” ritengono già oggi impossibile da sopportare, non riconoscendo più questo paese.

E mentre oggi si parla di “vergogna” e di comportamenti “moralmente inaccettabili” del Capo del Governo ieri qualcuno dichiarava e sventolava, a tutta pagina sui giornali “liberi”, le priorità politiche che dovrebbero stare a cuore a chiunque:

“Se ho deciso di non firmare il quesito – risponde Veltroni – è solo per un motivo di opportunità, per cercare di evitare, vista la mia posizione, ogni possibile contraccolpo nella maggioranza e verso il governo, la cui sorte dovrebbe stare a cuore anche a coloro che, come il ministro Parisi, ne fanno parte”.

“Una volta veniva considerato un atteggiamento responsabile, per non usare parole altisonanti, almeno di buonsenso.” Ricordava lui qui ieri.

p.s.: Ecco qui, qui, qui (diventati 460) l’uso che ne viene fatto oggi della famosa cifra ininfluente. Apertura di tutti i quotidiani online: “Moralmente inaccettabile”. Ritorna il mito che sembrava abbandonato del “primato morale”. “Buttati via oltre 400 milioni che si sarebbero potuti usare per l’Abruzzo”. “Buttati via oltre 400 milioni che si sarebbero potuti usare per l’emergenza terremoto.” Poi chiamiamola informazione “megafono agli spot governativi dei media italiani”. Mentre qualcun altro “fa informazione sul serio”!

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4 Commenti »

  1. Alfonso Fuggetta scrive

    18 aprile 2009 @ 14:08

    Ma che c’entra tutto questo? Chi se frega di chi era d’accordo e di chi non lo era con il quesito referendario.

    Il fatto è che adesso, volenti o nolenti, a torto o a ragione, il referendum BISOGNA farlo visto che i politici a destra come a sinistra non sono riusciti a trovare una soluzione che lo evitasse.

    E ci sono due modi per farlo: si accorpa o non si accorpa. Se non si accorpa si spendono milioni di euro in più, se si accorpa no. I milioni di euro variano a seconda delle stime da 100 a 400. Facciamo la media (visto che chi dice 400 proprio pirla non è) e diciamo 250.

    Il tema è “vogliamo buttare via questi soldi solo perché la Lega non vuole che il referendum abbia il quorum”?

    Tutto il resto sono chiacchiere.

  2. DestraLab scrive

    18 aprile 2009 @ 19:50

    Non è assolutamente vero che le opzioni sono due. Farlo o non farlo, accorpandolo o no. Ci sono anche altre opzioni da mettere in campo, sia se vogliamo informare correttamente chi ci legge, sia perché, come ho detto, non farlo significherebbe non prendere atto che la situazione politica dalle ultime elezioni è cambiata. E non è cambiata perché lo sostengo io, è cambiata oggettivamente. Come ho scritto penso che sia oggi possibile ed equilibrato prendere in considerazione, l’opzione del possibile rinvio. Ne ho fatto riferimento citando Della Vedova, mi pare e ricordando come sono nati i quesiti e a cosa tendevano.

    Esiste, quindi, anche la possibilità di rinviarlo, senza spendere soldi oggi, ovviamente, e lavorare (maggioranza e opposizione con le stesse responsabilità morali e politiche) perché si faccia la riforma in parlamento. Che è quello che tutti vogliono e che sarebbe anche il loro lavoro, ma che molto probabilmente dato che porterebbe ad una serie di scontri fratricidi e all’imposizione necessaria di scelte all’interno delle coalizioni attuali o future, nessuno si vuole prendere la responsabilità politica di affrontare, ritenendo molto più comodo, semplificante e “produttivo” in termini di risultato immediato, addossare all’altra parte le “colpe”. Utilizzando oggi in quel modo l’argomento.

