Monologo & dialogo
Roma, 30 gen. (Apcom) – Il conferimento al presidente del Senato Franco Marini di un mandato “finalizzato” alla realizzazione di un governo che faccia la riforma elettorale è l’occasione per il capo dello Stato per ribadire che
il dialogo da me costantemente auspicato è obiettivamente necessario qualunque sia il risultato di nuove elezioni.
Il Capo dello Stato ha spiegato di aver prospettato “a tutti i partiti e i gruppi politici da me consultati l’esigenza di una soluzione della crisi di governo che in tempi brevi dia almeno avvio ad indispensabili processi di riforma e a credibili impegni di più costruttivo e fruttuoso dialogo tra gli opposti schieramenti”.
Napolitano ha ribadito il suo rispetto per tutte le posizioni politiche spiegando anche che la soluzione da lui individuata come sbocco della crisi
è stata considerata impraticabile da quelle forze politiche che hanno indicato nello scioglimento delle Camere e nella convocazione delle elezioni sulla base della legge vigente il solo sbocco dell’attuale crisi politica.
Dialogo=conversazione tra due o più persone.
estens., scambio di pensieri, idee, opinioni e sim., spec. allo scopo di trovare un’intesa, un accordo.
Monologo=scena in cui un personaggio recita da solo, come se riflettesse ad alta voce. estens., discorso fatto da una persona fra sé o rivolgendosi a un interlocutore immaginario.
Anche per Wikipedia, il risultato sembra essere lo stesso di quello che ci hanno insegnato a scuola:
Il termine dialogo (dal greco dià, “attraverso” e logos, “discorso”) indica il confronto verbale tra due o più persone.
In generale, il dialogo è fenomeno tipico della cultura cittadina; in questa prospettiva si contrappone al racconto monologo, prodotto di culture di tipo contadino-popolare o comunque a sociologia poco sviluppata. Mentre altra cosa sembra essere il monologo, sempre come abbiamo studiato a scuola:
Il monologo è una composizione scenica, o parte di una composizione scenica, teatrale o di altro tipo, pensata per essere recitata da un solo attore, che è da solo in scena nel momento in cui parla.
Per esempio sono monologhi: l’ Essere o non essere nell’Amleto di William Shakespeare, o i dialoghi di Eduardo De Filippo con il professore sul set di Questi fantasmi, ma anche composizioni sceniche complete, che prevedono diversi gradi di partecipazione del pubblico, come Novecento di Alessandro Baricco, o il Mistero Buffo di Dario Fo.
Talvolta un monologo può essere un prologo o un epilogo, quando l’attore si ritrova da solo a recitare, all’apertura o alla conclusione della messa in scena, con intento esplicativo. In alcuni casi la funzione introduttiva o conclusiva di tali monologhi è esplicitata, come nel caso in cui l’attore impersona direttamente un personaggio che ha funzione narrativa, chiamato direttamente Prologo, come nelle commedie di Pietro Aretino. In altri casi la funzione è implicita alla scena, ad esempio quando, nel Riccardo III, è egli stesso un personaggio della storia, che introduce lo spettatore nelle vicende, con esplicazione degli antecedenti e dichiarazione degli intenti futuri.
Ai posteri l’ardua sentenza.
Tag:dialogo, monologo, napolitano


















alfonsofuggetta.org » Blog Archive » Per non essere frainteso … scrive
30 gennaio 2008 @ 22:24
[...] Non capisco come sia stato possibile dare l’incarico a Marini visto che i favorevoli alla fine sono un sottoinsieme di quelli che sostenevano Prodi. Sarebbe sensato fare la legge elettorale, e credo sia poco responsabile non cambiarla e chiedere di votare con questa. Ma allo stesso tempo concordo con Destralab quando dice che il dialogo è diverso dal monologo. [...]