Blogging
Cominciamo da uno dei principali organizzatori: Grazie della partecipazione…e delle critiche che ringrazia tutti anche quelli che lo hanno criticato, “sottolineando”, con la sua consueta schiettezza, ci dice, quanti l’hanno duramente criticata (l’iniziativa), che l’hanno fatto:
con toni decisamente ineleganti e, in taluni casi, dando vita ad un processo di grave mistificazione della realtà.
e che fa una ricostruzione della vicenda assolutamente personale, ovvio e assolutamente dal suo punto di vista, come è altrettanto ovvio. Da sottolineare, dal mio punto di vista questa volta, la chiusura del post
Grazie ancora ad amici e nemici (questi ultimi spero solo in senso ideologico!)
che la dice lunga sull’adeguamento alle dinamiche viste e riviste e che da sempre i blogger sembrava non volessero replicare e che evidenzia l’impostazione “ideologica” che vorrebbe dividere anche il mondo delle opinioni e della conversazione in rete nel solito “amici-nemici”, né più né meno come nel dibattito politico tante volte criticato.
Attraverso lui arriviamo, dato che a lui non piace fare i nomi degli “ineleganti” ad un elenco presumibile di chi potrebbe rientrare nella “categoria”. Elenco che lui evita di fare e che viene invece fatto da Michele Ficara 14 Luglio SCIOPERO DEI BLOGGER, ovvero le prove generali di mobilitazione politica per dimostrare il (PROPRIO) peso sulla rete, uno di quelli che senza nascondersi dietro nessun dito ha espresso in modo chiaro la sua posizione e la sua opinione per tempo. Uno dei pochi che beneficia, secondo Scorza però, del probabile appellativo di “elegante” (rimmarremo sempre con il dubbio atroce, purtroppo, di sapere chi sono quelli che si sono appalesati come “nemici ineleganti”):
Non aderisco allo “sciopero dei blogger” per i seguenti motivi:
Non ho mai amato seguire il branco quando il capobastone è fazioso oltremisura.
Leggo Marco Camisani Calzolari, Gianluigi Cogo, Stefano Quintarelli ed il vecchio amico Antonio Palmieri e molti molti altri mi trovo molto d’accordo con loro sia per gli intelligenti tentativi esperiti nel mettere un freno agli errori del DDL Alfano che per le argomentazioni espresse nei loro post.
Tra l’altro, sempre secondo me, centrando perfettamente il cuore dell’avvenimento.
Ma (IMHO) lo scopo è in realtà ben altro a mio avviso: si tratta delle prime prove (tecniche) digitali di consenso.
Paventando pessimisticamente, spero, anche il rischio di una morte prematura:
In conclusione credo che quella splendida logica di “popolo della rete” amante delle libertà digitali e trasversale a tutte le fazioni politiche di destra e di sinistra sia definitivamente morto per sempre, dato che oggi il web è diventato estremamente cosa seria e di consegenza assume toni fortemente politici.
Come qualcuno dice nei commenti, nati da una sua risposta ad Alessandro Gilioli relativamente allo sciopero dei blogger:
Sembra essere tornati indietro di secoli e di quando gli eserciti, prima della battaglia, pregavano allo stesso Dio, chiedendone il sostegno, per poi urlarsi in faccia “Dio è con noi!”.
Anche io ho letto su praticamente tutti i giornali che “tutti i blogger hanno scioperato!”
Bene, questo mi ha profondamente deluso, perché questa frase, dimostrata l’arretratezza di un paese che non riesce a “cambiare”, innovarsi, neppure nei termini e che si sente “sicuro” solo dietro schemi e “corporativismi” del tutto superati
Ed è anche Vittorio Zambardino, uno degli entusiasti della prima ora, che nelle considerazioni del giorno dopo, dopo aver rivendicato la giustezza della scelta:
Abbiamo fatto bene a scegliere il silenzio come forma di manifestazione, abbiamo evidenziato che non abbiamo niente a che fare con la politica gridata. Internet è luogo di free speech: il free speech è di tutti. Anche del blogger del Pd, di quello di destra e di quello che non gliene frega niente. E c’è un’altra ragione.
passando per una ricostruzione un po’ meno di parte, rispetto a quella letta precedentemente:
Ma ciò che è successo ieri è importante e va tenuto così com’è: non “apolitico” ma autonomo nel suo pensare politico. Anche, se volete, nella sua trasversalità. E’ grazie alla trasversalità che è stato fatto fuori l’emendamento D’Alia, la trasversalità ha conquistato al voto di cancellazione i deputati del centro destra, grazie anche al lavoro di Roberto Cassinelli, un liberale deputato del Pdl che credo avrebbe aderito (mi illudo?) alla manifestazione di ieri se non si fosse trattato di ritrovarsi in mezzo a Di Pietro e alle magliette “Giorgio, non firmare” (Giorgio essendo il capo dello stato).
paventa e lamenta qualche rischio: Non occuparmi la panchina: ovvero, dopo “Diritto alla rete”,
Blogging è l’esatto contrario della politica dell’insulto. Credo che sia felice il termine conversazione, che usiamo per identificarci, per descrivere quella rete di persone che si leggono, discutono, si propongono cose. Noi ieri abbiamo dato un colpo all’agenda della politica, anche se chi la fa, i telegiornali di regime, non hanno dato segno di accorgersene. Continuiamo per questa strada. Se non mi facesse un po’ orrore il termine, direi che siamo società civile – ma è parola in quarantena.
Non è una critica a chi ha lavorato e non sto pensando al partito dei blogger, dioliberi, manca solo questo. Ma nessuno metta il cappello sul mio bavaglio. Non passerò da imbavagliato a marionetta.
Qui Luca De Biase, anche lui scioperante silenzioso, ma che si dichiara contrario ad una sua eventuale “istituzionalizzazione”, spiega il giorno dopo cosa secondo lui significhi influire sull’agenda:
In generale, una forma aggregativa in rete funziona se non diventa una forma di potere. Quindi una volta ok. Ma non si pensi che possa diventare un movimento organizzato e gerarchizzato.
Una fiammata di protesta può avere un influenza sull’agenda se ogni volta la sua forma è diversa e fa discutere sia per il contenuto che che il modo in cui il contenuto è proposto.
Una protesta è tanto più forte, specialmente in un paese come l’Italia, quanto più è basata su fatti e non su posizioni ideologiche. Perché solo così dimostra di essere qualcosa di diverso dalle solite finzioni politicheggianti. Quindi in generale avrà più bisogno di parole ben scritte che di silenzi.[...] Insomma. Per una volta questa manifestazione può anche essere andata bene. Ma l’aggregazione avrà bisogno di piattaforme che rendano facilissimo per tutti capire come difendersi dall’attacco alla libertà di espressione, favoriscano la manifestazione delle idee, non siano motivata dalla ricerca di un potere – ridicolo in rete – ma da spirito di servizio.
Io ne avevo parlato esprimendo la mia opinione e condividendo quella di altri, qui, qui e qui. Qui le critiche considerazioni di un altro degli organizzatori, che spara a zero e dà qualche numero sulla partecipazione in rete e in piazza.
p.s.: Chiedo scusa, per dei post “scomparsi”, ma qualche volta wp mi pubblica “misteriosamente” le bozze mentre ancora le rivedo. Questa è la versione definitiva del post.
Tag:Blog, considerazioni, sciopero

















