Occorre finalmente avviare

[...] Quanti considerano “sbagliata” la domanda di protezione e, in un certo senso, di “più Stato”, che una fetta cospicua dell’elettorato ha espresso il 13 e 14 aprile, cadono in quella stramba tentazione di volere “cambiare gli elettori”, nell’incapacità di cambiare o aggiornare la politica.

Una domanda politica, tanto più se così diffusa, non è giusta o sbagliata: semplicemente esiste e con essa bisogna confrontarsi. Sapendo – e questa è la grande responsabilità che si assume il suo governo – che una “domanda” non è, di per sé, una “risposta” o una “soluzione”: vinta la sfida del voto, bisogna vincere la prova del governo.

Una politica “di governo” va costruita sull’interpretazione dei bisogni reali dei cittadini e non cavalcandone gli umori; come è accaduto alla sinistra – ad esempio – quando, a seguito dell’approvazione della legge Biagi, si è dichiarata una guerra ideologica al precariato di massa (che in Italia non esisteva e non esiste) anziché affrontare la questione dei bassi salari (che invece negli ultimi 15 anni è divenuta una vera emergenza sociale).

Un’azione di governo è efficace se sa compiere scelte pragmatiche sulla base di un’analisi della realtà. E dall’analisi si evince ormai da anni che i problemi economici dell’Italia hanno essenzialmente a che fare con i bassi tassi di crescita, di produttività e di occupazione; hanno a che fare con il ridotto dinamismo della crescita economica, le sue ricadute in termini di mobilità sociale e il conseguente ripiegamento civile. La crescita, sono d’accordo con lei, “è il metro di misura del progresso civile di una nazione”.

La soluzione a molte delle questioni aperte del paese si chiama – continua da anni a chiamarsi – libertà economica, apertura dei mercati, riduzione delle regole e della burocrazia, innovazione.

[...] Ma occorre anche non dico continuare, ma finalmente avviare le liberalizzazioni, in una logica di sistema e non vendicativa. Senza furori verso le categorie, ma senza sconti politici, ormai troppo costosi per il paese. Pubblico impiego, servizi pubblici locali, energia, professioni, sanità, welfare, scuola, ricerca: ciascuno di questi settori può giovarsi di iniezioni di merito e di mercato. Ciascuno di questi settori può e deve ragionevolmente divenire un capitolo del dossier-liberalizzazioni del nuovo governo.
Accanto alla riduzione della pressione fiscale, queste sono risposte e “speranze” efficaci alla giustificata “paura”: perché ne affrontano le cause reali.

Il confronto nelle grandi democrazie è sempre più tra innovazione e conservazione: il governo che sa scegliere la prima rinunciando alle “rendite” permesse dalla seconda, sposterà verso l’alto l’asticella della crescita e del benessere.

Signor presidente del consiglio, in questa sfida avvincente lei troverà tutta la sua maggioranza parlamentare lealmente e operosamente vicina.

Pronta a sostenere il suo lavoro e a svolgere, se e quando servirà, un ruolo positivo di richiamo e di pungolo.

L’intervento di Benedetto della Vedova alla Camera nel dibattito sulla fiducia al IV Governo Berlusconi.

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2 Commenti »

  1. rino scrive

    14 maggio 2008 @ 11:45

    La politica come arte di governo ha il preciso compito di dare soluzioni e stabilire nella gerarchia dei bisogni la serie analitica di priorità.
    E’ evidente che questo determina diversi piani di lettura, ma la chiave più adeguata è quella della ricomposizione dell’agorà.
    C’è bisogno di comunità e solidarietà: questi gli aspetti che vanno seguiti e di conseguenza da questi bisogna partire per ispirare le scelte economiche e strategiche.
    Se oggi il colbertismo, declinato alla Tremonti, và di moda è perchè prima e sopra l’homo aecomicus vi è l’homo politicus.
    Se la politica si riducesse, difatti, a mera gestione domestica dei propri o altrui egoismi, sarebbe banale rivedere al centro delle concioni i sentimenti segativi (gelosie, invidie e cannibalizzazioni varie), che cozzano con il “fare comunità” ed il bisogno di sicurezza a tutti i livelli.
    Ebbene la Politica, nella consapevolezza di ciò, deve farsi carico di valori pre-economici e quindi – pur riconoscendo bellezza alle parole di Della Vedova – oggi il contesto và visto ed interpretato partendo dai valori e non dai numeri e dai calcoli.

  2. DestraLab scrive

    14 maggio 2008 @ 12:02

    @Rino:
    solo una bella risata, meglio scegliere questa “filosofia” e credo anche che basti. Consiglio personale: leggi bene sempre prima di scrivere, sarebbe anche meglio: sincerità e precisione. O vuoi trasformare il blog in una bella vetrina di ciclotimici? :-)

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