    Se lo si fa il referendum, il giorno dopo, prima di tutto quegli stessi che oggi si sono riscoperti favorevoli all’immediata tornata referendaria, perché moralmente inaccettabile fare altro, chiederanno a gran voce, al Capo dello Stato, ai Presidente di Camera e Senato, forse anche all’Onu o alla Ue, non il rispetto dell’insindacabile volontà popolare, ma l’immediata modifica parlamentare della stessa con una legge (cioè quello che si dichiara impossibile fare oggi), perché il risultato del referendum ha portato, sosterranno molto probabilmente, ad una situazione “moralmente inaccettabile”. Quelli che ovviamente non opterebbero per l’immediato espatrio volontario o che non si incantenerebbero per la definitiva morte delle libertà nel nostro paese. Tanto per essere chiari, dato che nonostante l’uso del burocratese non sono riuscita ad esserlo prima.

    Cioè a te non sembra uno spreco di denaro pubblico chiedere di fare una cosa che sai benissimo che il giorno dopo che la si è fatta ne chiederai tu stesso l’immediata eliminazione? Sul famoso piano morale intendo.

  3. Alfonso Fuggetta scrive

    19 aprile 2009 @ 15:20

    A me andrebbe benissimo non farlo e risparmiare soldi. Solo temo che alla fine, se si rinviasse, non succederebbe nulla fino a quando non si ripresentasse il problema di gestire il referendum rinviato. Così, quello che vogliamo, cioè un sistema di governo più moderno, efficience e “decisionista” non lo faranno.

    Non mi hanno mai entusiasmato i referendum. Ma forse è l’unico modo per convincerli a fare qualcosa, proprio perché ciò che ne verrebbe fuori non andrebbe bene.

    Per il resto, continuo a pensare che la questione sia molto più semplice e puntuale di come tu la dipingi.

    E sul fatto che ci siano costi indiretti, non ho dubbi. Poi magari quelli de La Voce hanno sovrastimato? Può essere. Ma la questione di fondo non muta in funzione della cifra, che comunque non sarebbe irrilevante.

    Resta il fatto che una forza politica, siccome vuole minare per propri fini politici una consultazione popolare costituita secondo la legge, non esita a spendere soldi pubblici, pochi o tanti che siano, per raggiungere i propri scopi.

  4. DestraLab scrive

    19 aprile 2009 @ 17:19

    I dubbi sono legittimi e li ho anch’io certo. Ma sarebbe il loro “lavoro” no?

    Sulla cifra questo è quello che dicevano su lavoce:

    Si giunge così ad una stima dei costi indiretti pari a circa 201 milioni di euro. Tra costi diretti e indiretti si giunge così a un costo complessivo per la collettività di circa 400 milioni di euro.

    La differenza eventuale con la cifra data dal governo è chiaramente diversa.

    Solo se poi viene usata come è stata usata diventano 400-460 (o miliardi), senza che nessuno o quasi si prenda la briga di controllare da dove nasce o spiegare. Una cosa è l’economia (e si può comunque contestare come ci sono arrivati ma questa è un’altra storia), altro l’uso propagandistico. Vuol dire che qualcuno ha pensato che dire 400 da dare ai terremotati facesse un effetto diverso no?

    Io continuo a pensare che l’accostamento con i risparmi pro-terremotati non sia stato felice e opportuno. Potrebbe esser fatto su milioni di altri sprechi, probabilmente altrettanto possibili da tagliare. E’ chiaro che si è cercato di usare l’emozione. Il problema non è di 1 forza politica, ma di tante forze politiche che farebbero a meno volentieri di questo referendum, per quello che ne esce fuori. Nato per eliminare la frammentazione, oggi eliminerebbe anche altro, mi sa. Tutti forse attualmente, ne farebbero volentieri a meno (a parte le dichiarazioni e la propaganda in vista delle europee), tranne paradossalmente proprio il Pdl :-)

    p.s.: qua Alberto Quadrio Curzio, ragionava in modo più organico, meno emozionale (e propagandistico) e su cifre che contano. Non per dire che lo condivido, ma il metodo è decisamente diverso.

    Ah se ne parla qui, qui, qui e qui. Interessante, forse, per qualcuno leggere anche lui.

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