Le “prassi”

Non so se si ha presente in che cosa consiste complessivamente il “gioco della Rai”, perché è di questo che si parla. La cosiddetta “prassi” che oggi viene chiamata in causa, fa parte di una legge non scritta che ha fin qui previsto (sempre in attesa della legge chimera che sembra interessare veramente a pochi) che alla minoranza parlamentare vada la minoranza del consiglio d’amministrazione Rai e il Presidente della Rai e alla maggioranza vada la maggioranza che serve per comandare. Il nome del presidente della Vigilanza, altro “corno” della medesima prassi, invocata a gran voce e la cui “infrazione” fa urlare al regime sudamericano, trattandosi di una commissione di garanzia, che teoricamente dovrebbe esercitare quindi il potere “dell’editore parlamentare”, viene, ancora in nome della stessa, scelto dall’opposizione.

Qui vogliamo ricordare, brevemente, l’operazione Rai effettuata durante la scorsa legislatura, non secoli fa: l’Unione ha costruito e ottenuto la nomina per la direzione generale di Claudio Cappon, benché un uomo del centrosinistra, il ds Claudio Petruccioli, fosse già stato nominato (durante il governo Berlusconi), presidente a viale Mazzini. Si sono quindi tenuti il presidente diessino (Petruccioli) votato dalla maggioranza di centrodestra e si sono presi la direzione generale, prima operazione in cui la “democratica prassi” si è andata a strabenedire. Non contenti di questo per mano del tecnico ministro dell’Economia Tps, hanno stabilito che per far funzionare il cda era neccesario mandar via il consigliere Petroni (nominato dal precedente Ministro dell’Economia Tremonti che possiamo qui tranquillamente definire un consigliere dell’opposizione), senza minimamente preoccuparsi neanche di comunicare l’eventuale intenzione di procedere alla nomina di altro presidente e in barba a qualsiasi “prassi” consolidata e cosa ancora più grave, in quell’occasione, in barba a qualsiasi legge. Come è andata a finire la vicenda Petroni è storia nota, con qualcuno che parlava di ministro (azionista della Rai), che ha il diritto di nominare chi vuole, di inquietante vicenda, di sconfinamento della massima gravità da parte della giustizia amministrativa che sentenziava in modo anti-istituzionale.

Quindi nella scorsa legislatura, questo giochino prassi-Rai, è stato preso a schiaffi dalla maggioranza (di allora), nominando Cappon e da Padoa-Schioppa, sia quando si è rifiutato di presentarsi al secondo piano del Palazzo di San Macuto per spiegare i motivi per i quali aveva intenzione di licenziare il professor Petroni (dopo aver publicamente dato atto della serietà del suo operato in audizione in Parlamento), sia quando non si è minimamente preoccupato di garantire che avrebbe nominato un altro consigliere scegliendolo dalla stessa area dell’opposizione o in subordine dare l’impressione, almeno, che ci fosse l’intenzione di chiedere le dimissioni del Presidente Petruccioli.

Il ministro dell’Economia, in quell’occasione, ha operato “autonomamente” e “liberamente” dalla politica dando un salutare addio alla prassi e a quelli che allora dall’opposizione venivano definiti “pesi e contrappesi”. Via Petroni dentro Fabiani, in nome e per conto dell’efficiente funzionamento. Riuscendo anche ad andare in parlamento a dire: “Abbiamo agito senza finalità politica”.

La maggioranza di allora aveva tutti i diritti di agire: era necessario e legittimo. Quali prassi e pesi e contrappesi, la priorità era governare. Paradossalmente gli illeggitimi, inquietanti, anti-istituzionali, quelli che volevano far diventare l’Italia un Paese anarcoide, erano le inquietanti sentenze della giustizia amministrativa che cercavano illegittimamente di impedirlo. Tar del Lazio e Consiglio di Stato in testa.

A parte le urla “imbarazzate” e “coerenti” di chi fino a ieri invocava la centralità e l’autonomia del parlamento e oggi davanti allo sberleffo chiede conto al Presidente del Consiglio e richiede a gran voce le dimissioni dell’eletto, eletto da questi signori qui parlamentari, ricordiamolo. Qui Il partito di Walter tra ira e imbarazzi: “Ma se non molla lo espelliamo” :

Ma oggi la commissione ha un presidente, regolarmente eletto: questo è il dato di fatto. Si è sanato il cosiddetto vulnus istituzionale, denunciato da Gianfranco Fini e Schifani. Il Quirinale, dopo aver premuto pubblicamente per coprire il vuoto della presidenza, ora si tiene fuori. Gli uffici di Napolitano precisano di non aver avuto alcuna richiesta di colloquio da Villari, ma va escluso un intervento del capo dello Stato «su scelte di competenza politico-parlamentare».

Qui Sul caso Villari si gioca la credibilità di Veltroni leader del Pd. Le dimissione del neoeletto avrebbero senso se accompagnate dalla rinuncia di Orlando. Qui Le sorti del consiglio passano dalle dimissioni. Qui il personaggio.

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3 Commenti »

  1. Tetsuo scrive

    14 novembre 2008 @ 16:23

    Condivisibile gran parte dell’articolo, ma che c’entra con la Vigilanza Rai?

    Chi è stato eletto in Vigilanza Rai quando governava il centro sinistra?

    Uno Storace d’annata diceva che la “rai è il pugno armato della sinistra” e che lui andava alla vigilanza “per spaccare questa schifezza”.

    Tali dichiarazioni non hanno impedito al buon storace di andare in Vigilanza Rai, ne Landolfi l’ultima volta… quindi perchè cedere su Orlando, con questi esimi predecessori?

    Se volevi paragonare la scelta del PDL di adesso in VIGILANZA, dovevi parlare solo di VIGILANZA e non farti tornare i conti parlando dell’azienda Rai che è cosa ben diversa.

  2. Xunder scrive

    14 novembre 2008 @ 18:30

    Grazie per questo post. ora mi è tutto più chiaro.
    immagino che Di Pietro terrà il pungolo alle spalle di Veltroni fino alle elezioni nel mio Abruzzo.

    Veltroni come ribadisce di essere un pessimo stratega politico.

    Xunder

  3. romain scrive

    15 novembre 2008 @ 13:14

    dall’articolo si evince una cosa che io modestamente avevo sempre sostenuto: la Rai, specie quando a governare è il centrodestra, è in mano totalmente alla sinistra. Dunque: capo della vigilanza è Villari, di sinistra (sempre meglio di Orlando, ma tant’è), il presidente Petruccioli è di sinistra, il direttore generale Cappon è di sinistra, il cda non si sa ancora, ma visto l’andazzo…, la satira o è di sinistra o non è (anche su Mediaset), il Tg3 è quello che è: e meno male che Berlusconi possiede tutte e 6 le reti televisive, figuriamoci se non le possedeva! Ultima chicca fuori Rai: a capo della Corte Costituzionale è stato eletto uno di sinistra, Flick, anche se il governo è di centrodestra; importanti incarichi Calderoli (e prima il sindaco Alemanno)li vuole dare a uno di sinistra, Giuliano Amato, ecc.. Tre considerazioni finali: non capisco a che cosa è servito il mio voto; evidentemente a destra non ci sono persone competenti e degne; il sistema dello spoil system si applica soltanto su un lato, sinistro naturalmente.

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