Norme anti-precari?
Le opinioni di Pietro Garibaldi:
Uno dei modi per forzare la conversione del rapporto di lavoro è quello di impugnare presso il tribunale la regolarità del termine apposto al contratto. In questo caso sarà il giudice a decidere se il termine inserito nel contratto era regolare. In caso di irregolarità un lavoratore di una grande impresa avrà così diritto di essere reintegrato in via permanente sul posto di lavoro. Nel caso dei lavoratori a termine delle Poste, la pratica del ricorso era molto diffusa e determinava quasi automaticamente il reintegro permanente sul posto di lavoro.
e di Giuliano Cazzola:
Una giurisprudenza ormai consolidata impone a Poste italiane di assumere a tempo indeterminato tutti gli avventizi che – ai sensi delle norme contrattuali di volta in volta vigenti – hanno compiuto dei turni di lavoro (trimestrali o semestrali). Questo è il problema da risolvere dal momento che le Poste non possono sopportare il carico di un imponibile di manodopera (per decine di migliaia di persone) di cui non saprebbero che farsene, per di più sopportando gli oneri di anni di stipendi arretrati (dovuti anche in mancanza di prestazione lavorativa).
sul famigerato emendamento anti-precari, poi ulteriormente emendato. Dice poi il prof. Garibaldi, Al di là dei dettagli giuridici, è comunque evidente che il sistema vigente non funzioni e che sia necessario un riordino della disciplina. Riproponendo una soluzione proposta da diversi mesi sulla voce.info,
Si dovrebbe istituire un nuovo contratto che mantenga la flessibilità nelle assunzioni per le imprese, ma che al tempo stesso garantisca ai lavoratori un sentiero certo di lungo periodo, senza ricorsi in tribunale e senza psicodramma da conversione. Il «contratto unico a tutele crescenti nel tempo», rappresenta esattamente questa soluzione. Sarebbe un contratto a tempo indeterminato fin dall’inizio. Tuttavia, le imprese avrebbero diritto a interrompere il rapporto di lavoro nei primi tre anni dietro il pagamento di un indennizzo che crescerebbe con la durata del lavoro. Le soluzioni tecniche non mancano. È però evidente che un tema tanto sensibile richieda una seria discussione in Parlamento e un coinvolgimento delle parti sociali, fermo restando che la maggioranza ha il diritto-dovere di decidere i dettagli della nuova disciplina.
Mentre conclude Cazzola, bisogna
evitare che aumenti il divario nel mercato del lavoro e si continui a gravare di ulteriore flessibilità le figure professionali che già lo sono, mentre non viene affrontato il nodo della rigidità dei settori protetti (chi scrive ha presentato, nella generale indifferenza della maggioranza, un progetto di legge per la riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori). L’agitazionismo in cerca d’autore dell’opposizione e dei sindacati, però, è pretestuoso e sterile. La sinistra non riesce a liberarsi della retorica delle precarietà, ma il centro-destra dovrebbe prestare più attenzione. Altrimenti l’opinione pubblica non capirà che il vero scandalo sta nel riempire le aziende pubbliche di organici inutili.
Qui Benedetto Della Vedova, oggi: Ecco come si riducono i precari.
update: Sul sito della Lavoce.info un ampio dossier dove sono state raccolte le proposte di contratto unico avanzate da quasi tre anni a questa parte, con i commenti degli studiosi e delle parti sociali.
Tag:emendamento, lavoro, poste


















giancarlo scrive
23 ottobre 2008 @ 19:57
sono un ricorsista delle poste italiane, queste legge mi sta penalizzando non solo a livello lavorativo ma anche psicologico, ho votato partito delle libertà ma sono pentito