Open access

La notizia è arrivata ieri. Bernabè ha annunciato Open Access, dopi i dubbi e le perplessità dell’ultimo periodo. Ieri sera in attesa delle reazioni ufficiali ho letto la notizia anticipata da Stefano e subito dopo protagonista di un post del prof. Fuggetta.

E rispettando sia il principio di mutua assistenza che quello di collaborazione top-down (sento gli esperti) ho chiesto un parere a caldo al prof. con questo commento:

Bernabè ha spiegato che la struttura oggi costituita non ha niente a che vedere con il modello britannico Open Reach, che invece «è il risultato di un’operazione di separazione della rete sul piano regolatorio, noi invece abbiamo fatto una riorganizzazione interna: sono cose completamente diverse».
Calabrò dice: Le nostre indicazioni principali sulla separazione funzionale (i 13 punti che avevamo indicato nella consultazione pubblica) appaiono in buona misura soddisfatte.
Boh forse non ho capito qualcosa…

Risposta molto più cauta, come altri, rispetto a Stefano che saluta l’evento con il video-post campane a festa e con questa frase:

Il diavolo si nasconde nei dettagli, per cui dobbiamo vederli, ma il primo giudizio è positivo.

Oggi diluvio di interpretazioni, qui, qui, con Bernabè che dice:

Poichè il processo di apertura delle rete è comunque inevitabile vogliamo guidare noi il processo, assumendoci la responsabilità di investire sulla rete che per noi è una possibilità di business e quindi meglio che questi investimenti li facciamo noi piuttosto che i nostri competitor

e aspettare sembra quantomeno opportuno.

p.s.: A proposito con mia grande sorpresa, ho scoperto che Franco Bernabè è classe 1948.

update: E intanto arrivano dei chiarimenti da Agcom e Calabrò articola meglio la posizione: “La funzione di controllo di Open Access, la struttura con cui Telecom riorganizzerà la sua rete di accesso, deve essere demandata a un board indipendente”.

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