Siamo forti

E ora si parli di economia, dopo il libro di Tremonti “La paura e la speranza“, con l’invito di Dario Di Vico a Veltroni di fare il nome del suo eventuale, prossimo futuro mr. Economia e di porre fine “all’esercizio di stile” che ha caratterizzato finora il programma economico del Pd e alla sua ambiguità, probabilmente tattica, in nome della credibilità e affidabilità internazionale dell’Italia.

Dopo l’editoriale di Francesco Giavazzi, con relativa risposta, era stato Angelo Panebianco a riconoscere, pur non condividendo, quantomeno lo spessore all’argomento:

Questione dell’aborto a parte, quella innescata da Giulio Tremonti su protezionismo e globalizzazione, con le reazioni polemiche che ha suscitato, è, almeno fino ad ora, l’unica discussione politico-culturale degna di questo nome della campagna elettorale.

E dopo che l’ex ministro dell’Economia aveva dichiarato:

“C’è bisogno di una nuova Bretton Woods. Bisogna governare la globalizzazione con nuovi strumenti se non vogliamo essere travolti”.

Se ne era già parlato abbondantemente qui (con relativi commenti) e qui in modo molto articolato, luogo dove, in passato, non si sono mai risparmiate le critiche:

Giulio Tremonti è per una volta riuscito a dire una cosa mezzamente saggia. Usando un minimo di economia e un paio di fatti cercherò di spiegare perché è così.

E sembra, fortunatamente, un argomento, che per una volta non spacca la blogosfera nella “classica” contrapposizione destra-sinistra, ma la attraversa trasversalmente. Qui a qualcuno passa la voglia di votare Pdl dopo aver sentito Tremonti, ma a lui piacerebbe, invece, capire cosa ne pensa a riguardo la sinistra riformista … soprattutto se pensa qualcosa.

Per lui il dibattito tra tremontismo Vs giavazzismo è appassionante. Da persona di sinistra, dovendo scegliere tra i due, io sceglierei Tremonti senza esitare. E’ chiaro che avrei molte cose da obiettare anche a lui, infatti non l’ho mai votato né intendo votarlo stavolta e lo aveva citato anche prima nel suo: Di cosa parleremmo se parlassimo di politica. Il mio amico Camelot ha da tempo una posizione chiara, per lui Tremonti è un “socialista” e spera proprio che stia alla larga per sempre dal ministero dell’economia. Desideri e speranze probabilmente vane, dopo le dichiarazioni di Silvio Berlusconi a Skytg24: Tremonti ministro degli Esteri? “Non ho mai sentito questa ipotesi, Tremonti sarà il ministro dell’Economia”.

Altre posizione chiare e nette, da sempre, quelle dell’Istituto Bruno Leoni e di Phastidio.

Mentre l’Unità ci da un saggio del suo interesse particolare all’argomento:

“se proprio volete mettervi alla prova con la lettura di Tremonti siate forti … Leggerlo pare di trovarsi accanto il solito compagno di panchina, uno di quei tipi acidi che parlano di tutto e che concludono, per dirla con Fazio il presentatore, che le stagioni non sono più quelle di una volta e che i cinesi ci tolgono il pane. Non che faccia il destro, non che faccia il berlusconista. Non si sa cosa faccia.”

Tag:, ,

3 Commenti »

  1. Repubblica.it - Blog - NetMonitor » Blog Archive » Fra Ciarrapico e l'Inciucio, quanti mal di pancia... scrive

    11 marzo 2008 @ 14:16

    [...] ora si parli di economia Da DestraLab viene l’invito ad occuparsi seriamente di economia, sulla base del saggio di Giulio [...]

  2. sinigagl scrive

    13 marzo 2008 @ 20:00

    Siete forti? Dal nuovo sito http://www.politiche08.org si evince chiaramente che il voto al Senato potrebbe portare ad un pareggio! La legge elettorale ha un effetto perverso: il PdL potrebbe conquistare 14 regioni su 20 ed ottenere come risultato di avere gli stessi seggi della maggioranza dell’Unione nel 2006, ovvero 158. L’effetto è dato dalle tre distorsioni effettuate dal “porcellum”: per prima cosa tutto è fatto a livello regionale, si tratta in verità di 20 piccole elezioni e non di una elezione nazionale, con ben 8 regioni “in bilico”, ovvero con un distacco minore del 4% tra PdL e PD. E’ chiaro quindi che il guadagno o la perdita di anche una sola regione può essere sufficiente per passare dalla vittoria alla sconfitta per una coalizione. Poi non viene premiato chi vince “molto”: se una coalizione è vicina al 55% non vengono assegnati seggi in premio, questo penalizza il PdL che in alcune regioni non riceve senatori in più. Infine la soglia di sbarramento dell’8% ne mette in forse il superamento da parte dell’UDC (in quasi tutte le regioni) e della Sinistra Arcobaleno (in molte regioni): questi seggi potrebbero andare di volta in volta all’una o all’altra delle coalizioni maggiori, cambiando così radicalmente la composizione del Senato.

  3. DestraLab scrive

    13 marzo 2008 @ 23:29

    dato che a quanto pare non hai letto il post, il titolo era riferito ad una frase che riporto all’interno: se proprio volete mettervi alla prova con la lettura di Tremonti siate forti… e cmq grazie, ma conosco la legge elettorale. Se vuoi commentare sul post sei sempre benvenuto se vuoi fare “dissertazioni” che non c’entrano nulla, non credo siano produttive.

Commenti RSS · TrackBack URI

Scrivi il Tuo Commento

Nome: (Obbligatorio)

Mail: (Obbligatorio)

Website: