Secoli contati

Il capitalismo ha (ancora) i secoli contati

[...] Un’ultima osservazione va fatta, davanti ai tanti consigli in materia che stiamo leggendo sulla stampa e altrove. Per la carità sono tutti autorevoli, ma sia consentito osservare che ci vuole la magnanimità del padre del figliuol prodigo per accettarli da quegli economisti che hanno vissuto inebriati la trascorsa stagione di follia, che hanno identificato tale follia con il capitalismo e che proprio per questo si sono poi paradossalmente uniti alla sinistra estrema (sempre in agguato) nel leggere il disastro della finanza come la fine dello stesso capitalismo. Ha proprio ragione Giulio Tremonti quando li invita a un pudico periodo di silenzio.

Il capitalismo non è il mercato senza regole, non è vero che il mercato senza regole sa prendere cura di sé ed è appunto per questo che lasciato a se stesso finisce prima o poi per fallire. Innamorarsene e guardare come intollerabilmente conservatrice qualunque attenuazione di tanto illimitato liberismo è prova di infantilismo e di debolezza culturale. Chi ha dato tale prova si astenga, per ora, dal dare anche consigli.

Non faccio, con questo, l’errore opposto a quello di costoro e non dico che ci si deve invece ispirare al modello europeo. So che i mercati sono tanti e che a fallire sono spesso le regolazioni sbagliate. Ma continuo a pensare che abbia ragione Giorgio Ruffolo con il suo ultimo libro. Il capitalismo ha (ancora) i secoli contati.

Questa è l’opinione di Giuliano Amato. Mentre anche lui a denti stretti e citando Brecht dice qualcosa di simile:

Ha perfettamente ragione. Anche la maggioranza dei media non ha avvertito, non ha funzionato da “cane da guardia” dell’economia. Tutti presi di sorpresa. Peccato che poi nel suo libro Tremonti proponga come soluzione … un ritorno ai valori cristiani. Ma il “capitalismo religioso” all’americana non può certo risolvere la crisi. Tuttavia Tremonti qualcosa dice e propone. Meglio l’industria della speculazione.

Mentre qui si accusa Tremonti (e Draghi) di minimizzare in maniera totale, e interessa assai poco cosa abbia fatto nel paio d’anni precedente, in cui, per buona parte, non era nemmeno al governo, e chi l’abbia accusato di cosa.

Qui, invitando i banchieri italiani, oggi, a dire la verità, si potrebbe anche partire dalla banale regola: «Non diteci troppe fandonie o se lo fate che non vengano smentite il giorno dopo», si ricorda, come il direttore finanziario di Lehman Brothers, Erin Callan, pochi giorni prima del fallimento, disse ad un incontro con degli analisti finanziari piuttosto preoccupati: «Abbiamo raccolto capitale a sufficienza». Si è visto. [...] La lista è lunga: le frottole anche.

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7 Commenti »

  1. rino scrive

    6 ottobre 2008 @ 10:42

    Molti di coloro i quali, durante gli anni ottanta, hanno prefigurato e contribuito ad una linea di riforme serie e radicali sono, come Tremonti e Ruffolo e Sacconi e Amato e Coen e Pasquino e Rodotà e noi piccoli “innamorati della politica”, che stavamo in provincia e che provavamo a declinare un riformismo necessario partendo da destra.
    Era un percorso di ricerca di una terza via (loro hamno in tal senso promosso il famoso “Programma ‘80″), che oggi è tornata di moda ed appare necessaria se non si vuole rimanere travolti da un radicalismo no global e fine a se stesso. Di fronte a questo anelito di riformismo serio e rigoroso vi sono il Prof. Antonio Negri e tanti alii che sperano in nella costruzione di un orizzonte in cui gli stati non esistano più.
    A me, invece, appare necessario ruiscoprire e dare contenuto ad rinnovato senso dello Stato.
    Venendo allo Stato “colbertista” di Tremonti risulta a mio parere obbligatorio che una ripresa di Senso dello Stato coniugato con autentica etica pubblica debba tornare a seminarsi con buona pace di una sx che dal sessantotto in avanti ha demolito il concetto di Autorità, di autorevolezza e di Stato.

  2. Matteo Balocco scrive

    6 ottobre 2008 @ 14:05

    Mi son sempre chiesto se il grottesco, come le barzellette, debba essere spiegato. Mi vien da pensare che, al limite, sì, debba essere spiegato.
    Ebbene, nel mio post si critica forse Tremonti e la sua frase in cui nega qualsiasi rischio per l’economia italiana?
    Non si evidenzia piuttosto la bizzarra e schizofrenica (dis)organizzazione dell’informazione nel TG1, in cui un parere articolato espresso da un illustre economista viene sconfessato da una frasetta buttata lì da un ministro e confermata poi da un banchiere con le azioni a picco? In cui viene evidenziata la totale autoreferenzialità ed estraneità della classe politica dalle emergenze della nostra vita? In cui non si riesce a fare a meno del servizio di costume che esalta l’accessorio di moda e di lusso?
    Questo è il grottesco. Ed è per questo che, almeno nel ristretto ambito di quel post, poco mi interessa del resto.

  3. DestraLab scrive

    6 ottobre 2008 @ 14:30

    io ho solo dato una “lettura”, non pretendo sia giusta, lascio a chi ti/mi/ci legge il giudizio. Sul grottesco potrei anche pensarla come te. Non condivido ovviamente la seconda parte, mischiando tutto rischiamo anche noi di esserlo.

  4. Matteo Balocco scrive

    6 ottobre 2008 @ 14:43

    Il mix infernale non lo abbiamo fatto noi, anche se poi il beverone è destinato ai nostri stomaci.

  5. John Christian Falkenberg scrive

    6 ottobre 2008 @ 16:40

    Autorità ed autorevolezza non sono sinonimo d’interferenza ed invadenza. Il governo è intervenuto anche troppo negli anni passati, anche se tanto Tremonti coi suoi “colbertisti” alla Beneduce, o gli altri socialisti rimasti a sinistra, si divertono a dimenticarlo

  6. rino scrive

    6 ottobre 2008 @ 19:07

    L’osservazione garbata di Falkenberg mi sollecita una considerazione che riguarda la necessità di costruire un contesto differente con un lessico che importi e coniughi, come fa lui, critica ed educazione. Oggi, forse perchè l’immaginario che ci portiamo dietro è infarcito di stucchevoli “ismi” si ha sempre voglia di gridare rabbia ed inquietudini, forse abbiamo la necessità e cominciamo a percepire sempre più il “merito” di “conversare”, anche partendo da posizioni diverse per giungere a quella terza via che rimane sintesi nobile di un’idea della politica che guarda ai valori e alle idealità non in astratto ma cercando di trasformarli in momenti concreti e plausibili.
    Ora sulla questione ritengo che le vicende dei nostri giorni meritano uno Stato che operi con equilibrio, purtroppo questi stessi giorni dimostrano che il mercato (ovvero gli speculatori che vi ci abitano) non sempre riesce a perseguire in maniera equilibrata obiettivi di benessere diffuso ovvero a creare delle istituzioni in grado di operare una regolazione illuminata.

  7. DestraLab scrive

    6 ottobre 2008 @ 20:26

    @Matteo
    infatti

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