L’avevamo detto

Non si dovrebbe mai dire “l’avevamo detto”. Ma in questo caso l’avevamo proprio detto. Con una sola inesattezza. Veltroni non ha convocato una conferenza stampa ma un più classico comizio di piazza per prendersi anche lui un po’ della vittoria di Obama. C’è da capirlo. Come ha spiegato nell’intervista a Repubblica di ieri: “Obama è uno di noi. Il leader di un grande movimento politico e civile che è il pensiero democratico”. Aggiungendo poi che “la mia formazione è dentro l’esperienza democratica e il suo sistema di valori”.

Ci si potrebbe anche fermare qui. Ricordando che la formazione di Veltroni non è esattamente “dentro l’esperienza democratica e il suo sistema di valori”. Oppure che la corsa veltroniana al copyright obamiano ricorda quella altrettanto confusa che qualche anno fa lo vide travestirsi da Tony Blair, “forse perché io e lui abbiamo fatto le stesse letture” (quali fossero di preciso quelle letture, poi, è rimasto per sempre un mistero). Ma fin qui sarebbe il solito, inutile esercizio di retorica antiveltroniana. continua

E forse per qualcuno può essere interessante e “istruttivo” (sempre tra quelli che gli altri fanno solo “schifezze“) leggere sempre sullo stesso blog il Rapporto Itanes 2008. Come e perché Veltroni ha perso le elezioni o su altro blog La bolla speculativa sulle scemenze rischia di scoppiare in mano al Pd.

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti il nesso tra “sbornia obamista” e “modello americano”, tra partito leggero, candidature evanescenti e propaganda a fumetti. Il risultato, in poche parole, è l’aria fritta. E  per cogliere la gravità della situazione non c’è davvero bisogno di citare casi specifici, tra le molte e fin troppo note nuove leve mandate allo sbaraglio in Parlamento e in tv (che è pure peggio). Una situazione dinanzi alla quale nessun dirigente del Pd – da Massimo D’Alema a Francesco Rutelli, da Franco Marini all’ultimo segretario di federazione – potrà dire domani di non aver saputo nulla, quando sarà investito dalla furia dei correntisti che nel frattempo saranno finiti sul lastrico. Perché a questo punto la domanda non è più se, ma solo quando – e in quale misura – la crisi del Pd si rifletterà sulla politica reale.
(il Foglio, 8 novembre 2008)

Tag:

Commenti »


Scrivi il Tuo Commento

Nome: (Obbligatorio)

Mail: (Obbligatorio)

Website: