Sconfortante

Ora Veltroni dovrà prendere un’iniziativa. Prima che sia tardi.

Risolto lo psicodramma della Commissione di Vigilanza, restano gli interrogativi politici sul prossimo futuro. [...] Però i fatti sono piuttosto chiari. L’Italia dei Valori si è ritirata e questo ha permesso a Veltroni di trovare l’accordo con il centrodestra sul nome del nuovo presidente che sostituirà Villari. Ora va capito se abbiamo assistito a un semplice episodio dettato dalla disperazione o se invece il segretario del Pd ha ritrovato un’iniziativa politica. Nel primo caso, Di Pietro avrebbe le sue ragioni per parlare come il Lord Protettore del Pd. Nel secondo, vedremo presto gli indizi di una nuova linea, capace magari di interloquire con Palazzo Chigi e con la maggioranza parlamentare senza considerare il dialogo un tabù.
Veltroni dovrebbe aver capito che l’allineamento a Di Pietro offre uno spazio enorme ai suoi avversari interni. Concede loro la possibilità di metterlo in angolo, sottraendogli credibilità. Come è avvenuto con l’affare Villari, frutto di una serie di errori e ritardi. La questione Rai si è risolta grazie alla sponda ritrovata di Palazzo Chigi. Ora tocca a Veltroni tessere il filo, magari recuperando un’iniziativa politica che restituisca al Pd un minimo di dinamismo. Altrimenti lo scenario sarebbe il peggiore tra quelli possibili, con un partito di nuovo immobilizzato nell’eterno duello fra veltroniani e dalemiani. Un duello persino stucchevole, che riporta il Partito Democratico ai tempi del Pci-Pds-Ds e in un gioco autoreferenziale sempre più sterile.

Sotto questo aspetto l’ultima polemica, quella sul bigliettino di istruzioni passato dal senatore dalemiano La Torre al collega Bocchino (An) durante una puntata di Omnibus, sulla Sette, è sconfortante. Si prende a pretesto una leggerezza di nessun rilievo per dar luogo a una serie di recriminazioni che dimostrano solo la debolezza del Pd e della sua classe dirigente.

L’interesse di Veltroni consiste invece nello sfuggire a questa morsa. In fondo è riuscito a risollevarsi dal pozzo nero in cui era piombato con l’«impasse» sulla Commissione. Ha evitato all’ultimo istante una sconfitta senza rimedio. Bene o male ha ritrovato un rapporto con Palazzo Chigi che potrà essere speso, volendo, per cercare intese su altri terreni. Qualcuno potrebbe insinuare che il vero accordo che piacerebbe al segretario del Pd è sulla legge elettorale per le europee, così da tagliare le gambe alla sinistra radicale. Comunque sia, si tratta di capire se Veltroni vuole tornare a far politica, prima che sia troppo tardi per lui. Altrimenti rimane solo l’orizzonte delle risse interne. Un’eterna resa dei conti, sempre minacciata e mai consumata, utile solo a Di Pietro, per un verso, e a Berlusconi, per l’altro.

Buona politica?

update: E qui invece una sconfortata da vicende come queste: “perché rendono difficile a “loro tutti”, continuare a chiedere impegno, dedizione e passione per la politica”. E l’ondata di reazioni indignate per fortuna mostra che c’è chi non si rassegna. Resistere, resistere, resistere, insomma. Tira Brutta aria tra sospetti ed epurazioni.

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