Volevamo il bipartitismo?
Ha vinto il Popolo della Libertà e ha vinto la Lega Nord.
La coalizione guidata da Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni con un ampio margine. Il Popolo della Libertà, assieme a Lega Nord e Mpa, ha ottenuto una larghissima maggioranza alla Camera, con 340 deputati contro 239 e una altrettanto ampia al Senato, con 171 senatori contro 130.
L’alleanza di centrodestra ha ottenuto il 47,32% dei voti per Palazzo Madama contro il 38,01% del Partito democratico con l’Italia dei valori. Smentiti clamorosamente i primi exit poll diffusi subito dopo la chiusura delle urne, che indicavano una differenza di soli due o tre punti percentuali tra Pdl-Lega-Mpa e Pd-Idv. Alla Camera il vantaggio è stato altrettanto inequivocabile: l’alleanza guidata dal Popolo della Libertà ha ottenuto il 46,81% dei voti, quella del Partito democratico il 37,54%. I dati definitivi sull’affluenza alle urne e le percentuali dei votanti hanno fatto segnare un 80,512% alla Camera dei Deputati, e un 80,404% al Senato della Repubblica, non c’è stato nessun astensionismo diffuso o di massa.
È il verdetto del popolo sovrano che, piaccia o no, in democrazia è l’unica cosa che conta.
Dal punto di vista della “geografia”, queste elezioni fanno anche altro: rivoluzionano la politica nazionale. Segnano un deciso passo avanti dell’Italia sul terreno della semplificazione e gettano le basi per una conseguente, necessaria, modernizzazione istituzionale.
Il muro di Arcore, dice oggi Repubblica, è caduto per sempre: le demonizzazioni e le ghettizzazioni non servono più a niente e a nessuno. La forza che questo voto conferisce a Berlusconi è inequivoca.
E se è vero che il Pdl stravince al Nord grazie alla Lega, è vero anche che vince nelle regioni del Centro-Sud dove la Lega non c’è. Campania, Calabria, Sardegna, Puglia docet, solo per citare alcune di quelle che hanno cambiato maggioranza. Il far finta che nulla succedesse e il mettere il silenziatore agli scandali nelle regioni dove la sinistra governa (alleata come se nulla fosse successo con la sinistra-radicale), dal problema rifiuti in Campania agli arresti che hanno falcidiato la giunta calabra, non ha pagato.
E vince con un margine amplissimo, a dispetto di tutti quei “geni della politica” sempre più basiti. Margine tanto ampio da neutralizzare la possibile incognita, la possibilità di una impropria “golden share”, come viene definita da qualcuno, gestita dalla Lega, che gli sconfitti, in questo momento stanno veicolando in modo massiccio, compreso lo stesso Veltroni che pure si è congratulato con il vincitore già nella serata di ieri.
Altra constatazione è che il Pd non è riuscito nell’intento di drenare consensi al centro o a destra, sottraendoli al fronte avversario, ma ha finito solo per “cannibalizzare” e svuotare i consensi alla sua sinistra, riuscendo però a far scomparire dalla faccia del parlamento la sinistra radicale-antagonista. Dice Stella:
Mai, però, si era vista sparire così di colpo, come fosse stata inghiottita da un abisso, un’intera area. Basti dire che soltanto due anni fa Rifondazione Comunista aveva preso il 5,8 per cento, i Comunisti Italiani il 2,3, i Verdi il due abbondante. Per un totale del 10,2 per cento
Perché ha perso dappertutto, questa sinistra rancorosa e sognatrice, pacifista e bellicosa che in questi anni ha detto no alla Tav e no all’eolico, no alle missioni di pace e no alla riforma delle pensioni e no a tutto o quasi tutto.
Hai voglia, adesso, ad alzare il sopracciglio ridacchiando. A fare spallucce. A buttarla sul ridere. Perché i dati che emergono questo dicono.
E Lucia Annunziata prova a fare un’analisi condivisibile e meno semplicistica dei soliti slogan sentiti in campagna elettorale sul fenomeno Lega:
Possiamo anche dare un nome e un simbolo a questa paralisi del governo di Roma, che si è trasformata nella paralisi di un’economia che pure vuole, può e intende andar bene: le grandi opere.
Tutte le regioni che hanno dato il successo alla Lega sono infatti sulla carta legate fra loro dal bisogno vitale di una certa modernizzazione dello sviluppo: la grande rete viaria che dovrebbe facilitare i traffici con l’Europa, il rinnovamento dell’ormai impraticabile strada verso Venezia, la Tav a Torino, l’alta velocità nazionale, la Malpensa, i vari aeroporti locali, e persino la nuova base militare di Verona. Potremmo aggiungere il Ponte sullo Stretto, i rigassificatori, il miglioramento delle linee ferroviarie: questa sorta d’insaccamento in cui sono finite le comunicazioni del Paese è certo un danno per l’Italia tutta; ma la linea di guerra in cui i grandi progetti di modernizzazione del Paese si sono combattuti corrisponde quasi esattamente alla linea del successo leghista.
È insomma questo un voto che ci rimanda non a una spiegazione sociologica – la classe operaia debole, i commercianti, il popolo delle partite Iva - è un voto che coincide invece con la produttività impedita, non importa a che livello, non importa da chi e per chi. L’impressione è che per la Lega abbiano votato tutti coloro che accusano Roma di non capire, non sapere, di mettere troppi lacci, di aver sprecato tempo e denaro pubblico in un oscuro balletto di alleanze tanto fragili quanto remunerative per politici interessati solo a perpetuarsi. Un voto che raccoglie i malumori contro la «casta», e ben di più: è il voto che chiede attivamente di essere liberato dalla trappola della politica centrale.
A Montecitorio 5 gruppi, a Palazzo Madama 4 gruppi.
Volevamo il bipartitismo? E ora lo abbiamo, paradossalmente grazie al porcellum. Nonostante gli ingegneri costituzionali e il loro voto di sfiducia costruttivo!
Tag:berlusconi, elezioni, risultati


















Elezioni 2008 at Paffatumpete scrive
15 aprile 2008 @ 15:08
[...] questo blog generalmente non trova spazio la politica ma faccio una eccezione per segnalare questo post. Adesso chi ha vinto ha la responsabilità per affrontare seriamente e con i fatti i prossimi [...]