In realtà conta molto poco

Alcuni link che cercano di uscire dagli schemi della corsa alle responsabilità precostituite. Perché è proprio vero che non si può manipolare tutto, oggi diventa sempre più difficile farlo indisturbati. Qui una panoramica ampia sul caos dell’informazione di questi giorni: Blocco studentesco e collettivi, la verità senza Cossiga: l’Onda di Concita e Grillo primadonna.

[...] Dopo chiacchiere e una seconda puntata di Annozero dedicata alla scuola, porta chiarezza l’analisi di Maddalena Balacco su Giornalettismo che scrive:

“Su cosa sia successo davvero in piazza ci sono pochi dubbi: due gruppi di idioti se le sono date di santa ragione. Chi ha iniziato? In piazza, gli “antifascisti” (youtube parla chiaro), fuori dalla piazza, pare, blocco studentesco. In realtà conta molto poco, come poco conta la tesi dell’infiltrato smontata – una fonte su tutti, e non certo tacciabile di fascismo – da Repubblica.it che rapidissima ha beccato il fantomatico poliziotto 21enne alla faccia del Corriere, il cui titolo blandiva l’ipotesi complottista”.

Proprio lui, quello che senza casco e con spranga in mano parlottava con i poliziotti è Alberto Palladino, 21 anni, attivista di Casa Pound intervistato da Repubblica.it. Qui mostra il video incriminato su YouTube e spiega la dinamica dei fatti: è di Blocco Studentesco, non è stato l’ultimo a salire sulla camionetta della polizia ed è stato fermato dalle forze dell’ordine. Palla al centro.

E i collettivi de sinistra invece? Perchè hanno fatto scalpore (o colore) soltanto le foto del Blocco? Erano troppo belle le spranghe tricolore per scattare qualche foto anche dall’altra parte? Chi era di fronte a loro? continua

E qui ancora Maddalena Balocco di Giornalettismo, Il vero infiltrato di Piazza Navona, che pensa sia stata proprio la riproposizione dei vecchi schemi ideologici e la ricerca spasmodica del colpevole, da parte di molti, che ha nei fatti dato una grandissima mano a chi quella piazza la temeva sul serio. E che sia stato questo il vero grande errore di Piazza Navona:

[...] Il punto è che c’era poco da chiacchierare. La ricerca spasmodica del colpevole possibilmente pulotto, oltre che ideologica, ha nei fatti dato una grandissima mano a chi quella piazza la temeva sul serio. In soldoni, a chiacchierarne, si fa il gioco di chi vuole squalificare una “rivoltatrasversale (che abbiano torto o ragione ai fini di questo discorso poco importa) condotta sino a due giorni fa in un modo “nuovo“. Che rigettava in sostanza uno degli schemi più cari all’ultimo ventennio politico, quello dell’atavica contrapposizione comunisti vs fascisti, foibe vs campi di concentramento, berlusconiani vs resto del mondo. E in questo senso l’accostamento con Genova è davvero vergognoso, perché Genova fu una pagina nera della Storia della democrazia di questo paese. A Genova non ci fu una rissa fra ragazzini, a Genova ci fu un massacro fra quattro mura e non solo, un massacro continuo.

Richiamare lo spettro di quella vergogna per dare una “dignità politica” alla rissa fra due gruppi di esaltati è fare il gioco di chi rema contro questa protesta, è far tornare qualcosa che poteva essere nuovo e diverso al vecchio schema.

In fondo l’opinione pubblica di questo paese non è sempre stata accusata di “faciloneria“? E dunque cosa c’era di meglio che ricondurre un discorso di dissenso complesso e stratificato alla vecchia dicotomia tanto cara alla nostra classe dirigente? Questo è stato il vero grande errore di Piazza Navona: permettere a chi si sentiva straniato dalla novità di tornare finalmente al vecchio comodo pensiero. A difendere la propria parte senza l’assillo di dover pensare: e difatti dall’annuncio della rissa in poi finalmente il popolo italiano ha potuto dare sfogo a una serie di improperi che da troppi giorni erano rimasti chiusi nel cassetto: e allora daje di “fascisti di merda!!!!!!!!!!!!!!”; “ci fosse ancora mussolini..”; “sono stati i fascisti a portare le mazze”; “sono stati i comunisti a tirare le sedie”. E per un attimo del motivo, della protesta, non si è più parlato. Malgrado la maggioranza degli stessi studenti, sia dell’una che dell’altra fazione, avessero invocato un ritorno all’unità necessario ai fini della loro battaglia politica. Perché in quella piazza, e anche ieri nelle varie piazze di Roma e d’Italia, insieme camminavano persone di destra e sinistra, elettori di Veltroni e Berlusconi. Ed è questo che spaventa, come tutte le novità. Che abbiano sul tema torno o ragione importa poco, ciò che conta è che finalmente in questo paese sembra essersi accesa, timida, una nuova concezione politica scevra da quella storia che dagli anni 40 in poi ha di fatto paralizzato l‘Italia in un duopolio di pensiero comodo e sbagliato. Sbagliato perché acritico.

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