Ragionevolezza
L’università. i tagli e il consenso. Sull’università crescono come funghi e a ritmo vertiginoso le prese di posizione (bipartisan) che parlano di inefficienza del sistema universitario e di uso dissennato delle risorse pubbliche da parte di alcuni atenei:
[...] non è detto che bloccare le misure sull’università sia una buona idea, né dal punto di vista del governo né da quello degli studenti. Allo stato attuale, infatti, bloccare il riordino dell’università non significa cancellare i tagli – che sono scolpiti nel marmo della legge finanziaria fin dal giugno scorso – bensì rinunciare a «modularli», ossia a differenziarli secondo criteri ragionevoli. Se non si fa nulla, i tagli restano, e restano «uguali per tutti», quindi assolutamente iniqui date le enormi differenze nel livello e nel tipo di inefficienze dei vari atenei sparsi per la Penisola. Se invece si fa qualcosa, si può provare ad aprire sul serio la partita della lotta agli sprechi e alle malversazioni, che almeno a parole accomuna tutti: studenti, docenti, rettori, politici di destra e di sinistra.
Ciò appare tanto più necessario se si riflette sul fatto che esiste una fondamentale differenza fra le inefficienze della scuola e quelle dell’università. L’inefficienza del sistema scolastico è solo molto marginalmente dovuta a gestioni dissennate delle risorse pubbliche, dal momento che il grado di autonomia e di discrezionalità degli istituti è molto limitato.
L’inefficienza del sistema universitario, invece, è innanzitutto la conseguenza di un pessimo uso dell’autonomia che la legge assegna agli atenei. Ci sono atenei che, pur con tutti i difetti e i limiti della nostra corporazione, hannno fatto un uso relativamente virtuoso dell’autonomia loro concessa, ci sono atenei che ne hanno fatto un uso dissennato (e qualche volta persino criminoso).
Ecco perché i cosiddetti tagli lineari, o uguali per tutti, sono molto più iniqui nell’università che nella scuola.
Naturalmente la strada della lotta agli sprechi richiede da parte di tutti un minimo di buona volontà e ragionevolezza.
Gli studenti dovrebbero capire che tagli severi ma selettivi e ben studiati sono nel loro interesse. Il governo dovrebbe valutare se lo scalino del 2010 (700 milioni di euro in meno) non sia troppo ripido, e al tempo stesso varare una serie di «patti di stabilità» pluriennali, convogliando verso gli atenei virtuosi una parte dei fondi negati agli atenei spreconi. Il Pd dovrebbe incalzare il governo, richiedendo che una parte delle risorse risparmiate siano reimmesse nel circuito dell’università, favorendo il reclutamento dei giovani studiosi e aumentando (anziché diminuendo) i fondi per il diritto allo studio.
Sono certo che non succederà.
Ma sono altrettanto certo che, se mai succedesse, l’opinione pubblica ci starebbe e restituirebbe alle forze politiche un po’ del rispetto che hanno perduto.
Un altro pericoloso ignorante “qualunquista”, e altro protagonista dell’indiscriminato attacco mediatico all’università italiana, tra le migliori del mondo: Luca Ricolfi.
Per chi lo volesse, invece qui, può ascoltare l’intervento “neutro”, intriso di buona volontà ed improntato alla ragionevolezza del rettore Giulio Ballio (condito dall’indispensabile, ormai, riferimento alle campagne demagogiche del Ministro Brunetta contro i fannulloni, all’insensibilità di stampo ragionieristico del Ministro dell’Economia e all’altro necessario riferimento ad Alitalia) alla Cerimonia di inagurazione del 146° anno accademico del Politecnico di Milano.
E a proposito del blocco del turnover, Ballio ha parlato della «cosa peggiore per il Paese», perchè significa «rinunciare a un’intera generazione di ricercatori». Nessun accenno neanche vago e indiretto ai concorsi. Ha parlato solo di tagli e disastri in conseguenza degli stessi. Ha ironizzato, pesantemente, invece su Roberto Perotti (mi sa che era risentito per queste dichiarazioni) e sul suo libro, sostenendo dati alla mano che, secondo lui, erano imprecisioni le cose scritte da Perotti, e chiosando ripetutamente: “Ma Roberto Perotti è persona rispettabile!”
E così ha risposto ai colleghi che si sono “azzardati” a criticare l’università italiana (non, badiamo bene, il Politecnico di Milano, che è universalmente riconosciuto come uno degli esempi “virtuosi“, e non mi pare di aver mai letto una virgola da parte di alcuno di critica):
[...] Siamo tanti, amiamo il nostro lavoro, non perdiamo il nostro tempo per restituire il fango a quei pochi colleghi che ci insultano pubblicamente, sono colleghi che si stanno tramutando in sciacalli, forse per nascondere il loro essere parassiti nelle loro università di appartenenza. Mi piacerebbe sapere di questi personaggi quanto producono in ricerca ed in formazione a livello internazionale e qual’è il loro grado di presenza e il loro apporto alla gestione e al prestigio del loro ateneo.
E si che Il ministro Gelmini aveva pure inviato un messaggio di saluto nel quale sottolineava che nel mondo dell’università servono riforme vere, «non di facciata» e aveva detto di apprezzare la «saggezza e prudenza» del Politecnico che si era impegnato «in un dibattito serrato ma costruttivo».
«È in questo modo – aveva aggiunto – sforzandosi di comprendere e dialogare che riusciremo insieme a impostare le soluzioni migliori per rafforzare le nostre università.
«Sarà prezioso, appunto, il “modello Politecnico”, cioè quello di un ateneo che da tempo ha scelto di puntare senza esitazioni sul merito e sulla valutazione. Proprio su merito e valutazione si deve insistere, tutti dobbiamo insistere, per far crescere la stima e il rispetto di cui le università devono godere nel Paese. Non condivido i giudizi sommari e le critiche generiche. Nel nostro sistema universitario si registrano certamente problemi anche seri e storture da raddrizzare ma ci sono migliaia di docenti che svolgono con impegno e dedizione i loro compiti. È per loro e per il futuro delle giovani generazioni, le quali si aspettano dall’università un’occasione irripetibile di crescita umana e professionale, che dobbiamo sforzarci di lavorare in un clima di dialogo e rispetto».
Alla faccia del dialogo, del minimo di buona volontà e ragionevolezza, ma soprattutto del rispetto nei confronti dei colleghi che dissentono.


















Camelot Destra Ideale scrive
5 novembre 2008 @ 14:20
Uè uè, tutto ok? Due giorni che non scrivi, non è da te