Anche chi non lo sa

L’argomento è di quelli che poco circolano nei circuiti attuali dell’informazione e dei link-rilink-infiniti bloggaroli, di chi ha sposato da tempo il tutto va peggio madama la marchesa e del tutto negativo a tutti i costi (perché facilmente notiziabile?). Era stato affrontato qui parlando della presentazione del 75° Rapporto Analisi dei Settori Industriali dal titolo ambizioso: “La manifattura italiana nel 2013“.

Anche se “di questi tempi, il 2013 appare come un orizzonte temporale remoto. Persino troppo”. Provando a riflettere su quanto accaduto in questi anni mettendo in discussione due luoghi comuni duri a morire.

  • Il primo riguarda il peso della nostra industria nell’economia internazionale.
  • Secondo luogo comune: le aziende italiane sono piccole e non riescono a crescere.

E si concludeva dicendo che:

I dati della ricerca ci dicono che la nostra industria sarà sempre più meccanica, meccatronica, automazione. In linea con quello che è stato il processo di riorganizzazione della nostra economia nell’ultimo decennio. Insomma, abbiamo lavorato sodo per costruirci un futuro. Il rapporto ci invita a riconoscerlo.

Viene riaffrontato e analizzato in modo più ampio dal prof. Enzo Rullani Se la nicchia si fa globale”, sul numero oggi in edicola di Nòva24. Dice il prof.

[...] Lo sguardo che Nòva24 getta sui cambiamenti che interessano la meccatronica ci restituisce l’immagine di un sistema in forte movimento. Non solo in crisi, ma in trasformazione.

[...] Alcuni pensano che questa trasformazione sia il solito fatto di élite, che riguarda poche aziende (le più audaci, le più grandi) lasciando invariato tutto il resto. Niente di più sbagliato. Non è così infatti. Per diverse ragioni.

[...] Questa trasformazione non interessa solo le imprese più dinamiche, che si proiettano, con le loro attività, a scala internazionale.[...] Nella filiera, o nel distretto, il fornitore locale che vede improvvisamente sparire il committente perché ha trovato un’alternativa più conveniente in Polonia o in Turchia, tocca con mano quanto siano cambiate le convenienze e le competenze mondiali con cui deve fare i conti. Se non chiude, cambierà il suo modo di lavorare, in modo da fornire ai committenti locali quello che polacchi e turchi non gli danno. Oppure andrà a cercare un altro committente, dentro il distretto e fuori. Il movimento, dunque, riguarda tutti. Anche chi non lo sa.

E’ Beppe Caravita, sulla prima di Nòva24 “TEMPIpostMODERNI, invece, a “dare lo sguardo” principale “sui distretti globali nell’epoca della macchine intelligenti”.

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